Dopo l’esperienza virtuale di Caravaggio e Van Gogh, Roma ci propone Klimt Experience. Fino al 31 maggio 2018, presso la Sala delle Donne – Complesso Monumentale San Giovanni.

La mostra ha già riscosso grande successo tra il pubblico e la critica di Firenze, del Mudec di Milano e della Reggia di Caserta. Superando i 250.000 visitatori complessivi.

Klimt experience

Di grande impatto è la location che, a differenza delle precedenti, propone spazi maggiori in termini di altezza e di capacità. Più giusti, a mio parere, per creare quell’effetto wow, che ti aspetti grazie all’uso della tecnologia.

Il percorso museale ci immerge da subito in un’altra dimensione. In un ambiente illuminato solo da monitor, ci accoglie con frasi dell’artista. Klimt che, assieme ad altri artisti, coltivò il mito dell’opera d’arte totale, della democratizzazione del bello e della creatività.

“Di me non esiste alcun autoritratto. Non mi interessa la mia persona come oggetto di pittura, m’interessano piuttosto le altre persone, specie se di sesso femminile”.

Il cuore della Klimt experience si trova nella sala successiva, con monitor giganteschi su cui vengono proiettate le opere più note del pittore viennese.

Grazie ad effetti speciali, dissolvenze e le colonne sonore di musica classica, viene bene espressa la passione e il temperamento dell’artista. Questo proprio l’obiettivo del percorso esperienziale: entusiasmare, affascinare, meravigliare il pubblico di giovani e adulti, invitandoli ad approfondire la conoscenza dell’uomo e dell’artista.

Molto affascinante è la sala degli specchi, che crea un effetto illusionistico notevoledevo ammettere che ho impiegato qualche minuto a capire che non si trattava di una sala chiusa. Le pareti, formate da specchi appunto, ricreano le opere di Klimt che, riflettendosi in ogni lato dell’istallazione, ci immergono nell’opera stessa, facendoci sentire parte di essa.

Cosa offre Klimt experience in più rispetto alle mostre precedenti?

Certamente colonne sonore emozionanti e la straordinaria qualità delle immagini, selezionate dallo storico dell’arte Sergio Risaliti e dal regista Stefano Fomasi. Inoltre la mostra è arricchita dall’esperienza integrata di realtà virtuale con gli Oculus VR, che permettono di osservare le opere in 3D. A fine percorso interessante è il bookshop, che espone degli abiti con le textures disegnate dall’artista stesso.

Opere come Il Bacio, L’Albero della vita, Giuditta, sono entrate a far parte della cultura popolare a tal punto da dare il via ad una Klimt-mania, che coinvolge capi d’abbigliamento e cover di smartphone.

Eppure Klimt resta un artista da scoprire e, soprattutto, da raccontare. Che ha saputo dare un’immagine alla cultura del proprio tempo, ai nuovi gusti e stili di vita. Nei suoi magnifici ritratti ha saputo cogliere nel profondo i turbamenti della psicologia umana. Esplorando oltre la superficie temi quali la vita e la morte, la nascita e il dolore, l’amore, il rapporto tra uomo e donna, quello tra le generazioni.