“… e il pittore, davanti al suo soggetto, restava in attesa del sole e delle ombre, fissando con poche pennellate il raggio che appariva o la nube che passava…” – Guy de Maupassant –

monet a roma

                                                                       Vétheuil nella nebbia, 1879, olio su tela, 60 x 71

Grazie al prestito del Musée Marmottan Monet di Parigi, possiamo ammirare dei Monet a Roma. In esposizione al Complesso del Vittoriano dal 19 ottobre 2017 all’11 febbraio 2018.

Circa 60 le opere esposte. Provenienti da donazioni di Michel Monet figlio dell’artista e altri collezionisti dell’epoca.

Lavori personali che l’artista ha tenuto nascosti da occhi indiscreti, conservandoli nella sua dimora di Giverny. Opere che raccontano una vita fatta di emozioni e sentimenti.

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                                                           Il treno nella neve. La locomotiva, 1875, olio su tela, 59 x 78

La mostra, curata da Marianne Mathieu, si apre in una sala che ci immerge nei giardini di Ninfee, tanto cari all’artista.

Balza subito agli occhi la straordinaria brillantezza dei colori, che il pittore utilizzava maestosamente e gli spazi finiti che nelle tele di Monet acquistano una dimensione infinita e senza tempo.

monet a roma

  Le rose, 1925 – 1926, olio su tela 130 x 200

Del tutto nuove le tecnologie utilizzate da Sky Arte, che ha ri-materializzato alcuni dei capolavori del maestro. La mostra su Monet a Roma ci accoglie con una passerella proiettata, dove si ha la sensazione di camminare sulle acque e sugli stagni circondati da ninfee io l’ho ribattezzata l’entrata di casa Monet.

Continuando lungo il percorso, si rimane sempre più a bocca aperta nel trovarsi davanti  le tele con gli splendidi riflessi dei giardini di ninfea. Soggetti provenienti dal tableu vivant dell’artista, che stava prendendo vita nella dimora di Giveny.

monet a roma

                                                                                   Ninfee, 1916 – 1919, olio su tela, 130 x 152

La dimensione domestica e familiare è sottolineata dall’ esposizione di ritratti di famiglia e caricature. Uniche nel loro genere, perché non usualmente di mano dell’artista.

Il soggetto più ritratto è suo figlio Michel, quasi a rimarcare quel valore, la famiglia, al quale l’artista dava grande importanza.

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                                                                        Barca a vela. Effetto sera, 1885, olio su tela, 54 x 65

Dai colori scintillanti dei fiori, si passa ai famosi Salici Piangenti e ai Ponti Giapponesi. Contraddistinti da una grande libertà espressiva, ma ispirati dai numerosi lutti subiti dall’artista.

Dapprima sua figlia Suzanne e poi la sua adorata compagna Alice Hoschedè. Lutto che segnerà un blocco in Monet, ovvero il rifiuto di dipingere per due anni.

Il salice piangente è proprio il simbolo che il pittore adotta per esprimere il suo immenso dolore.

Scompaiono il cielo, le nuvole e i fiori per far posto a composizioni formate da rami ondulanti, in cui prevale il chiaroscuro, che sembra a mala pena trattenere la monumentalità della pianta.

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                                                                   Salice piangente, 1921 – 1922, olio su tela, 116 x 89

Il percorso si chiude  con una prova nella quale l’artista si cimenta per celebrare la fine della Prima guerra mondiale. Una serie di tele tra cui ne verranno scelte duea tema acquatico, che dovevano essere collocate in due sale dell’Orangerie delle Tuileries.

Sono opere di grandi dimensioni, che oscillano tra la ricchezza espressiva dell’ultima fase dell’artista e l’astrazione che Monet tanto ricercava.

Data la predominanza di blu si riconduce tale fase al periodo in cui l’artista afferma di non distinguere più i colori.

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                                                                            Ninfee, 1917 – 1919, olio su tela, 100 x 300

Grazie ad un progetto unico e ambizioso, e grazie alle più recenti tecnologie, Sky Arte HD ha riportato alla luce uno dei capolavori distrutti nel rogo, Water Lilies , esposto per la prima volta al pubblico.

L’affascinante storia dell’opera e il processo di ri-materializzazione saranno raccontati nella produzione internazionale di Sky Arte HD, Il Mistero dei Capolavori Perduti.

Una serie di 7 documentari diretta da Giovanni Troilo e co-prodotta da Ballandi Arts, ognuno dedicato a un dipinto oggi tragicamente perduto.

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                                                                                          The water lilies, 1920 – 1926

Il musée Marmottan Monet

Il palazzo che accoglie oggi il museo, situato nel XVI arrondissement di Parigi, apparteneva in origine a Paul Marmottan ed è diventato lo scrigno che raccoglie la maggior parte delle opere di Claude Monet.

Il museo, legatario del figlio di Monet, Michel, ha ereditato infatti più di 100 tele dell’artista. Inedite perché da lui conservate gelosamente fino alla morte.

Al Marmottan è conservata l’opera che ha dato il nome all’impressionismo, Impressione, levar del sole.

Opera che Monet dipinse dalla sua stanza d’albergo, e che raffigura il porto di Le Havre avvolto nell’alba, mentre il sole sorge.

Una tela che, nonostante sia una bozza realizzata con scarsi strumenti, ha segnato un’epoca e continua ancora a stupire ed emozionare.

 

Monet a Roma, rappresenta una di quelle mostre che vale la pena vedere. Adatta a qualsiasi pubblico e che farà innamorare ancora di più della splendida arte di Claude Monet.