Astenersi moralisti e bigotti, qui si parla di Helmut Newton.

Helmut Newton forse non lo avete mai sentito nominare, probabilmente non ne avete mai visto il volto, ma è certo che abbiate ammirato almeno una delle sue fotografie. Perché Newton appartiene alla squadra dei geni che, in silenzio e senza clamore, magari senza neppure rendersene conto, ha rivoluzionato l’immaginario collettivo.

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È grazie a lui, grazie al suo essere così libero da qualsiasi puritanesimo, che il nudo è fuggito dal recinto del porno varcando spavaldo i cancelli dell’arte. È merito suo se le modelle hanno smesso di nascondersi dietro gli abiti e sulle pagine di moda è approdato, in tutta la sua eleganza, il corpo femminile. Perché Helmut Newton era così, se ne fregava delle regole, non gli importava di urtare l’ipocrisia del comune senso del pudore, ciò che gli importava era la bellezza. La bellezza femminile, e non quella delle miss e delle principesse. La bellezza immortalata da Newton è una bellezza primordiale, che rigetta qualsiasi canone. La donna newtoniana è fiera e altera nella sua sincerità, sensuale e erotica, senza paura di risultare eccessiva.

È impossibile restare indifferenti osservando una foto scattata da Helmut Newton. Quello dei suoi scatti è un erotismo che ti entra nelle vene. Non si può restare impassibili di fronte a quelle figure che ti fissano dritte negli occhi urlandoti il loro piacere di essere donne, seducenti e provocatrici senza mezza termini. Così come non si può non provare una sottile eccitazione nell’osservare quegli intrecci di corpi, quelle passioni senza freni, che Newton mostra in penombra, come spiate dal buco della serratura.

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Alla mostra Helmut Newton. Fotografie c’è tutto questo. Ci sono le gigantografie di Big Nudes, ispirate alle foto segnaletiche utilizzate dalla polizia tedesca per ricercare i terroristi della RAF. Ci sono le donne di Sleepness Night che amoreggiano con manichini dalle sembianze umane bardate dentro selle di cuoio. E, ancora, ci sono i nudi di White Women, ispirati alla Maya Desnuda, che trasformano gli abiti d’alta moda in semplici cornici, mentre è il corpo a farla da padrone.

E c’è la sensazione che è così che ci si dovrebbe sentire nell’essere nata donna. Perché se c’è una cosa che Newton sapeva bene, e che noi abbiamo dimenticato a furia di guardare insipide veline strabordanti silicone, è che ogni donna è in grado di essere una diva, una femme fatale, una dea o qualsiasi altro sostantivo vi faccia sentire speciali. E non parlo di femminismo spicciolo, orgoglio curvy o altre menate del genere. La questione è il prendere consapevolezza che il corpo non è che un accessorio col quale giocare e che il vero fascino viene da dentro, c’è, non serve nient’altro che la faccia tosta di lasciarlo venir fuori.

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E allora, fate un regalo a voi e alla vostra femminilità e andate alla Casa dei Tre Oci a Venezia. Dove fino al 7 agosto 2016, grazie al patrocinio di Fondazione Venezia in collaborazione con Civita Tre Venezia, per la mostra Helmut Newton. Fotografie saranno esposte oltre 200 immagini del grande fotografo che capiva le donne.