About Giulio

Giulio Pippi, detto Giulio Romano, fu un grande disegnatore. Il suo tratto esce con forza dinamica proprio là dove l’immagine immobilizza e con un’ombra mette in movimento ciò che il suo stile tende a fermare nel disegno.

Giulio muove i primi passi della sua carriera nella bottega di Raffaehllo. E dopo la morte del suo grande maestro portò a termine, con degli allievi, alcune delle imprese lasciate incompiute da Raffaello.

Vasari, riassume Giulio, con «nuova e stravagante maniera», espressione che, oltre a farci sorridere e riflettere, dà il titolo alla mostra che porta Giulio Romano a Mantova, curata da Peter Assmann.

Con nuova e stravagante materia

La mostra a Palazzo Ducale nasce da una collaborazione con il Musée du Louvre di Parigi, che, per la prima volta, ha concesso in prestito un nucleo di ben settantadue disegni.

Il genio poliedrico di Giulio spazia tra forme artistiche e discipline estremamente varie, dall’architettura alla pittura, dagli arazzi all’oreficeria. Trovando un comune denominatore nella pratica del disegno, dalla quale far scaturire, attraverso l’esecuzione affidata ai suoi collaboratori, i manufatti più disparati, opere auliche o oggetti d’uso comune.

Giulio, con la sua “nuova maniera” di fare arte, mette in luce le peculiarità e l’aspetto fortemente al passo con i tempi che rivela ciò che cela dietro all’immagine.

Le tre sezioni

La mostra dedicata a Giulio Romano a Mantova è divisa in tre sezioni.

La prima, Il segno di Giulio, allestita al pianterreno del Castello di San Giorgio, espone la produzione di Giulio come progettista, designer, pittore, architetto e urbanista.

La seconda, Al modo di Giulio, ci porta negli spazi di Corte Nuova e dell’Appartamento di Troia, affrescata proprio da Giulio Romano. E ci suggerisce un dialogo diretto tra i disegni dell’artista e la decorazione della residenza dei Gonzaga.

L’ultima, ma non meno interessante, Alla maniera di Giulio, è ubicata nell’Appartamento della Rustica. Approfondisce il Giulio Romano architetto dedicando una parte alle opere di suoi allievi e discepoli. 

Arte e desiderio

L’esperienza Giulio Romano a Mantova non finisce a Palazzo Ducale. Una seconda mostra intitola Giulio Romano: Arte e Desiderio” è prevista contemporaneamente a Palazzo Te, a 1,5 km da Palazzo Ducale. Se il tempo lo permette consiglio vivamente una passeggiata a piedi, Mantova è bellissima di per sé. Io ne sono innamorata. 

Palazzo Te, è stato progettato e decorato da Giulio nei primi decenni del Cinquecento. Capolavoro indiscusso della sua carriera artistica, qui vi possiamo ammirare affreschi in stile manierista che decorano i suoi ambienti, realizzati da Giulio con i suoi allievi. La mostra è curata da Barbara Furlotti, Guido Rebecchini e Linda Wolk-Simon.

Il percorso si apre con la presentazione teatrale di una figura di Venere di marmo antica. Che fornì agli artisti attivi nel Cinquecento a Roma, lo stimolo per la creazione di nuove opere dal carattere scopertamente sensuale.

Le opere provengono da venti istituzioni italiane e straniere. Tra cui il Metropolitan Museum of Art di New York, l’Ermitage di San Pietroburgo, il Musée du Louvre di Parigi, il British Museum di Londra, il Rijksmuseum di Amsterdam, la Galleria Borghese di Roma, la Galleria degli Uffizi e il Museo del Bargello di Firenze. E spaziano dai disegni ai dipinti, dalle sculture alle incisioni, dalle maioliche agli arazzi rendo il soggetto erotico flessibile.

Il messaggio nascosto

La mostra indaga la relazione tra immagini erotiche del mondo classico e invenzioni figurative prodotte nella prima metà del Cinquecento in Italia. Che rappresentavano le sentite influenze esistenti tra cultura alta e cultura bassa in relazione all’erotismo dell’epoca. Quell’aspetto relativamente poco noto, proibito ed errato sinonimo di pudore e vergogna.

