romanzi rosa

Il lato oscuro dei romanzi rosa

I romanzi rosa: parliamone.

Questo fine settimana sono stata a Bookcity, dove ho vissuto il mio personalissimo contrappasso.

Chiunque mi conosca può dirlo: sono un vero angelo. Tranne quando si tratta di letteratura. Quando si parla di libri mi trasformo in un essere altezzosso, arrogante e presuntuoso.

I miei standard sono altissimi e non riesco a scender giù. Litigo con le amiche se si azzardano a leggere qualcosa che io non approvo, in libreria nascondo i titoli di Moccia nello scaffale più in basso e, una volta, ho urlato contro un tizio che per strada ha cercato di vendermi un fantasy di bassa lega.

Giusto per farvi capire meglio, ho applaudito entusiasta quando il mio raffinato prof di editoria ha esclamato che “una seduta su YouPorn è più utile che leggere Fabio Volo”.

Immaginate dunque il mio stato d’animo quando, ieri, sono finita in mezzo a fan di pseudo-Harmony.

Credevo sarebbe stata una dotta disquizione sul personaggio di Mr Darcy e, più in generale, su come si sia evoluta la figura maschile nella letteratura al femminile. Al femminile nel senso scritta da geni di sesso femminile, pensavo. Mi sbagliavo, di grosso.

romanzi rosa

Quello in un cui mi sono imbattuta era un raduno di zitelle più o meno giovani che considera Sophie Kinsella la degna erede di Jane Austen.

Il mio primo istinto è stato quello di scappar via a gambe levate. Il mio lato fatalista, però, me l’ha impedito. Ho pensato che se fossi finita lì era a causa del karma. Ho pensato che quello fosse il modo per scontare i miei plurimi peccati di superbia letteraria. E così sono rimasta. Fino alla fine.

Sono rimasta lì seduta ad ascoltare autrici madri di capolavori da titoli del tipo “Ghiaccio Bollente”, “Il meccanico caliente” e “Intrecci del cuore”. Le cui copertine riproducevano addominali oliati e maschioni intenti a levarsi la camicia con sguardo languido.

Sono rimasta lì, accanto a tizie che quei capolavori non solo li hanno acquistati e letti ma persino adorati.

Ma non è di questo che voglio parlarvi. Niente cyberbullismo su That’s All Trends. Perciò mettete pure via la curiosità da pettegole perché non vi svelerò né i nomi delle scrittici né i reali titoli delle loro opere. Non è per parlar male di quelle donne saltellanti e dalle dubbie messe in piega che mi sono messa a scrivere.

Quel che ho intenzione di fare è svelarvi il lato oscuro dei romanzi rosa.

Il termine romanzi rosa indica quel ramo della letteratura pensato per le donne, scritto per lo più da donne e che mira a toccare il lato più dolce e sensibile delle, appunto, donne. Rosa perché rosa sono le sue copertine, rosea è la visione del mondo che descrive, rosa il gel alle unghie delle sue lettrici.

romanzi rosa

La trama è sempre quella: una storia d’amore. Che sia amore tormentato, fedifrago, blasfemo o casto poco importa, l’importante è che si tratti d’amore. Amore provato da una donna qualunque, magari anche un po’ sfigatella, nei confronti di un uomo bellissimo e sfuggente. Ed è qui che casca l’asino. Il problema non sono i romanzi rosa.

Il problema è l’uomo come lo descrivono i romanzi rosa.

In quella sala ho capito che i romanzi rosa sono una piaga – e non solo per il mondo letterario. Sono pericolosi perché creano nelle donne irrealistiche aspettative nei confronti dei maschi e delle relazioni. Generando abbondanti fiotti di frustrazione e malcontento.

