Sono cresciuta in una famiglia estremamente religiosa, religione vissuta con trasporto e quasi idolatria. Sia mia madre che tutte le mie zie sono delle vere fan della Sacra Famiglia. Ed una volta dopo la constatazione, con mia zia di ottantacinque anni, che Gesù non poteva di certo essere bello come un modello australiano, si sono aperte grandi discussioni. Alto, prestante, dagli occhi verdi come il mare ed i capelli morbidi e setosi come il principe Adam. No, non era esattamente così.

Probabilmente era un mix tra Ghandi e Maometto, un po’ basso, un po’ rachitico e con la pelle scura, esatto scura.

Così anche Maria, sua madre, doveva essere sì molto giovane, sì molto magra. Ma doveva sembrare più vecchia della sua età, perchè la qualità della vita non era mica uno spasso e poi aveva la pelle scusa, si scura. L’ho portata a Loreto, per vedere la Madonna Nera, ma ancora non è convinta la mia zia di ottantacinque anni.

Ma perchè sono stati cambiati così tanto i connotati, quando si è rincominciato a raccontare nell’arte la presenza, esistenza ed estetica dei corpi neri, dei volti color dell’ebano? Le Madonne Nere ne sono una traccia, risalenti ancora all’Impero Bizantino, ma poi dimemticate. Il vuoto per anni, quasi secoli.

 

Nel 1863 Édouard Manet dipinse Olympia, una prostituta nuda sdraiata, e fu uno scandalo. Ma mentre gran parte dell’attenzione è stata tutta dedicata a Victorine Meurent, la giovane prostituta, la modella nera accanto a lei, Laure, è stata trascurata dagli storici dell’arte, dagli studiosi per secoli. Laure è la chiave di volta, la sua figura nera così massiccia, ma nascosta e timida, oscurata dalla pelle tirata e diafana della prostituta è invece il fulcro per lo sviluppo dell’arte moderna negli ultimi 150 anni.

Poi ci sono Henri Matisse e la sua Dame à la robe blanche (Donna in bianco), del 1946, che mostra una modella nera in abito bianco. Il dipinto è stato realizzato dopo la visita dell’artista ad Harlem negli anni ’30, dove ha incontrato artisti locali come parte del Harlem Renaissance, un movimento di arti nere che celebrava la cultura afroamericana. Laura Wheeler Waring, un membro del gruppo, era una pittrice che ha realizzato ritratti di personaggi dei diritti civili afroamericani. Come l’autore WEB Du Bois e la cantante soul Marian Anderson.

Gli artisti di Harlem raccontavano la loro vita, la schiavitù afroamericana che fino a quel momento era vista con stereotipi.

Il Rinascimento di Harlem voleva dare dignità alle figure femminili nere o alle figure nere, costrette in schiavitù, costrette  fare lavori pesanti ed umilianti. Ma raccontavano anche la loro vita quotidiana: gli amici, la città, la campagna, l’amore. Ci sono anche opere di Charles Alston, ampiamente riconosciuto per il suo busto di Martin Luther King Jr, che oggi siede nella Casa Bianca.

Gauguin mostrò altrettanto interesse per la figura femminile dalla pelle scura, in alcune delle sue opere le modelle sono bellissime ragazze di colore. Si attua una vera riscoperta e si cerca di dargli valore, poesia e mistero.

Nella contemporaneità, il black power è un movimento culturale e artistico.

Vanessa Beecroft riprendendo proprio l’idea della Madonna Nera mette in scena e fa nascere VBSS (Vanessa Beecroft South Sudan). Progetto iniziato dall’artista nel 2005 nel corso di un viaggio compiuto in Sudan. Le opere fotografiche che ne sono nate sono scatti che ritraggono famiglie, coppie, madri con i propri figli. I rimandi all’iconografia cristiana sono indiscutibili dal primo sguardo. La stessa Beecroft si ritrae con in braccio due piccoli gemelli dalla pelle nera nella posa della Natività e in Holy Family.

Ci sono dipinti di artisti femminili come Mickalene Thomas, che ha recentemente catturato Cardi B per la copertina del numero d’arte di W Magazine. Donne di colore dipinte con colori vivaci, sgargianti dal profumo pop e glamour. Donne di colore del diciannovesimo secolo, messe in mostra in modo espressivo, con strass, parrucche afro e un look anni ’70 , quindi donne libere, sensuali e libere di essere se stesse.

 

L’evoluzione della figura nera si avvicina alla soggettività e, sebbene la figura femminile nera nell’arte sia cambiata negli ultimi 150 anni, ci sono ancora dei progressi da compiere. C’è ancora una sottorappresentazione di artisti di donne nere e artisti neri, nel mondo dell’arte contemporanea.

