L’abito aragosta, il cappello-scarpa, i guanti con le unghie rosse smaltate.

Erano gli anni ’30 quando, al numero 21 di place Vendôme, Elsa Schiaparelli aprì le porte della sua maison. In principio Schiap sognava di fare l’attrice, poi si trasferì a Londra e sposò il conte William de Wendt de Kerlor con cui fuggì prima a Nizza e poi a New York allo scoppio della Prima Guerra Mondiale.

Nacque la figlia Gogo, il conte la lasciò per la bella ballerina Isadora Duncan e Schiap conobbe l’ex moglie dell’artista Francis Picabia che l’aiutò con la figlia e le permise di conoscere l’ambiente newyorkese dei dada e dei surrealisti. Fu quello il momento in cui scoppio l’amore tra Schiap e il mondo della moda.

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Finì ad accompagnare un’amica nell’atelier del grande Paul Poiret, perse la testa per le sue creazioni e lo stesso stilista francese aveva già capito che quella donna aveva un grande potenziale tanto che le regalò un grosso mantello nero di velluto che Elsa stava provando sognante.

Non vi preoccupate del denaro, riprese […]. E poi, voi potreste portare qualsiasi cosa in qualsiasi posto. – Poi con un affascinante saluto me lo offrì. Nelle mie stanze scure, il mantello somigliava a una luce del cielo.

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Schiap era pronta e quando vide addosso ad un’amica un golf in maglia realizzato da una sarta armena, capì che quello era il momento giusto per iniziare la sua carriera nel fashion system.

Nacque il golf tromp-l’oeil lavorato con fili di colore diverso in modo tale da creare un disegno. Il primo fu il golf con il grosso fiocco pendente da collo che simulava un effetto 3D e la stilista fu la prima ad indossarlo. Dopodiché cravatte, colletti e anche schemi di cruciverba. Quello fu l’inizio dell’estro senza limiti di Schiaparelli e il suo ingresso nel mondo della haute couture.

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Concepì la silhouette grattacielo: linee dritte e spalle squadrate, un modello creato per farsi portavoce dell’autonomia femminile e successivamente questa silhouette prese anche il nome di linea a scatola, a cono e a uccello che comprendeva cappe di piume da mettere sulle spalle simulando delle vere e proprie ali.

Nel 1935 Schiap inauguro il suo atelier in place Vendôme e da lì ogni anno uscivano le sue collezioni sempre più ricercate nei temi e nei materiali, come quando usò il cellophane. Il 1936 fu l’anno che consacrò il rapporto della stilista con l’arte e in particolare la sua amicizia con Cocteau e Dalì si trasformò in una collaborazione che portò alla nascita ai suoi abiti più belli e famosi risultato della sua idea di relazione tra abito, corpo e inconscio.

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Fu in questo stesso periodo che nacque Shocking, il profumo dal nome che la segnò a vita.

Schiaparelli, l’inventrice del rosa shocking. La sua ultima sfilata girava attorno al tema della musica e poi con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale le cose iniziarono a cambiare. Cambiarono i modelli, le abitudini e i gusti ed Elsa scappo in America per sfuggire al conflitto.

Quando la guerra finì, Schiap tornò a Parigi e cercò di continuare da dove aveva lasciato ma con grandi difficoltà che fecero diminuire sempre più il suo interesse nei confronti dell’alta moda.

Nel 1954, mentre la sua storica nemica Coco Chanel riaprì i battenti del proprio atelier a Parigi, Elsa li chiuse definitivamente e pubblicò la sua biografia: Shocking Life. Quello fu l’anno in cui la maison Schiaparelli perse il titolo di Maison di Haute Couture.

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Nel 2012, uno dei più famosi imprenditori italiani, Diego della Valle, decise di far letteralmente rinascere il mito rilanciando il marchio acquisito nel 2007. L’ultima sfilata d’alta moda è stata un pieno omaggio alla collezione Circus del 1938 e dopo 4 anni dal rilancio ufficiale arriva la notizia tanto attesa: la Fedération Française de la Couture ha conferito nuovamente alla maison il titolo di Haute Couture.

Come se Schiap fosse ritornata dopo un lungo viaggio, sempre tra le stanze del suo atelier al n°21 di place Vendôme, Schiaparelli, il marchio più eccentrico e sognante è ritornato vivo come una volta.

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