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Rupi Kaur: la poetessa di Instagram

Se non conoscete Rupi Kaur, state usando Instagram nel modo sbagliato.

Avevamo già parlato dell’arte su Instagram, adesso parleremo della poesia. Perché, nonostante sia il social dell’immagine per antonomasia, su ig risiede anche della letteratura. Letteratura di qualità.

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Come quella che anima i componimenti di Rupi Kaur, la giovane poetessa indiana con un milione e mezzo di follower al seguito.

Rupi è uno di quei personaggi che – per dirla nel linguaggio del web – breaks the internet.

Come? Essendo se stessa. In una versione ben definita.

25enne nata nel Punjab ed emigrata con la famiglia a Toronto in giovanissima età. Rupi usa la poesia per esprimere sé stessa. Bella roba, penserete, non è ciò che fanno tutti i poeti? Sì, ma per alcuni è più difficile.

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Esprimersi liberamente è più difficile se sei donna, cresciuta dentro una cultura patriarcale e tradizionalista e scaraventata nel mondo di oggi dove il femminismo è qualcosa di pruriginoso. Roba da fissate o zitelle.

Rupi Kaur ne è consapevole e, tuttavia, continua a dire ciò che ha da dire.

E lo fa senza mai dimenticare chi è e da dove viene. Ovvero una giovane donna Sikh e americana, femminista e liberale. Artista e influencer.

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Un’identita chiara e irremovibile. Tanto da spingerla a chiedersi cosa ci troverà mai un uomo bianco di mezza età a leggere ciò che scrive. Perché il libro di esordio di Rupi Kaur ha già venduto oltre 700mila copie solo negli States. Aggiudicandosi il titolo di libro per adulti più venduto nel 2017.

Milk and honey: questo il titolo.

Latte e miele: i cibi dell’infanzia. Gli alimenti ricostituenti per eccellenza, quelli che servono per diventare grandi e forti. Lo stesso obiettivo che Rupi pone ai propri versi.

Poesie brevi, a volte brevissime. Lunghe come un tweet, o un post su Facebook. Sempre accompagnate da un’immagine. Un disegno, uno schizzo per dare forma alle parole.

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Amore, violenza, rottura, rinascita. Dentro quelle non-rime c’è l’intero mondo di Rupi Kaur. E di tutte quelle che, assieme a lei, condividono la condizione di donna, millennials, minoranza.

C’è l’ironia, a smorzare il lato severo della rivendicazione:

Ti hanno insegnato che le tue gambe sono un pit stop per gli uomini.

C’è il romanticismo straziante, ingrediente principale delle belle poesie:

Ero musica / ma tu avevi le orecchie mozzate.

E c’è l’orgoglio dal mento all’insù:

Non sei tu a / dover farti volere / sono loro a dover volerti.

Dentro Milk and Honey di Rupi Kaur c’è molto di più di un’instapoetessa paladina delle ventenni digital. C’è la poesia, che è universale. Che, quando è ben fatta, conquista tutti e non solo i simili di chi l’ha composta.

Noi lo abbiamo capito. Ecco perché, a differenza di Rupi, non ci stupiamo affatto del suo successo. E siamo certi che anche il suo secondo libro, The Sun and Her Flowers, non deluderà le aspettative.

Quelle delle donne, delle indiane, ma anche dei maschi ricchi e bianchi. Perché chissenefrega delle identità, a noi interessa la poesia.

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