Giuseppe Palmisano, giovanissimo artista palermitano, nel 2017 mette in opera VUOTO. Nell performance, raccoglie 150 donne bianche, le spoglia spogliate e poi le riveste solo con delle collant bianche. Infine, le  dirige architettonicamente in una performance all’interno del Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro. Una chiesa sconsacrata a pianta dodecagonale completamente dipinta di bianco ospita 150 donne bianche. Un anno dopo vediamo la nascita di VUOTO2, una nuova performance in cui ancora Giuseppe Palmisano spoglia 150 donne di colore, le veste solo con delle collant nere e poi sapientemente e sensualmente orchestra e dirige la scena all’interno della Reggia di Caserta.

Dall’altra parte dell’oceano, troviamo Kara Walker con la sua arte concettuale, fatta di college e  silhouette raffinate. Che narrano e  interpretano una cultura di ribellione all’elemento bianco. Sono noti soprattutto i suoi grandi quadri di silhouette nere, che riprendeno, sotto il profilo tecnico, le pratiche d’arte applicate a viennesi e parigine. Il bianco e il nero posti in contrasto assoluto, in un’inconciliabilità cromatica. Le carte decoupé con una violenta delineazione del tracciato ritagliate, i formati ampi, la ripresa di immagini di antiche fiabe trasformate in luoghi della violenza, conferiscono a questa artista una notevole potenza. Nel 2002 è stato scelta per rappresentare gli Stati Uniti alla Biennale di San Paolo in Brasile. Il suo lavoro è stato esposto a livello nazionale e internazionale ed è incluso nelle collezioni di importanti musei di tutto il mondo.

Il Black Power, il Potere nero oggi non è solo uno slogan politico, è il nome di diverse ideologie associate all’orgoglio delle persone con la pelle nera per le proprie origini.

Viene usato in tutto il mondo dalle persone che vantano una discendenza dalle popolazioni nere africane. Il movimento ebbe il proprio apogeo tra la fine degli ’60 e l’inizio degli ’70. Il termine fu coniato da Stokely Carmichael, presidente dello Student Non Violent Coordinating Committee (SNCC), durante la marcia dei neri americani attraverso lo stato del Missisipi.

Oggi il Black Power lo vediamo, anzi lo cerchiamo, nella musica e nell’arte. Ripercorrendo un percorso musicale e artistico, ripensiamo agli assoli di Jimi Hendrix con nostalgia, le performance delle Supreme, l’arte di Jean-Michel Basquiat. Delle certezze per la forza, le tematiche e l’impatto culturale che hanno avuto. Oggi a portare avanti questa ricerca sia sul corpo femminile di colore, ma non solo, ci sono proprio artisti di origini Afro-americana. Discendenti di quelle popolazioni africane emigrate, testimoniano quanta potenza c’è in questo mondo, in questi stessi corpi un tempo umiliati, nascosti, quasi rinnegati.

Permettetemi il momento Glamour. Ma ad oggi il corpo nero, la pelle scura più rappresentati nel mondo sono i The Carters.

Beyonce e suo marito Jay-Z finiscono a girare un video dentro alle stanze del Louvre di Parigi. Sorvolo sulla strategia di Marketing che c’è sotto, dal branding alla corporate è perfetto. Ma guardateli, alla fine loro si prendono per mano, ci danno le spalle e si mettono a osservare quel quadro che è il motivo principale per cui la maggior parte dei visitatori entra al Louvre: La Gioconda di Leonardo Da Vinci.

Ballano, lei balla, soli o con un ensamble di ballerini. Ridono, cantano. Naturalmente, vestiti in maniera decisamente appariscente, cromaticamente perfetti tra loro, tra le sale e tra le opere. Si muovono come fossero a casa loro per alcuni corridoi del museo di Parigi, raccontandoci quanto sia incredibile che ce l’abbiano fatta. Quanto si sentano grati, volendo riassumere i sei minuti di canzone, per ciò che hanno. A osservarli, in quello che non è solo un semplice videoclip, c’è non solo la celebrazione del matrimonio. Ma anche dell’identità afro-americana, tema al quale i due hanno sempre dato spazio. Anche questa volta, scegliendo di rappare di fronte alla Zattera della Medusa di Théodore Géricault, che affida a un nero la posizione più alta nella composizione e il compito di sventolare un fazzoletto simbolo di speranza. O inquadrando il Ritratto di una donna nera di Marie-Guillemine Benoist, che nel 1800 sceglie come soggetto una donna non ridotta in schiavitù.

 

Si autoaffermano come artisti, come afro- americani, come corpi e menti, come artisti e come icone vere e proprie tanto quando la Gioconda. E lei, Beyonce la ricorderemo per essere stata il Tableau vivant più sensuale degli anni duemila mentre balla sotto la Nike di Samotracia e L’incoronazione di Napoleone e altre opere di Jacques-Louis David.