La nostra società da sempre affronta il sesso con gran riserbo e discrezione. Un argomento di tale tabù che, fino alla fine del Cinquecento, fu impensabile poter riprodurre immagini erotiche senza rischiare di imbattersi in pesanti sanzioni.

Una ricercatezza stilistica e dall’amore per il gusto archeologico accomuna artisti negli anni ’20 del cinquecento. Uniti dalla volontà di rompere con le leggi classiche in favore di una nuova modalità espressiva, più ribelle e spregiudicata. Con «nuova e stravagante maniera», per l’appunto.

Le sei sezioni

La prima sezione illustra la produzione giovanile di Giulio al tempo della sua attività nella bottega di Raffaello. E in particolare il suo intervento nella decorazione della stufetta del Cardinal Bibbiena nel Palazzo Vaticano. E nella Loggia di Psiche alla Villa Farnesina a Roma.

La seconda sezione è dedicata a I Modi, ed è stata la mia preferita. All’ingresso troviamo un cartello “A causa del materiale esplicito, si sconsiglia la visita dei minori”. L’immaginazione va alle stelle e gli occhi cadono increduli su una serie di 16 immagini pornografiche. Probabilmente ispirate a fonti antiche, che furono disegnate da Giulio Romano, incise da Marcantonio Raimondi e accompagnate da sonetti licenziosi composti da Pietro Aretino. Un’allegoria erotica affascinante.

A seguire, la quarta sala dedicata a Gli amori degli dei. Che, attraverso disegni e incisioni, dimostra la grande fortuna dei soggetti erotici nel Cinquecento. Quando venivano mascherati dietro la più accettabile apparenza di una storia mitologica e giustificati come traduzioni in immagini di invenzioni letterarie e poetiche.

Nella terza sezione, intitolata Arte e Seduzione, mi colpisce il Ritratto di cortigiana di Giulio stesso. Sempre ispirato al famoso ritratto erotico raffaellesco.

I due amanti

La quinta sezione costituisce il cuore della mostra ed è dedicata al quadro monumentale di Giulio Romano intitolato Due Amanti, conservato all’Ermitage. Un Rinascimento erotico ispirato alla produzione di un nuovo genere artistico. In cui il riferimento alla nudità classica garantiva la possibilità di rappresentare aspetti della vita privata, perlopiù inesplorati fino a quel tempo.

Questo dipinto incarna la disinvolta rappresentazione dei preliminari erotici. Chiarissimi grazie anche all’inserimento di allusivi dettagli come la chiave nella porta e l’anziana signora che sbircia con un occhio di riguardo alla sua gioventù.

Il tema degli amori clandestini torna nell’ultima stanza dell’esposizione, la sesta. Qui troviamo un grande cartone raffigurante gli amori di Giove e Leda ispirato a una invenzione di Michelangelo e alla sensuale Danae di Correggio. Opere che attestano il modo in cui gli artisti cinquecenteschi si siano cimentati nel campo della pittura di soggetto erotico in competizione con la scuola di Raffaello

E mentre perdo la testa dinanzi a tanta sfrontata bellezza, vicino alla porta che mi condurrà all’uscita da questa eccitante esperienza, osservo una statua di freddo marmo raffigurante un piccolo Cupido, accasciato inerme su un sasso. 

Questo momento mi porta a una riflessione sull’amore. Quello odierno, per cui niente ha spesso più valore, devozione, sacrificio. Un amore svuotato da tutti i principi valsi per secoli. Dove i sentimenti e le emozioni divengono merce privilegiata del mercato mentre noi stessi ci priviamo dei contatto umano.

Che ne rimarrebbe dell’intimità, se tutto, senza veli, venisse mostrato?

Giulio Romano a Mantova, ci resterà sino al 6 gennaio 2020, a Palazzo Ducale e a Palazzo Te, sedi delle due grandi mostre dedicate a questo grande artista. Don’t miss.