In quelle storie l’uomo è spesso un bastardo, per lo meno all’inizio. Lo hanno detto le autrici stesse: “alle donne piacciono gli stronzi” – e vai coi cliché. Perché gli arroganti, i bugiardi, quelli che non hanno voglia di impegnarsi sono più impegnativi e, di conseguenza, più interessanti. Conquistarli diventa una missione, un modo per riempirsi le giornate. Vi sembra un bell’insegnamento questo? Professare il fascino dello stronzo? Così, una volta trovato il menefreghista di turno ci si può lamentare di quanto tutti gli uomini siano pessimi affogando i propri dispiaceri nel gelato.

Perché, in realtà, le lettrici di romanzi rosa non vogliono davvero un bastardo. Vogliono soltanto uno che lo sembri ma che, in realtà, nasconda un cuore di panna e un allevamento di cuccioli. Esattamenti come gli uomini con cui finiscono le loro eroine. Freddi e scostanti omaccioni cui bastano un paio di capitoli per trasformarsi nella versione muscolosa di Winnie the Pooh.

Nella realtà, però, gli stronzi restano degli stronzi.

Non importa quanto ci proviate. Uno che vi chiama solo quando si annoia non inizierà mai a mandarvi buongiorno e cuoricini. Chi collezione donne come francobolli non porrà fine alla raccolta solo perché ha incontrato voi. Insomma, se volete qualcuno che sia dolce e premuroso, cercatevi un ragazzo dolce e premuroso e non uno dal cuore di tenebra con nulle possibilità di redenzione.

romanzi rosa

Ma non è solo nella ricerca di una relazione che i romanzi rosa creano problemi. Continuano a farlo anche nel suo proseguimento.

Mettiamo caso che un’aspirante Liala un ragazzo, alla fine, riesca a trovarlo. A quel punto, memore delle storie di Mr. Grey e compari, si aspetterà tutta una serie di gesti, premure e attenzioni che neanche la più apprensiva delle mamme è in grado di dare.

Nei romanzi rosa gli uomini regalano fiori, in continuazione. Hanno voglia di fare all’ammore anche dopo 15 ore di lavoro. Chiamano principessa o baby la loro donna. Portano caffé a letto e fanno massaggi al collo. E certo che poi qualsiasi fidanzato vero sembrerà un’ameba al confronto. Gli Harmony affermano che sono queste le cose che un bravo fidanzato fa. Ma forse è un refuso. Probabilmente, più che fidanzato, intendono maggiordomo con tendenze slave.

Infine, c’è la questione femminista.

I romanzi rosa sono scritti da donne per le donne. Ci si aspetterebbe, come minimo, che contenessero al loro interno ideali di parità e autonomia. Che professassero la rivincità delle gonnelle, inneggiando a donne forti e coraggiose. Invece no.

La donna dei romanzi rosa non è altro che un’appendice del maschio. Magari guadagna più di lui, è più matura e anche più colta. Tutto questo però, scompare nel momento in cui intraprende una storia di coppia. Da quel momento in poi non riesce più a cavarsela da sola. Inizia ad avere bisogno del suo lui per aprire i barattoli, sbarcare il lunario e scegliere su quale canale sintonizzare la tv.

Un tutto fare che ti risolve la vita e si prende cura di te: ecco chi è l’uomo nei romanzi rosa. Nella vita vera, invece, il maschio non è capace di sbrogliare tutti i fili delle nostre intricate faccende. Non può prendersi costantemente cura di noi perché ha anche se stesso a cui badare. Ha anche lui le sue rogne, le sue incertezze. Non è un dio né un superoe.

Riuscite a immaginare la frustrazione di colei che sogna un modello di Calvin Klein con la profondità d’animo del Dalai Lama e la disponibilità economica di Briatore quando si trova davanti un uomo in carne e ossa? Con uno stipendio minimo, qualche rotolino e contento di bere birra guardando il derby?

Io, quella frustrazione l’ho vista. Stava negli occhi di tutti in quella sala. Delle ragazze convinte che un uomo adatto a loro esista solo nei libri e nei ragazzi costretti a esser constantemente paragonati a dei bellimbusti immaginari.

Ed ecco perché ho deciso di scrivere questo papello contro i romanzi rosa.

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Related Post