Il 3 settembre, un incendio ha devastato il Museo nazionale di Rio de Janeiro, che a giugno aveva festeggiato i suoi 200 anni.

Il Museo ospitava oltre 20 milioni di reperti dell’epoca imperiale brasiliana.

«Sono stati persi 200 anni di lavoro, ricerca e conoscenza» afferma il presidente del Brasile Michel Temer, che definisce l’accaduto «una tragica giornata per la museologia».

L’incendio è cominciato la domenica sera del 2 settembre. Le fiamme sono divampate nella struttura quando questa era già chiusa al pubblico da più di due ore ed era quasi vuota, alle 19.30, ora locale.  E alle 5 del mattino i vigili del fuoco erano ancora al lavoro per domare il rogo.

 

 

L’intervento dei vigili del fuoco

I vigili de fuoco hanno spiegato che l’incendio è stato favorito dal fatto che l’edificio del museo fosse costruito con materiali molto infiammabili. Intorno alle 2 di notte il grosso delle fiamme era stato spento, ma l’edificio centrale del museo era già stato completamente distrutto. Non è invece bruciato un edificio adiacente al museo, usato per conservare parte della collezione. Sfortunatamente però i reperti e i pezzi più importanti del museo si trovavano nell’edificio centrale.

Il capo dei vigili del fuoco di Rio de Janeiro, Roberto Robaday, ha detto che le operazioni per spegnere le fiamme sono state complicate dal fatto che due idrati vicini al museo non funzionavano. L’acqua è stata quindi portata con le autocisterne, ma le operazioni sono state spesso interrotte per permettere l’approvvigionamento.

Le dichiarazioni

Il ministro della Cultura, Sergio Sà Leitao, ha dichiarato che si tratta di una situazione deplorevole, conseguenza anche di anni di negligenza.

L’ex direttore del Museo, José Perez Pombal, si è recato sul posto dichiarando che «Non resterà nulla (…) Non ci sarà più niente, le fiamme sono così alte e il fuoco è ovunque, il palazzo brucerà tutto e anche le collezioni, le mummie, tutto (…) É finita, non so se l’istituzione continuerà ad esistere dopo».

Uno dei vice direttori dell’istituto, Luiz Fernando Duarte, ha accusato lo Stato di mancanza di sostegno, visti i grossi tagli ai finanziamenti del museo, che da anni chiedeva maggiori risorse anche per lavori di ristrutturazione e  adeguamento alle norme di sicurezza.

Il Museo

Il Museo Nacional di Rio de Janeiro, inaugurato dal re Juan VI del Portogallo il 6 giugno 1818, è considerato uno dei più importanti del continente e il quinto più grande al mondo per la collezione esposta.

Faceva parte dell’Università di Rio de Janeiro, alla quale, secondo il sito web del museo, appartenevano anche migliaia di oggetti relativi alla storia del Brasile e di altri paesi. Molte delle collezioni esposte erano appartenute a membri della famiglia reale.

Tra i suoi 20 milioni di pezzi c’erano fossili, animali imbalsamati, utensili indigeni e mummie. E, ancora, documenti risalenti ai tempi dell’Impero portoghese, manufatti greco-romani, minerali e la più grande collezione di reperti egizi del Sud America. Alcuni dei reperti della collezione erano stati portati in Brasile e donati al museo da Pietro I del Brasile, il governatore portoghese che dichiarò l’indipendenza del Brasile nel 1822.

Lo scheletro di Luzia

Secondo il quotidiano Estado de Sao Paulo il tesoro più importante ospitato dal Museo Nazionale è il cranio di Luzia. Si tratta del fossile più antico dell’America Latina, oltre che di uno dei più importanti reperti archeologici del continente. Risale a circa 12.000 anni fa.

I resti ossei sono stati rinvenuti nel 1974 a Lagoa Santa nello Stato di Minas Gerais. Luzia è una donna morta all’età di 20-25 anni che è stata una dei primi abitanti dell’attuale territorio brasiliano. Nelle vetrine del Museo erano esposti il cranio della donna e una ricostruzione del suo volto che ha rivelato tratti somatici simili ai neri africani e agli aborigeni australiani.

I danni irreparabili

Ci si aspetterebbe che un patrimonio di una certa portata, come quello custodito al Museo Nacional di Rio de Janeiro, venga preservato con le cautele più meticolose. Invece quel che è successo in Brasile trova dei precedenti anche in Italia. Dove il recente crollo delle chiesa di San Giuseppe dei Falegnami è solo l’ultimo esempio.

«Spesso non si dissotterrano opere perchè sarebbe impossibile poterle restaurare e mantere» secondo Emmanuele Jonathan Pilia, consulente per la sicurezza ed esperto di architettura. Nel nostro paese i musei naturalistici e scientifici ricevono molte visite, si stimano circa 2 milioni l’anno, perché sono tra i migliori in Europa.

Fausto Barbagli, presidente dell’Associazione nazionale musei scientifici, precisa «Non ci sono solo gli incendi. Abbiamo problemi strutturali gravi dovuti al fatto che la grande maggioranza dei nostri musei ha sede in edifici storici antichi, edifici di per sé preziosi che richiedono una manutenzione costosissima per essere messi in sicurezza. Molto spesso si va in deroga»

Barbagli continua «Avrebbe senso allora forse spostare i musei da questi edifici per ridurre i rischi? Non è così facile. Gli edifici sono essi stessi reperti, contesti a cui non si può rinunciare, come osservatori o laboratori storici. Le collezioni sono spesso il problema più critico: la parte sommersa del patrimonio conservato dai musei, non esposto ma cruciale per studi scientifici e storici».