Kelly Grovier è un poeta, storico e critico dell’arte. Il suo ultimo libro si intitolo A New Way of Seeing: The History of Art in 57 Works. In Italia non ne ha parlato nessuno, giustamente, perchè il libro in Italia non è stato tradotto né pubblicato. Noi però vogliamo parlarne comunque. Perché in A New Way of Seeing si celano rivelazioni che sarebbe un peccato farsi fuggire. Ossia, quei sottovaluti e mal osservati dettagli che fanno di un’opera d’arte un capolavoro. Grovier ne ha raccolti 57, noi ve ne anticipiamo 5.

Il ricciolo di Venere – La nascita di Venere, Sandro Botticelli

La spirale di biondi capelli che delicatamente si posa sulla spalla destra di Venere è il segreto. Il dettaglio che ha reso questo quadro il più famoso di Botticelli. Il più affascinante degli Uffizi, il più elegante della storia. E non è un caso. Il matematico Jacob Bernoulli lo definì spira mirabilis. Spirale che si staglia al centro dell’asse verticale del dipinto, conferendo al complesso pittorico l’armonia e la grazia che non ci permette di distogliere lo sguardo quando ce lo troviamo di fronte.

La perla che non c’è – La ragazza con l’orecchino di perla, Johannes Vermeer

Quel che rende ipnotico il ritratto de La ragazza con l’orecchino di perla è che la perla non c’è. Osservatelo da vicino: nessuna linea, nessun cerchio. Vermeer la perla che lo ha reso immortale non l’ha mai dipinta. Quel che ha fatto è stato dare un paio di bianche, velocissime, pennellate curvilinee. Il resto è frutto della nostra immaginazione. Niente più di un effetto ottico che, secondo Grovier, è stato pensato come proiezione della nostra illusoria presenza in questo mondo.

I comignoli sulla Senna – Bagnanti ad Asnières, Georges Seurat

Quando, nel 1884, la prima versione del dipinto fu conclusa, i comignoli non c’erano. Furono aggiunti in seguito, dopo che Seurat apprese dal chimico Michel Eugène Chevreul il segreto per rendere il suo puntinismo ancora più accurato, perfetto. Non è perché così sottili che, nei camini, i puntini non si vedono. I puntini ci sono anche lì, ma sono accostati in modo magistrale al punto da sembrare una lieve sfumatura di colore. Fino a diventare emblema massimo del genio tecnico di Seurat.

La citazione tecnologica – L’urlo, Edvard Munch

La critica d’arte è d’accordo: l’inquietante volto dipinto da Munch assomiglia a quello di una mummia peruviana. Ed è vero, ci assomiglia. Ma non è al passato che il pittore pensava tracciandone i contorni. L’origine del viso urlante è decisamente più moderna. È l’enorme lampadina presentata da Thomas Edison all’Expo parigino del 1889 che Munch aveva in mente mentre dipingeva il suo più apprezzato lavoro. Non un simbolo del passato, dunque, ma un terrificante totem moderno.

Il disegno medico – Il bacio, Gustav Klimt

L’amore, la passione, l’anima e i sentimenti. Ci sono, certo. È l’emozione ad aver reso Il bacio di Klimt la più romantica tra le opere. Ma Gustav era un tipo pragmatico. Cercava l’anima ma sapeva che per trovarla era necessario analizzare prima la carne. Ecco perché sulle vesti della sua donna dipinse delle cellule, assemblate così come fanno dentro le vene umane. Così come le aveva viste durante le lezioni di anatomia che, in quel periodo, seguiva all’università di Vienna.