Mi ritrovo incredulo in una terra sperduta e inesplorata. Il sole è alto e non c’è nulla se non la natura. Faccio qualche passo tra felci ed arbusti e mi si allarga davanti una vista splendida, un mare limpido e sereno. Mi chiedo “ma cosa ci faccio qui?”. Penso e ripenso, parlo tra me e me, faccio supposizioni e cerco soluzioni. Ma nulla!

Poi, quasi dimenticando la mia indole, mi diventa chiara ogni cosa. Sono in missione perchè io sono un Designer! Eh si! Mi hanno mandato in questa terra selvaggia ed inesplorata perché qualcuno finalmente ha capito quale deve essere il mio ruolo. Dal nulla, qualcuno vuole che io inventi da zero praticamente tutto. Qui non c’è riparo, non c’è un tavolo, non c’è una sedia!

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Penso probabilmente di essere stato rapito dalla DesignSettaperché si! Esiste ne sono convinto!

Mi avranno rapito durante il classico sonnellino dopo pranzo che faccio al parchetto, poi mi avranno sedato e portato in questo luogo. Chissà se esiste una canale streaming in cui io adesso sia il protagonista. Magari ci sono anche delle scommesse in ballo: “secondo me costruirà prima una sedia” “no, secondo me progetterà una canoa per andarsene”.

Inciampo in una radice di un albero sconosciuto e in maniera goffa sbatto sul terreno. Perdo conoscenza. Mi risveglio e mi ritrovo all’interno di una stanza chiusa avvolto da pareti di colore grigino smorto. Sono seduto su una sedia con le mani sul tavolo. Perbacco ho le manette alle mani!  Alzo lo sguardo e vedo una telecamera che mi fissa. Ma cosa sta succedendo? Si apre una porta. Entra un signore distinto vestito in abito nero e camicia bianca. Fanno da contorno occhiali scuri neri e cravattino. Una sorta di Agente in stile Matrix. Ma cosa vorranno da me?

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Sono infastidito dalla scomodità della sedia; sarà stata progettata sicuramente da un principiante. Mannaggia anche le sedie delle celle vengono progettate da infimi personaggi ed io invece non riesco a cavare un ragno dal buco!!

Torniamo a quello che mi sta accadendo. L’Agente –mi viene da chiamarlo così!– inizia a farmi domande strane del tipo: “sputa il rospo o saranno guai” oppure “dimmi quello che sai o te ne pentirai”. Io tra me e me rimango incredulo. L’ Agente continua con il suo incessante tono a riempirmi di domande.

Alla fine mi dice con un fare abbastanza irritato “allora vuoi dirmi dov’è finito il Santo Graal del Design? Sappiamo che lo hai preso tu!”. Penso ad uno scambio di persona. Però se hanno preso me ci sarà un motivo. Urca, ricordo ora!

Qualche mese fa riuscii ad intrufolarmi ad un evento per soli eletti del settore e facendomi largo tra la folla giunsi al bancone bar. Non avendo un granché da spendere rubai un bicchiere di vino appoggiato sul bancone. Era il bicchiere, o meglio il calice, del DesignerStar del momento, ma sinceramente non ci diedi proprio peso. Quella sera la mia permanenza all’evento durò poco, anzi non durò proprio. Infatti presi il bicchiere con ancora dentro del vino e uscii dalla sala. Il bicchiere insieme a me arrivò a casa. Vuoi vedere che veramente è il Santo Graal del Design?

Scosso da questo pensiero ritorno in me. Però ora devo fare i conti con un altro problema. Non sono più nella stessa stanza. Sono sdraiato. Credo su un letto di ospedale. Eh no cavoli sono all’interno di una camera operatoria!!! Però non mi sembra proprio un ospedale, mi sembra più uno scantinato dismesso e fatiscente. Perché adesso mi ritrovo in questo buco con mani e piedi legati?

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Sento parlare qualcuno. Però è più un bisbiglio che altro. Riesco a capire qualche parola. Sembra che vogliano riprodurre un cervello identico al mio. Accennano ad una sorta di Designology. Oh no, capisco tutto. Vogliono duplicare il mio cervello in modo che si possano avere robot dotati della mia propensione alla creatività e allo sviluppo di idee nell’ambito del design. Ma che ne sarà di me? Sopravviverò? Verrò rintanato come portatore sano di Design? Non riesco più a ragionare. I pensieri mi assillano. Mi dimeno! Cerco di slegarmi senza che ne nessuno se ne accorga. Cerco di girarmi prima a destra, poi a sinistra, e poi di nuovo ripeto lo stesso movimento. Dò uno strattone! Cado!

Ho su gli occhi fissa una luce, la luce del sole che filtra dalla mie persiane.

Mi sveglio intontito. Sono nel mio letto, nel mio vero letto. Guardo la sveglia, è tardi! Devo correre al lavoro!

Avevo passato la notte in compagnia di un sogno, o meglio di un incubo, ma sono certo che qualcosa di vero ci deve pur essere. Il Design ha bisogno di me!