Ci sono rockstar che, oltre a essere belle da ascoltare, sono anche belle da guardare. E lo diventano ancor di più quando a mostrarcele è l’obiettivo di un fotografo esperto. Come Bob Dylan ritratto da Jerry Schatzberg.

Il concerto di Mineola 1965 © 2018 Jerry Schatzberg

È il 1965. Jerry Schatzberg è un professionista affermato i cui scatti riempono le pagine di Vogue e McCall’s. Bob Dylan ha 24 anni e un futuro già scritto. È il 1965 e il fotografo incontra Dylan, un po’ per caso. Sempre per caso, Dylan lo invita nel suo studio. Lo stesso in cui stava registrando l’album che sarebbe diventato Higway 61 Revisited. Quello di “Like a Rolling Stone”, la canzone che Rolling Stones scelte come il primo tra i 500 più grandi successi di tutti i tempi.

Jerry Schatzberg immortalò il momento più importante della carriera di Bob Dylan.

Perchè, dopo le foto al primo album, la collaborazione continuò. E l’obiettivo di Schatzberg rese immortale il processo creativo che avrebbe dato vita a Blonde on Blonde. L’album simbolo del rock del menestrello di Duluth. Immagini immortali. Simboli di un’era. Proiezione su carta di come dovrebbe essere una rockstar. Magnetica anche in silenzio, dirompente anche da ferma.

Fotografie per copertina Saturday Evening Post 1966 © 2018 Jerry Schatzberg

In quelle foto ci sono tutte le anime di Dylan. Anche se sembra di non riuscire ad acchiapparne nessuna. Perché Dylan si mostra senza mai svelarsi del tutto. E la macchina di Schatzberg lo illumina ma con delicatezza. Non sono foto scandalo, non c’è niente di privato o scabroso. C’è solo quello che Dylan vuole fare vedere. Anche Jerry Schatzberg è un’artista, sa bene che l’uomo non può intaccare il personaggio. Le debolezze, l’imperfetta umanità, meglio lasciarle dietro le quinte. Quel che il pubblico vuole è la star.

E quel che Jerry Schatzberg regala è il ritratto di una star.

Ritratto che, oggi, è possibile portarsi a casa. Tutte le foto sono racchiuse in un libro. Si intitola Dylan/Schatzberg ed è edito da Skira Editore. Lo arricchiscono le interviste dove le penne dei giornalisti hanno fatto quel che già era toccato all’obiettivo di Schatzberg. Compresa la più celebre, “A night with Bob Dylan”, firmata da Al Aronowitz e pubblicata sul New York Herald Tribune nel 1965.