A scuola insegnano che un bravo giornalista deve ossere obiettivo. Ogni volta che ho usato la parola “io” dentro un articolo, il prof ha usato la penna rossa. Qui, però, di prof non ce ne sono. E, soprattutto, quella di cui sto per parlarvi è una delle mostre più affascinanti che abbia visto negli ultimi anni. A essere imparziale non ci penso proprio. Sanguine. Luc Tuymans on Baroque è bella. Molto bella.

Inoltre, è riuscita nell’impresa di portare un Caravaggio alla Fondazione Prada.

 Lo spazio Prada – torre, bar luce, annessi e connessi – è simbolo della Milano più moderna e avanguardista. Palazzo regale dei privati che donano la grande arte alla città. Luogo rivolto verso il futuro. Casa di opere innovative, originali, per lo più incomprensibili. Di mostre alla Fondazione Prada ne ho viste molte, senza capirne nessuna. Perché l’arte scelta dal team di Miuccia è parecchio instagrammabile, è spettacolare e di certo non si lascia dimenticare. Ma non riesce a far ciò che fa Caravaggio: non ti sconvolge. Di fronte ad essa si può restare a bocca aperta, ma di certo non c’è il rischio di cadere vittima della sindrome di Stendhal.

Almeno fino ad oggi. Fino a quando, cioè, è arrivato Caravaggio alla Fondazione Prada.

Ce l’ha portato – così come il titolo della mostra suggerisceLuc Tuymans. Tuymans è un pittore, moderno e contemporaneissimo, ma dotato di un certo classicismo. La sua opera più famosa è una natura morta. Soggetto canonico, di quelli che insegnavano nelle accademie cinquecentesche. Lui, però, l’ha dipinta su una tela così estesa da passeggiarci sopra. È la natura morta più grande del mondo. Dunque, classicismo sì, ma senza dimenticare di rompere gli schemi. Il che è esattamente ciò che fa in Sanguine. Dove, Tuymans, per parlare di Barocco, accosta Caravaggio a Javier Téllez. Capolavori creati secoli orsono e installazioni montate appena qualche mese fa. Dipinti così realistici da sembrare fotografie e sculture amorfe che proprio non si capisce cosa rappresentino.

Vecchio e nuovo. Sacro e profano. Ma il legame tra le opere è chiaro.

Fil rouge che percorre tutte e 3 le grandi sale del percorso espositivo è il Barocco. Non quello bistrattato sui libri. Quello che inizia in letteratura con Marino e arriva ai pittori tutti oro giallo e ghirigori. Il Barocco, per Tuymans, è un modo di percepire l’arte. Approccio preciso all’opera e alla sua fisicità. Ci hanno sempre detto che il barocco è il più anacronistico tra i movimenti. Tuymans ribalta questa concenzione: per lui il Barocco è l’interlocutore privilegiato dell’arte di oggi. Perché nel Barocco c’è «il turbamento indotto dall’arte, l’esaltazione della personalità dell’autore e la dimensione internazionale della produzione artistica». Nel Barocco l’arte è una questione politica. Non è decorativa, l’arte barocca. Sono opere che vogliono colpire, sconvolgere, scandalizzare. L’artista si mette in gioco, consapevole di sé e del proprio lavoro, del ruolo che ricopre nella società.

Concetti complessi, che richiedono uno sguardo attento. Non basta guardare un Caravaggio per capire cos’è il Barocco. Bisogna indagarlo da punti di vista multipli per coglierne tutte le sfumature. E così come gli algoritmi devo osservare un elefante da 1000 prospettive diverse per imparare a riconoscerne uno. Anche noi abbiamo bisogno di ammirare centinaia di opere barocche per capire cos’è che le accomuna. Sanguine ci permette questo. Ci insegna cos’è l’essenza del Barocco, ciò che traspare in ogni opera, a prescindere dal secolo in cui è nata, dalla mano che l’ha partorita, dal materiale che le dà forma. Oltre a tutto ciò, non dimentichiamolo, Sanguine è riuscita a portare Caravaggio alla Fondazione Prada.