biennale di venezia tatuaggi

Tattoo alla Biennale di Venezia: rivoluzione in corso

Gli artisti pensano le rivoluzioni, i critici le rendono possibili.

Esporre un tatuaggio alla più grande fiera d’arte d’Italia è un po’ una rivoluzione.

A renderla possibile è stato Giorgio Grasso, critico e storico d’arte che conosce il passato ma guarda al futuro.
Curatore della 57° edizione della Biennale di Venezia, Grasso ne ha aperto le porte all’arte del tattoo.

Può il tatuaggio essere considerato una forma d’arte? A guardare i capolavori che alcuni si portano addosso si direbbe di sì. A guardare quelli incisi da Gabriele Pellerone se ne diventa certi.

Saranno proprio i lavori del giovane reggino, infatti, a partecipare alla Biennale di Venezia 2017.

biennale di venezia tatuaggi

Tatuaggi su pelle sintetica, realizzati con aghi che si ispirano a pennelli. Messi in cornice e appesi alla parete di Palazzo Zenobio. Da metà agosto e per tutto il mese.

Tatuaggi-dipinti realizzati con tocco leggero e colori vivaci. Ritratti di donne. Eterei e sensuali. Perché, che lavori su carta o epidermide, nessun artista è immune al fascino femminile.

Tatuaggi alla Biennale di Venezia.

Questa la notizia. E adesso potrei stare qui a disquisire sulla storia del tatuaggio.

Su come, un tempo, i tatuaggi fossero considerati roba da galeotti e marinai. Simbolo indelebile dell’appartenenza al mondo dei “poco di buono”.

Su come, il tempo, li abbia poi sdoganati. Adesso li hanno le mamme, i vecchi e i ragazzini. Gli avvocati e i medici. Il tatuaggio è diventato un accessorio, qualcosa alla moda, pura decorazione. La gente si tatua con la stessa leggerezza con cui compra un paio di scarpe.

biennale di venezia tatuaggi

Su come però, accanto alla superficialità, ci siano coloro che nel tatuaggio ci vedono molto di più. Persone che considerano quei disegni un pezzettino d’anima venuto a galla, a fior di pelle.

Tatuatori che usano l’ago per regalare emozioni. Muovendosi con la perizia di un tecnico e la passione di un esteta.

Ma che senso avrebbe?

I tatuaggi alla Biennale di Venezia sono una rivoluzione. Ma forse neppure così tanto.

La Biennale accoglie l’arte. E cos’è l’arte se non creatività unita a talento e lasciata libera di esprimersi? E che differenza fa se si esprime su un foglio, una tela o un braccio?

biennale di venezia tatuaggi

Vi sono tatuatori il cui tocco non ha nulla da invidiare a quello di un pittore. Schiene che potrebbero essere esposte in galleria.

E non c’è bisogno di stupirsi. L’arte è nata per essere ammirata. Delle regole se ne frega. Un materiale vale l’altro, è solo la bellezza, alla fine che conta.

I disegni di Gabriele Pellerone lo dimostrano, e Giorgio Grasso lo conferma.

 

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