Avrete già tutti sentito parlare della mostra Frida Kahlo oltre il mito. E avete già tutti sentito parlare di Frida. Così come l’avrete già vista su t-shirt, borse, social network, calamite e stickers. Perché negli ultimi anni, suo malgrado, Frida Kahlo ha smesso di essere un’artista per diventare un logo.

Ma quanto il mito di Frida Kahlo ne ha offuscato l’arte?

A quanto pare, parecchio. Ormai di Frida si ricordano le sopracciglia più che lo stile pittorico. Le gonne colorate hanno più seguito dei colori della sua tavolozza e le trecce più fan del suo surrealismo esplicito.

Ecco perché, visitando Frida Kahlo oltre il mito per That’s, ho deciso di fare un gioco. Di cancellare per un momento la mia memoria. Di dimenticare tutto quel che so su Frida. Per approcciarmi a lei come a qualcosa di totalmente nuovo, puro e tutto da scoprire.

La mostra avrebbe dovuto giocare con me, o almeno così diceva. Frida Kahlo oltre il mito è un’esposizione che promette di concentrarsi sull’arte della Kahlo, lasciando da parte le leggende alimentate della sua travagliata biografia. Sul fatto che l’obiettivo sia stato raggiunto ho qualche perplessità.

Entrati nella prima sala, pannelli pieni di scritte ripercorrono l’intera vita di Frida. Dove e quando nacque, chi erano i suoi genitori, chi furono i suoi amanti. Di quando e come si approcciò alla pittura si trovano pochi accenni. Ma per me che Frida non la conoscevo affatto – reggetemi il gioco – è stato interessante.

Chi era Frida Kahlo?

Per farla breve, Frida era una messicana. Nata negli anni della rivoluzione. Una ragazza bella e appassionata la cui vita fu sconvolta da un incidente banalmente tragico. Stava su un bus, un camion le piombò addosso e da quel giorno fu costretta a lottare contro bustini d’acciaio e protesi di ferro. Ciò, tuttavia, non le impedì di continuare a lottare per la libertà della sua terra. Di amare uomini carismatici e gettare le emozioni sulla tela.

Cosa dipingeva Frida Kahlo?

Arrivati alla seconda sala, lo sguardo si perde. C’è colore ovunque, accesso, prepotente, a cui lo sguardo non riesce a sottrarsi. Sono le opere di Frida, tutte esagerate ed eccessive come pareva esserlo lei stessa.

Le opere sono divise per sezioni tematiche. Ci sono quelle dedicate alla madre patria, il Messico. Lo ribadisco, Frida era una messicana. Le sue radici non le dimenticò mai, neppure per un secondo scordò da dove veniva. E, soprattutto, non smise mai di battersi per rendere la sua terra un luogo migliore. Era una battagliera, invischiata nella politica da capo a piedi. Lo raccontano le molte lettere esposte. Destinate ad amici e amanti, ma con la rivoluzione come unico argomento.

E ci sono, poi, i dipinti che hanno il dolore come tema. Soffrì molto Frida, e non solo per via del tragico incidente che le rovinò la salute ad appena vent’anni. La straziò l’impossibilità di diventare madre, la povertà dei suoi conterranei e i tradimenti di un marito tanto presente quanto egoista. Conobbe il dolore e non ebbe paura di mostrarlo agli altri. Forse era il suo modo di esorcizzare la paura, forse era solo perché non riusciva a pensare a nient’altro. Fatto sta che tra i suoi lavori spiccano quadri pieni di sangue, lacrime e simboli di morte. Cruenti come la donna che ne è autrice.

E poi ci sono gli autroritratti. Presenti in tutte le sezioni. Lo specchio era il suo soggetto prediletto. Si dipinse giovane e bella, malata e dolorante, matura e potente. Non conosceva modo migliore di trasmettere emozioni che attraverso il proprio sguardo. Frida Kahlo fu la prima artista donna a usare il proprio corpo per fare arte. In un modo che con l’oggettificazione della femmina non ha niente a che fare. Era sensuale e sessuale, ma sulla tela Frida non si dipingeva attraente. Il suo volto è sempre severo, intenso. Sempre puntato sul pubblico, in un modo che sembra urlare “ascoltami” più che “guardami”.

Frida davvero oltre il mito?

Il percorso si conclude, infine, con un paio di stanze in cui è la storia d’amore tra Frida e Diego Rivera a farla da padrone. Ci sono foto, tantissime, a riguardo. Ci sono filmati e persino una canzone scritta sul tema da Brunori. La cosa mi ha stranito. Ho visto interi musei dedicati a Caravaggio, Leonardo e Van Gogh, ma non mi è mai capitato di ritrovarmi davanti la foto di Caravaggio alle elementari o la spazzola che Michelangelo usava per mettere in ordine la chioma. L’intimità di Frida, al contrario, è spiattellata al visitatore, sviscerata sotto i suoi occhi fin nei minimi dettagli. Approfondimenti sul suo modo di dipingere, invece, non ce ne sono affatto.

Frida Kahlo oltre il mito prometteva di concentrarsi solo sull’arte, ma non ci è riuscita. Così come non ci sono riuscita io in questo breve pezzo. Perché, forse, non è possibile scindere Frida dalla sua arte, scollare la sua storia dalle sue opere. E forse la grandezza di Frida sta proprio in questo, nell’aver fatto della propria vita un’opera d’arte.

In ogni caso, la mostra Frida Kahlo oltre il mito è una delle più interessanti e ben fatte del momento e val la pena passare a darle un’occhiata, al Mudec di Milano, fino al 3 giugno 2018.