Il Museo dell’Hermitage a San Pietroburgo gode di fama mondiale e ogni anno viene visitato da milioni di turisti. Non tutti sanno che, oltre ad essere la dimora di innumerevoli opere d’arte di valore inestimabile, il museo ospita un gruppo di gatti che lavorano e soggiornano preso la struttura da decenni. Ebbene sì, avete letto bene, i gatti che abitano l’Hermitage vi lavorano a tempo pieno e, in quanto veri e propri impiegati, posseggono un passaporto, una personale tessera sanitaria e il documento di lavoro. In questo articolo vi racconto la storia di questi gatti speciali – i gatti dell’Hermitage!

i gatti dell'hermitage

I gatti dell’Hermitage: come ha avuto origine tutto questo?

In realtà i gatti abitano l’Hermitage fin dai tempi dello zar Pietro il Grande. Il sovrano infatti portò con sé dall’odierna Olanda un gattone (che forse si chiamava Basilio) in modo che gli facesse compagnia a palazzo. Fu l’imperatrice Elisabetta poi a portare avanti la tradizione. La zarina era infatti terrorizzata dai topi e per questo motivo aveva infestato il palazzo di gatti. Alcune fonti annoverano che avesse addirittura addestrato un piccolo gruppo di gatti a camminare sotto la sua gonna in modo da impedire definitivamente ai topi di avvicinarsi. Caterina II La Grande vista l’efficacia del lavoro dei gatti decise di nominarli custodi ufficiali della dimora e della piccola (ma in espansione) collezione d’arte presente nel Palazzo di Inverno. 

I gatti dell’Hermitage: custodi ma non solo

Caterina La Grande apprezzava i gatti sia per la loro efficacia contro i topi che per la loro compagnia e come lei molti altri membri della famiglia! È noto infatti che tra i Romanov ci fossero degli abili allevatori di gatti. Celebre il rapporto instauratosi tra Aleksej, che sarebbe dovuto essere l’erede al trono, e il suo micio Kotka. I due erano inseparabili e come scrisse il generale Vladimir Voyekov nelle sue memorie, il giovane Aleksej portava Kotka anche alle cene ufficiali. 

i gatti dell'hermitage

I gatti dell’Hermitage: durante la guerra

I gatti continuarono ad essere i benvenuti a palazzo e a ricoprire un ruolo di tutto rispetto. Eppure ci fu un periodo in cui i gatti sembravano essere spariti dall’Hermitage. Questo periodo coincide con la Seconda Guerra Mondiale, quando San Pietruburgo (all’epoca Leningrado) subiva il purtroppo noto assedio nazista. Durante il terribile blocco di 900 giorni di Leningrado infatti i gatti scapparono dall’Hermitage e da tutta la città in generale. Il loro intervento però era necessario, in quanto a causa della miseria la città era letteralmente invasa dai topi.

Fu così che il gatto divenne un bene di prima categoria, venduto a peso d’oro! Per capirci meglio: nel 1944 un gatto costava 500 rubli, mentre lo stipendio mensile di una guardia non superava i 120 rubli. Per far fronte all’emergenza topi il governo decise di importare i gatti da altre città e in poco tempo San Pietroburgo tornò ad essere la bellissima città che conosciamo. Tra i gatti importati ci fu un gruppo speciale dedicato proprio a ripopolare l’Hermitage.

I gatti dell’Hermitage: un rapporto indissolubile che dura tutt’ora

I gatti dell’Hermitage sono una vera istituzione nell’istituzione, e continuano a svolgere il loro compito anche adesso che i roditori potrebbero essere debellati in maniere diverse. I gatti vivono nei sotterranei e godono della stima di tutti gli addetti ai lavori del complesso museale. Se servisse un’ulteriore prova del profondo legame tra i felini e il museo dell’Hermitage è bene sapere che ogni anno, a metà maggio, i dipendenti del museo organizzano la Giornata del Gatto dell’Hermitage. Questa giornata è dedicata ad attività, eventi e giochi a tema felino.

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In più, in questa data vengono consegnati alle famiglie affidatari alcuni esemplari di gatto. Dopo rigide selezioni infatti, il museo decide di dar via alcuni gatti per mantenere fisso il numero di 60 esemplari nel museo. 

Come se i motivi per visitare la Venezia del Nord non fossero già abbastanza, adesso non avete scuse per non fare la valigia!