La pianura padana, la bassa è una zona depressa, morta. È una landa desolata fatta di panorami infiniti ed infinitamente piatti. Un territorio in cui devi imparare a sopravvivere e io, che ci sono nata, ho fatto di tutto per andarmene.

Nel 2010 mi ritrovai a fare uno stage in una ridente cittadina della riviera, ero ancora estremamente appassionata e felice, lo sono ancora, ma con una discreta dose di cinismo. Alla guida del Museo una direttrice che non conosceva Turner o Palma Bucarelli , che si ritrovò a curare una mostra su un giovane writer di Rimini con diffidenza e anche un po’ di spocchia.

Ma Eron era ed è considerato uno dei più noti esponenti del graffitismo italiano a cavallo fra XX e XXI secolo.

Pioniere del writing in Italia, è riuscito ad evolvere il suo linguaggio in senso figurativo, attraverso una ricerca che lo eleva, oggi, ad essere tra i più dotati interpreti della scena dell’arte urbana e della pittura contemporanea, raggiungendo riconoscimenti e consensi internazionali. Il primo insegnamento gli viene dalla strada. Inizia a praticare i graffiti all’età di quindici anni. Dopo, parecchi anni di attività illegale e decine di vagoni, proprio nella stazione di Codogno e Piacenza, dove cercava di esorcizzare la leva militare, dipingendo con uno stile riconoscibile e di significativa influenza locale e nazionale. Davide, Eron mette a frutto, mischiandole armonicamente, le sue esperienze di accademia e di strada.

Eron

La sua è una pittura fortemente evocativa.Utilizzando in modo virtuoso, magistrale ed iper-sensibile lo spray, restituisce un effetto visivo incorporeo e nebuloso, derivante dalla facoltà di controllare la forza e la consistenza del getto. Il risultato è uno sfumato delicatissimo, con un effetto sfocato che può ricordare molto da vicino l’estetica di alcuni dipinti figurativi di G. Richter. Tonalità sabbiose, colori neutri, la sabbia e il mare, portano la tecnica dello spray al pari della pittura convenzionale, confondendone gli esiti ed eguagliandola nella capacità di mimesis del reale.

In alcuni casi l’inganno ottico è talmente sorprendente da trarre in inganno lo spettatore.

Emblematico è l’episodio che vede coinvolto nel 2014 un operaio chiamato alla riverniciatura delle pareti del Museo d’Arte di Ravenna. Il quale, non accorgendosi della finzione pittorica di un buco che l’artista aveva realizzato sul muro per l’esposizione appena conclusa, lo stucca.

Tipico delle sue composizioni è l’accostamento tra una traccia abbozzata, quasi un disegno infantile, e una forma altamente definita in senso realistico. Il disegno e la scrittura è uno degli aspetti più indagati nella sua poetica d’immagine, quale inesauribile forza di espressione umana. Le sue opere sono aree, hanno bisogno di grandi spazi, di respiro e aria: passeggiate al mare, gabbiani, barchette di carta e le increspature del mare tutti realizzate grazie all’uso dello spray, sfumando e stratificando colore dopo colore. L’effetto è straordinario e commovente.

Eron distrugge le regole e porta il graffito ad essere sacro e prezioso come la pittura.

Le sue opere dal muro passano alla tela ed entrano in modo ufficiale nei templi dell’arte: musei e gallerie. Sono poi interessanti le sue opere che nascono dal fenomeno percettivo conosciuto con il nome di Pareidolia. Tendenza che associa immagini dall’apparenza nota a forme disordinate. Partendo da macchie di umidità e muffa di vecchi muri la pittura dell’artista si fonde poeticamente ai segni di decadimento naturale della superficie, creando suggestive visioni figurative che improvvisamente appaiono in tutta la loro trasparente imponenza. Le pareti, così, sembrano trasudare frammenti di memoria legata al luogo, la pittura con armonia ed equilibrio da forma ad idee e ricordi.

Eron

Esiste un luogo ancora più sacro del Museo dove poter esporre un opera d’arte? Sì, esiste. Artisti come Leonardo, Michelangelo e Raffaello entrano nell’olimpo degli eletti quando riescono a dipingere, affrescare o esporre le loro opere all’interno di Cattedrali e Chiese.

La consacrazione arriva per Eron nel 2010, proprio pochi mesi prima del nostro incontro. Grazie al suo intervento più noto, un notevole, imponente e suggestivo lavoro eseguito per il soffitto della chiesa di San Martino in Riparotta a Rimini. Caso unico al mondo di introduzione della tecnica artistica a spray in un contesto sacro.

L’arte di strada, l’arte che sporca e imbratta entra in un luogo sacro, di preghiera e raccoglimento religioso.

L’opera, Forever and ever..nei secoli dei secoli è una grande decorazione. Un “affresco” contemporaneo, in cui il soffitto si sfonda e mostra un cielo azzurro attraversato da colombe. Colombe che nascono e prendono il volo perchè un giovane bambino angelo con la bomboletta in mano le disegna sulle pareti della chiesa. Quest’opera è un manifesto che stimola, attraverso il lucido talento dell’artista, una piena riflessione sulla considerazione dei graffiti all’interno dell’universo artistico contemporaneo.

Negli anni l’artista di Rimini ha conseguito importanti attestazioni, tra cui l’elezione a miglior street artist italiano da parte di Aelle Magazine, il Premio Arte Mondadori e il Terna Prize al Chelsea Art Museum di New York.

In Italia e nel mondo si ricordano le sue partecipazioni a mostre collettive in prestigiosi contesti. Come quelli del Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano, dell’Horizon One Gallery – Museo d’Arte Moderna del Cairo, del Palazzo delle Esposizioni e del Museo d’Arte Contemporanea di Roma, della Biennale di Venezia e dell’Italian Cultural Institute di New York.

Eron

Oggi la sua ultima opera fa discutere e divide le coscienze.

“Tower to the people” visibile a Santarcangelo di Romagna. Concepita e realizzata al Cantiere poetico 2018 e finita da poco, esprime con forza e imponenza la vitalità della delicatezza. La potenza della non violenza, la vittoria della gentilezza, l’amore contro l’odio, l’intensità della poesia, la perfezione dell’armonia, il desiderio di libertà, accettazione, rivoluzione e resistenza. Un’opera poetica, silenziosa e allo stesso tempo dirompente. L’artista ricorda il caso di Tommie Smith, l’atleta nero statunitense che alle Olimpiadi del 1968 a Città del Messico fece il gesto del pugno chiuso alzato al cielo, sul podio, intendendolo come un saluto dei diritti umani.

Al centro un pugno chiuso alzato al cielo è composto da una distesa di rose bianche. Le forme, la struttura e la composizione ricordano le decorazioni in marmo di certi bassorilievi. A lato, due grandi colonne incorniciano e sigillano l’opera, anche queste con un chiaro rimando all’iconografia classica. Rose candide creano un effetto di profondità scultorea e imponente e terribilmente raffinata.

Dopo aver visto e goduto delle sue tele per ben quattro mesi, ho capito cosa lo ha aiutato a sopravvivere nella pianura padana. Il suo sguardo verso il mare sempre, i colori, lo spray, la musica ed il riuscire a vedere figure, volti e personaggi ovunque, anche in un deposito vagoni di Trenord.