Dal 17/03/2016  la Pinacoteca di Brera è sede ospite dello speciale dialogo tra gli sposalizi della vergine di Perugino e Raffaello e lo sarà fino al 27/06/2016. 

Il grande fermento scaturito da questa iniziativa trova spiegazione nell’eccezionalità dell’evento: lo Sposalizio della Vergine del Perugino è tornato in Italia per la prima volta dopo duecento anni  –in seguito alle spoliazioni napoleoniche infatti non fu più riportato in patria proprio sotto richiesta della Pinacoteca di Brera.  La richiesta è stata avanzata al fine di portare a compimento il famoso confronto tra i due dipinti rispettivamente del maestro –il Perugino– e dell’allievo –Raffaello-, due tra i più grandi artisti del Rinascimento italiano, che fino ad oggi si era sempre limitato all’ambito teorico. Questi due capolavori non sono mai stati l’uno accanto all’altro se non sulle pagine dei libri d’arte. Il prestito si è ottenuto grazie alla concessione della Cena in Emmaus di Caravaggio, che non tornerà a Brera fino al gennaio 2016.
Nella sala dedicata però si trova anche un altro sposalizio, quello di Jean- Baptiste Dicar, opera del diciottesimo secolo realizzata appositamente per prendere il posto di quella del Perugino, che portata via lasciò un vuoto nel duomo di Perugia. Il confronto tra le diverse realizzazioni dello stesso tema si estende dunque ad un terzo.  Purtroppo l’opera non ebbe molto successo in quanto non furono ben accette le differenze rispetto all’ originale.

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Oltre alle singole didascalie per ogni opera, sono presenti dei pannelli che argomentano il confronto ma, al contrario di altre esposizioni, in questo caso non è stato necessario trovare un modo per coinvolgere il visitatore. Che lo si voglia o meno, che lo si faccia consapevolmente o meno, nel trovarsi difronte a questi dipinti si viene avvolti in un’atmosfera sospesa, fuori dalla realtà. Improvvisamente la folla accorsa in nome della fama degli autori sembra sparire e rimani tu, in dialogo diretto con Perugino e Raffaello.

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Sembra di assistere alla scena di un Raffaello ancora allievo che osserva l’opera del maestro, ne rimane affascinato ma al contempo gli esplode un mondo nella testa: si chiede il perché non fare quel dettaglio in modo diverso, e lo sfondo in un altro. Tu sei li che osservi e diventa come un gioco nel cercare e trovare le differenze; la difficoltà non è trovarle ma capirle. Subito, in modo immediato ci si accorge di come la versione di Raffaello risulti più slanciata, meno pesante, più naturale. Il paesaggio è più sfocato, perché così risulta all’occhio un paesaggio in lontananza, mentre a fuoco è la scena principale, Maria che viene consegnata a Giuseppe. Ci si accorge che nelle due versioni i personaggi principali hanno posizioni invertite, questo perché un dipinto doveva essere collocato in una cappella a destra, l’altro in una a sinistra, e la Vergine si doveva vedere per prima.

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I colori, la prospettiva resa attraverso la disposizione nello spazio dei personaggi –a semicerchio nella versione di Raffaello, mentre allineati in primo piano, e quindi risultanti più schiacciati, nella versione del Perugino–  ed il pavimento, risultano più naturali e realistici. Vasari dice di come a questi personaggi mancasse solo la parola ed il movimento. Così Raffaello, sulla base degli insegnamenti del maestro, segna il passaggio ad un arte “moderna”, meno macchinosa.
A mio avviso è importante ricordare da dove entrambe le opere, e di conseguenza tutte le versioni successive, presero avvio: commissionata al Perugino, l’opera fa infatti riferimento ad una precedente dello stesso collocata nella Sistina, La consegna delle chiavi

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A seguito di questa geniale ed inaspettata mossa da parte del neo direttore della Pinacoteca non possiamo far altro che aspettarci grandi cose. Si ha già notizia della volontà di rivoluzionare gli allestimenti e l’esposizione, rivoluzione già messa in atto per quanto riguarda la ristrutturazione di alcune sale –momentaneamente chiuse al pubblico-, restauri delle opere e la riscoperta di altre presenti nei magazzini, quale per esempio un quadro di Picasso ora esposto.