Chi era Michelangelo Merisi?

Animo particolarmente irrequieto che affrontò gravi vicissitudini. Data cruciale per l’arte e la vita di Caravaggio fu il 28 maggio 1606. Responsabile di un omicidio durante una rissa e condannato a morte, dovette sempre fuggire per scampare alla pena capitale. Il suo stile artistico influenzò direttamente o indirettamente la pittura dei secoli successivi.

Famoso e ammirato in vita, Caravaggio fu quasi completamente dimenticato nei secoli successivi alla sua morte. In realtà dopo la sua scomparsa, il duro giudizio sul suo modo così crudo di rappresentare la realtà fu presto utilizzato dai suoi detrattori per denigrarne il valore e la memoria. Questo lungo periodo di oblio fu interrotto solo a metà del XX secolo. E la validità della sua opera fu universalmente riconosciuta solo grazie al contributo di alcuni dei più importanti storici dell’arte del tempo.

Molte cose sono state scritte sulla sua arte sempre in bilico tra la redenzione ed il peccato.

Tra madonne e puttane Michelangelo Merisi, o meglio Caravaggio, dipinge tra luce e ombre con un chiaro scuro intrigante e misterioso. Personaggi sacri, ma dai volti e dagli abiti completamente contemporanei. La sua contemporaneità era quella rinascimentale, fatta di meraviglie, contraddizioni, violenza e immensi artisti.

Pensare a Caravaggio fa saltare alla mente le atmosfere, i fondali neri e la luce concentrata e puntata in un solo raggio. Luce e buio vivono pacificamente in un’unica, intensa narrazione. I drappeggi rossi, fanno da cornice nello scenario raffigurato, ricordandoci che il mondo non è altro che un vasto teatro.

Pagine e fiumi di inchiostro: tra uno sceneggiato e programmi tv dedicati al Caravaggio, nel 2015 esce Caravaggio – La tavolozza e la spada. Opera a fumetti scritta e disegnata dal Maestro dell’eros Milo Manara. Il Caravaggio di Milo Manara ha riscosso il plauso di eminenti studiosi, primo fra tutti Claudio Strinati, che ne ha firmato un’introduzione altamente elogiativa.

Manara esalta la personalità irruenta del pittore. Sottolineando, come impongono le esigenze romanzesche, l’aura maledetta del pittore. Ma l’intreccio narrativo a tratti fantasioso, è filologicamente fondato su episodi reali, collegati dall’immaginazione del fumettista in maniera plausibile.

Il primo volume è scientificamente ineccepibile, dalla sessualità irruenta, quasi volgare.

Il maestro Manara, dopo quattro anni, torna a raccontare la storia di Caravaggio. Un omaggio all’arte e alla storia carico della sensualità che costituisce la firma stilistica dall’autore, questo libro conclude le vicende del travagliato artista Milanese.

Manara conclude il racconto, proseguendo con la narrazione della sua fuga dal Papa e dalla relativa condanna a morte, sino alla morte a Porto Ercole. Il racconto riprende le fila lì dove lo avevamo lasciato, nella primavera del 1606. Con Caravaggio in fuga da Roma, alla ricerca di un rifugio sicuro a Napoli, dove la presenza spagnola ha reso la città un fortino affidabile per chiunque cerchi di sfuggire all’egida papale.

L’animo tormentato dell’artista, ed il suo desiderio di essere graziato dal Papa, così da scampare al linciaggio, porteranno quindi Caravaggio a Malta. Dove cercherà nell’Ordine dei Cavalieri di Malta una copertura più sicura e un escamotage per l’ottenimento della grazia. Con una serie di eventi che, come saprete, si concluderà poi con la morte dell’artista.

La Grazia, questo secondo volume, racconta gli ultimi quattro anni della vita dell’artista.

Nel farlo Manara non cerca l’aderenza storica a tutti i costi, ma sceglie di romanzare più momenti della vita del Merisi. In quello che, in ogni caso, è un lavoro molto rispettoso nei confronti della precisione storica di luoghi, vicende e protagonisti. L’effetto ed il risultato, complice ovviamente l’arte di Manara, è raffinato nel disegno e sublime nei colori.

Manara confeziona forse uno dei suoi lavori più belli ed ambiziosi. Sia per la ricchezza delle tavole che per la loro dinamica. Oltre ad ovviamente le riproduzioni di diversi dipinti del Caravaggio, che Manara ha riportato fedelmente tanto nel tratto quanto nella colorazione.