Il ruolo della donna nella società è un tema trattato in ogni dove. Meno, invece, si sente parlare delle donne nell’arte. Ed è proprio questo che vogliamo fare noi di Tats: dare spazio all’arte al femminile, con un articolo all’insegna del girl power.

Girl power è una frase citata da tutti, ma sono ben pochi coloro che ne conoscono il senso profondo. Le lotte e le conquiste che hanno portato una punk band inglese, le Bikini Kill, ad usarla come slogan del loro album più famoso. Un concetto forte, che si opponeva al maschilismo e affermava: sono una donna e posso fare qualsiasi cosa.

Posso essere un’artista, nonostante sui libri di storia ci finiscano quasi solo i miei colleghi maschi. Posso essere creatrice di opere ricche di bellezza, sebbene tutti mi considerino più adatta a fare la musa. È stato difficile per le donne artiste essere prese sul serio. Per lungo tempo, le loro opere non erano considerate all’altezza di quelle degli uomini. Eppure di donne nell’arte la storia ne ha viste molte e di molto talento.

Come Artemisia Gentileschi.

La serenità di Artemisia fu annientata dalla figura maschile. Dal padre, in primis. Il ben noto Orazio, la cui fama la rese a lungo nient’altro che la figlia di. Fu poi il turno di Agostino Tassi, eletto suo protettore. Il quale, la protesse da tutto tranne che da sé stesso, rendendola vittima della sua insana foga. Fu proprio dalle ceneri di questo dramma che Artemisia tirò fuori la sua opera più bella: Giuditta che decapita Olofernee indovinate un po’ a chi appartiene il volto di Oloferne?

Nel nome del girl power, è doveroso un omaggio a Jeanne Hébuterne.

Tra le donne nell’arte, Jeanne era la più bella, la chiamavano noix de coco, per la dolce forma tondeggiante del suo viso da bambina. Era bella al punto che Modigliani la scelte come sua modella prediletta prima, come moglie dopo. La storia ne parla così, noi preferiamo ammirarne i dipinti. Non solo musa, Jeanne era pittrice lei stessa. Ed è in queste vesti che vogliamo ricordarla.


Emblema del girl power artistico è Tamara De Lempicka.

A chi lo chiedeva, Tamara rispondeva che il motivo per cui comprò tela e pennelli era il trovare uno svago al tedio coniugale. Noi non ci crediamo affatto. Perché è chiaro che la ragione che spinse Tamara a dipingere fu il fuoco sacro delle muse, la passione di cui solo i geni sono capaci. Bella, disinibita, indipendente e talentuosa. Non esiste figura che meglio possa rappresentare la forza delle donne nell’arte.