Siamo stati al Tbs, un loft espositivo dedicato alla promozione dell’arte contemporanea situato nel quartiere di San Cristoforo a Milano. Ci siamo stati per l’inaugurazione di Io non sono roba tua, mostra pensata per combattere gli stereotipi legati alla sessualità e ai rapporti tra i generi. Visitabile fino al 18 aprile.

A edare vita a Io non sono roba tua ci sono 5 artiste: Valentina Angeloni, Adele Ceraudo, Paola Citterio, Claudia Ferrari e Pamela Giaroli. Tutte decise a esprimere il loro concetto di femminilità. Superando quella visione dualistica della società che ancora classifica le donne in categorie costruendo immagini tanto pervasive quanto limitate.

Adele Ceraudo, in arte Lady Bic

Il soprannome deriva dalla sua tecnica artistica che consiste nell’utilizzare esclusivamente una penna Bic. Adele considera parte fondamentale del lavoro dell’artista quello di portare qualcosa alla società. Sarebbe inaccettabile da parte di un artista tacere di fronte ad una problematica da sollevare attraverso il grido di un’opera. Un’artista che crea un’opera bella solo in quanto tale non è un artista ma un decoratore.

Dopo aver praticato per dieci anni il buddismo, Adele ha – come lei stessa dice – “trasformato il veleno in medicina”. Prendendo la forza da esperienze negative passate ha deciso di “urlare” quello che è per lei la donna.

…Ho una fisicità ambigua, anzi no… ambivalente è più adatto. Sembro uomo e donna. Metà e metà. Spalle larghe, seni piccoli, cosce e culo morbidi e torniti. Anche dentro sono divisa in due, Due metà opposte che competono, combattono in un continuo e reciproco lesionarsi, cercando una forse vana mediazione. Un equilibrio, un giusto compromesso. Come tutti, no? Come in tutte le cose del mondo, probabilmente…

Tra le opere di Adele Ceraudo in esposizione a Io non sono roba tua vi è la rappresentazione di quattro espressioni dello stesso volto, quello dell’artista stessa, che si aprono a ventaglio da destra verso sinistra. Si tratta di figure dalle capigliature evanescenti e virate dal buio al bianco più acceso.

Paola Citterio

Dopo una laurea al Naba di Milano e una carriera come interior designer e scenografa teatrale, si trasferisce a New York dove si dedica alla famiglia e alla creazione di sculture. Paola trova qui il suo equilibrio estetico mescolando la tecnica di assemblaggio di ferro riciclato a quella tramandata dalle donne della sua famiglia di cucire e lavorare la lana.

Il risultato di quella che è l’arte di Paola Citterio è una borsa di lana infeltrita secondo un gesto antico e femminile e dal manico di ferro riciclato.

Claudia Ferrari

Pittrice informale la cui tecnica consiste nello stendere colori a olio su diversi supporti precedentemente preparati con cera a freddo. La base trattata e gli spessi strati di colore applicati con le spatole creano una tela bidimensionale.

In occasione di Io non sono roba tua l’artista presenta un ritratto di donna dalle forme morbide e dagli occhi mascherati. I lavori di Claudia Ferrari nascono da un atto spontaneo e imprevedibile che si manifesta solo dopo un lungo e spesso sofferto processo di introspezione.

Pamela Giaroli

La femminilità è molto liquida nei soggetti dai contorni sfumati fotografati da Pamela Giaroli. La fotografa italiana che, dopo aver studiato a Londra, si trasferisce a New York dove lavora per diversi anni come assistente dell’artista americano Chuk Close. I soggetti delle sue fotografie sono persone reali, che l’artista ha incontrato nella sua vita. 

Le ambientazioni, urbane o d’interni, svelano protagonisti colti in un momento spontaneo, quotidiano. Negli ultimi anni oltre che alla fotografia Pamela si dedica a progetti di artigianato e collabora con varie produzioni teatrali.

Valentina Angeloni

Infine, la fotografia di Valentina Angeloni coglie la scritta “This is all about trust” in un loft di New York enunciando un concetto di vitale importanza. 

Valentina incomincia a fotografare finestre nell’estate del 2003, mentre studia Interior Design alla Parsons School di New York. Nel 2006 si laurea in Lettere Moderne a Milano con una tesi sui loft americani come spazi della produzione artistica.

Dal 2006 al 2010 vive e lavora a New York, continuando a fotografare. Ispirato alle neo-avanguardie americane ed alla ricerca artistica di Ugo Mulas, questo progetto si concentra su realtà e interpretazione, sul confine tra interno ed esterno, creando immagini allegoriche con soggetti trovati. Tornata a Milano si specializza in fotografia d’arte e di interni lavorando per artisti, architetti e riviste di settore. Le sue fotografie sono state esposte a partire dal 2011 in Italia, Germania e Inghilterra.