Come si legge un’opera d’arte? Ecco la risposta definitiva – o quasi.
 Maria Francesca ha dato una strigliata ai nostri lettori, accusandoli di non aver voglia di visitare mostre e musei.
Io, al contrario, vorrei spezzare una lancia in loro favore.

Diciamo la verità, spesso l’arte contemporanea è un rebus.

Che ci sarà mai da ammirare nell’Orinatoio di Marcel Duchamp o nelle tele bianche di Robert Ryman?
Eppure, sono quelle le opere che hanno cambiato il modo di osservare l’arte. Andando oltre il bello ideale tanto decantato da Canova.
Insegnandoci che  un’opera deve far riflettere, sorprendere, stimolare, divertire.
Un tempo il bello era armonia e perfezione. Oggi invece il bello è relativo, soggettivo e riflette le contraddizioni del mondo.
come si legge un'opera d'arte

                                        Marcel Duchamp, Fontana, 1917

La maggior parte delle persone che mi conoscono e sanno del mio amore per l’arte, mi fanno tutte la stessa domanda: “Ma che ci vedi tu in quadro?”

Difficile rispondere.

Soprattutto a quelli che davanti a un’opera di arte contemporanea affermano “sono capace di farla anche io!” – nella mia testa risuona “dai su fallo anche tu, e come no!”.

Ho cercato quindi di riflettere su come svelare l’arcano mistero che aleggia intorno all’arte, arrivando alla conclusione che dietro a quelle domande c’è, di fondo, un’incomprensione dell’opera.

come si legge un'opera d'arte

                                                                            Piero Manzoni, Merda d’Artista, 1961

 Perché, rifiuti, scarabocchi e oggetti comuni sono diventati il nuovo modo di esprimere idee?

Ed è proprio qui che, spontanea, sorge la sopracitata domanda: come si legge un’opera d’arte?

Gli scienziati hanno determinato che l’esatta quantità di tempo da passare davanti ad un quadro per assimilarlo sia di quattro minuti e otto secondi. In realtà, il tempo medio speso da una persona davanti a un oggetto museale è compreso tra i 15 e i 30 secondi.

Lo psicologo James O. Pawelski ha affermato che la gente può andare in un museo, trascorrervi ore a guardare centinaia di opere, ma in realtà uscire senza aver visto nulla.

Per vedere bene bisogna saper guardare.

L’arte, insomma, non è più solo tecnica realistica, ma idea e provocazione.

Nell’analisi di un’opera intervengono due fattori, oltre alla bravura tecnica e all’estro creativo dell’artista: il mercato e lo spettatore, che non è più solo un passivo osservatore ma concorre a dare senso all’opera.

L’artista inglese Damien Hirst invece di dipingere una mosca, come avrebbe fatto Giotto, espone una vera mosca su una tela.

Questo perché  oggi non serve più disegnare fedelmente una mosca – lo fa già la fotografia. Ciò che l’artista vuole fare è suscitare una sensazione di ribrezzo.

Ad esempio, nel suo squalo vero, conservato in formalina, Hirst cerca di sconvolgere lo spettatore, che sarà affascinato o disgustato, ma in ogni caso colpito.

come si legge un'opera d'arte

                                                                                              Damien Hirst, Squalo, 1991

Oggi è arte ciò che, in varie forme, esprime quello che siamo.

Quindi, perché stupirsi se un artista mette una mozzarella in vetrina e non un autentico capolavoro?

Lo ho fatto Gino De Dominicis. Che, con la sua Mozzarella in carrozza, mette in mostra la banalità, denunciando che tutti siamo schiavi della convenzionalità, delle frasi fatte.

E Lo faceva anche Caravaggio quando, con i suoi visi contorti dal dolore. voleva dimostrare che la società non era fatta solo da re e nobili ma anche da ubriaconi e prostitute.

 

 

come si legge un'opera d'arte

                                                                          Gino De Dominicis, Mozzarella in Carrozza, 1970

Insomma, il senso dell’arte oggi è tutto da cercare.

Più che chiedersi come si legge un’opera d’arte, spesso la domanda è un’altra.

Arte o boiata pazzesca? Ai posteri l’ardua sentenza.

Una risposta univoca non c’è, perché la stessa opera può suscitare emozioni diverse.

Quindi, cari amici, cercate di andare al museo con la voglia di emozionarvi.

Lasciatevi andare alle sensazioni che un quadro vi suscita, senza pensare alla triade autore-nome-contesto – questa è roba da storici dell’arte.

Perché quando ci si sofferma troppo sul senso delle cose queste perdono la loro bellezza.