Vi ricordate quando vi dicevo che non vedevo l’ora di andare al Primavera Sound 2018 a Barcellona? Ecco, quel momento è davvero arrivato. Lo scorso 29 maggio ho preso un volo per la città spagnola. Destinazione?  Parc del Fòrum.

Che resti fra noi, il Primavera Sound 2018 a Barcellona è stato il mio primo, vero festival – non considererò i due giorni di festa ska e reggae di qualche anno fa a Bologna (ciao Manu Chao, sei stato molto top!).

L’arrivo al Primavera Sound 2018 a Barcellona

Anche se il festival vero e proprio iniziava il 31, sono entrata al Primavera il 30 maggio. Avevo già qualche gruppo interessante da ascoltare per cui.. perché aspettare?

Inoltre, da buona rappresentante della mia generazione, soffro d’ansia, per cui volevo togliermi subito il pensiero di recuperare i braccialetti. “Perché poi c’è troppa gente e ommioddiosenonfacciointempoperl’artistachevogliosentire, muoio”.

Beh, amici, sono entrata al Parc del Fòrum e mi sono commossa.

Uno spazio enorme, 14 palchi vista mare, street food come se non ci fosse un domani. E poi i bagni. Ragazzi, neanche il bagno del mio monolocale è così pulito. Un’organizzazione veramente impeccabile.

Primavera Sound 2018 a Barcellona

Prime impressioni

L’unica cosa brutta del Primavera Sound 2018 a Barcellona è che non puoi ascoltare tutti gli artisti che vorresti. Ce ne sono troppi, e alcuni palchi sono talmente distanti l’uno dall’altro che ci sono le navette che ti portano in giro!

Detto ciò, in 4 giorni ho ascoltato circa 20 concerti, esclusi i dj-set che ci tenevano compagnia fino alle 5 del mattino.

Ho ascoltato musica ininterrottamente: seduta per terra, seduta sul prato, sotto palco, in fila per prendere le birrette, in fila per i bagni. Ho ballato, cantato e sognato come non avevo mai fatto prima d’ora.

Primavera Sound 2018 a Barcellona

Ok, chi hai ascoltato?

Non elencherò nel dettaglio tutti gli artisti che hanno suonato, perché non mi piace fare le liste della spesa. I più importanti si sono esibiti sui tre palchi principali: il Seat, il Mango e il Ray-Ban Stage.

A livello di performance, Nick Cave è stato uno dei migliori. Un vero e proprio animale da palcoscenico, della serie “60 anni e non sentirli.” Ha fatto salire persone sul palco, si è abbracciato i pazzi che erano sotto le transenne. E poi ha cantato in maniera impeccabile. Voto 9.

Un altro che mi è piaciuto un sacco e che vorrei tantissimo andare a risentire (oh guarda, suona a Torino per il TODAYS Festival!) è Ariel Pink. Voto 8.

C’erano invece grandi aspettative sui The National. La voce del cantante è pazzesca ma, probabilmente per motivi di bassa qualità del suono, non mi ha emozionato come avrei voluto. Per cui, con grande rammarico, gli darò solo un 6,5 (scusa Matt).

Una grandissima scoperta è stato A$AP Rocky. Quando lo avevo visto nella line-up mi ero un po’ risentita, e invece ha fatto uno spettacolo pazzesco, con tanto di fuochi d’artificio a fine concerto. Ci ha fatto ballare e divertire tantissimo. Voto 8,5.

Poi vabbè, gli Arctic Monkeys. Credo siano stati il gruppo che ha attirato più folla in assoluto, un delirio. Bravissimi dal vivo, nulla da aggiungere. Anche perché mi hanno suonato vecchi pezzi come Brianstorm e mi hanno fatto sognare.

Un’altra pazza scatenata è stata Lykke Li. Sì lo so che tutti pensano che abbia solamente fatto una canzone A-A FOLLO, A FOLLO IU! E invece no, ve lo giuro. Andatevi ad ascoltare qualche altro pezzo, ne vale la pena. E live rende ancora di più. Voto 8,5.

Cambiamo un attimo genere

Primavera Sound 2018 a Barcellona

Ora parliamo di tossici. Attesissima sui palchi del Primavera Sound 2018 a Barcellona, indubbiamente, Björk. Ragazzi, io ci ho provato, lo giuro, ma sempre per i problemi d’ansia di cui sopra ho resistito un paio di canzoni e poi sono scappata. Anche perché dovevo fare una pausa e andare in bagno. Hanno detto che è stata bravissima, ma proprio non ce l’ho fatta, scusate.

Sempre a proposito di tossici, ho sentito il live di Four Tet e sono rimasta estremamente soddisfatta. Quell’inglesotto di Kieran Hebden ci ha fatto ballare alla grande. Voto 8.5.

Purtroppo i Black Madonna non sono riuscita a sentirli, il secondo giorno stavo morendo veramente di sonno e non ce l’ho fatta a reggere fino alle 3.50 del mattino. Sorry. Ma anche in questo caso, sembra abbiano suonato veramente da paura.

Ultima carrellata con Wolf Parade, Belle and Sebastian, Sparks, quei depressi dei Cigarettes After Sex, Grizzly Bear, War on Drugs. Quote rosa con Warpaint Charlotte Gainsbourg. Stupendo.

Una piccola considerazione

A questo punto vorrei fare un minuto di silenzio per i Migos. Dovete sapere che questa edizione del Primavera Sound è stata caratterizzata da una forte presenza hip hop: A$AP Rocky, Vince Staples e Migos, per esempio. Beh, i Migos a quanto pare hanno perso l’aereo. Ci crediamo? Io no, la chiamo semplicemente ansia da prestazione (a questa edizione abbiamo partecipato in circa 210 mila. Una robetta da nulla). Anche Matt Berenger dei The National ha perso il bagaglio, ma si è comprato un vestito prima di salire sul palco, senza fare tutte queste storie!

Il rientro

Sono tornata a Milano il 4 giugno, colta ovviamente dalla sindrome Costa Crociere. Avrei tanto voluto piangere anch’io nella vasca  da bagno, come nella pubblicità, ma io neanche ce l’ho una vasca, per cui ho pianto direttamente nella doccia.

E’ stata indubbiamente un’esperienza senza precedenti, di cui parlerei all’infinito, ma, scusatemi, devo proprio scappare. Vado a comprarmi gli early bird per l’edizione del Primavera Sound 2019. Hasta luego muchachos!