Una linea sottile divide arte e moda, ed è così labile che questi due mondi finiscono costantemente per attrarsi e mescolarsi. La loro è una storia d’amore infinta, fatta di stilisti e sarti ma anche di architetti ed illustratori che si sono sempre dati la mano sotto gli occhi di tutti. Per onorare questo legame che ha fatto nascere dei veri capolavori, è stato realizzato un progetto espositivo dal nome Tra arte e moda da un’idea di Stefania Ricci, direttore del museo Salvatore Ferragamo. Infatti, è proprio questo museo uno dei luoghi scelti per ospitare la mostra che raccoglie gli abiti più significativi che rappresentano la contaminazione tra arte e moda. Le altre location selezionate sono: la Biblioteca Nazionale Centrale Firenze, la Galleria degli Uffizi, la Galleria d’arte moderna e Galleria del Costume di Palazzo Pitti, il Museo Marino Marini e il Museo del Tessuto di Prato.

tra arte e moda museo ferragamo

Allestire una mostra all’interno del museo intitolato al calzolaio dei sogni potrebbe avere due ragioni ben precise: prima di tutto, nessuna città meglio di Firenze sarebbe capace di far convivere meglio l’arte e la moda e poi, in secondo luogo, era il lontano 1958 quando Ferragamo già creò “Tirassegno”, la decolleté in camoscio ispirata alle opere dell’artista americano Kenneth Noland, colui che dipingeva cerchi concentrici simili proprio a dei bersagli da tirassegno. La scarpa si trova nella sala che apre le danze della mostra, la stessa sala in cui, su un lungo tavolo di legno, sono mostrati tutti i modelli di scarpe più belli, più particolari e più innovativi realizzati dal grande Salvatore Ferragamo: il primo designer di calzature a vincere, nel 1947, il premio Neiman Marcus.

Dalla rafia al sughero, dal nylon all’oro 18 carati, questi sono solo alcuni dei materiali utilizzati da Ferragamo. Si può ancora dire che era solo un semplice calzolaio?

Salvatore-Ferragamo-Tirassegno-1958-décolleté-in-camoscio-con-applicazioni-di-tiro-a-segno-Kenneth-Noland-Sena-Titolo-1958-acrilico-su-tela.

Ma oltre al padrone di casa, Tra arte e moda ospita tutti gli stilisti più emblematici che si sono succeduti dalla fine dell’800 fino ai giorni nostri in un susseguirsi di abiti che cambiano forma ed ispirazione. Prima i Preraffaeliti che attraverso i loro dipinti furono da ispirazione per abiti dalla linea morbida e il rifiuto per il corsetto, poi il periodo della Secessione Viennese durante il quale lo stesso Klimt collaborò con sua moglie Emilie Flöge, proprietaria di una sartoria d’alta moda. In seguito, gli abiti di Fortuny ispirati all’antica Grecia e i Futuristi come Depero e Balla che disegnarono pattern dai colori sgargianti per i baschi e i gilet che indossavano loro stessi.

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È sempre la stessa sala ad accogliere gli abiti icona che si studiano sui libri di storia della moda, quelli che fanno emozionare come un quadro di Botticelli: il tailleur nero di Schiaparelli con i bottoni realizzati dallo scultore Giacometti, il cappotto da sera disegnato in collaborazione con Jean Cocteau e l’abito aragosta ispirato a Dalì, sempre opera della Schiaparelli, l’amante dei surrealisti. A seguire, l’abito da cocktail di Yves Saint Laurent ispirato a Mondrian e il tailleur omaggio a Picasso, per finire con l’overall verde e rosa firmato Enrico Coveri ed ispirato a Keith Haring. Per completare la bellezza di questa sala sono stati esposti: l’abito della collezione 2014 di Prada realizzato in collaborazione con dei giovani artisti, la giacca di Mila Schön ispirata ai Mobiles di Calder ma anche l’abito di Issey Miyake ispirato alle opere “collage” del giapponese Morimura.

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Questa continua collaborazione tra arte e moda è tanto visibile nell’abbigliamento quanto lo è nella comunicazione, quella presente su magazine come Vogue o Harper’s Bazaar. Proprio il re della Factory, Andy Warhol, ha creato le illustrazioni per queste famose riviste che si possono ammirare nella quarta sala del museo mentre si è circondati dalle gigantografie di quest’ultimo ritratto da Makos.

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Prima di arrivare alla fine c’è ancora la sala dedicata alle collaborazioni tra la stilista fiorentina Germana Marucelli con gli artisti Alviani, Zuffi e Scheggi. La Marucelli aprì a Milano un atelier frequentato da artisti e letterati che la condizionarono molto, come avvenne per la collezione spaziale del 1968, di cui fa parte anche un grosso disco di metallo utilizzato come orecchino.

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Un piccolo spazio personale è poi quello dedicato a Yinka Shonibare, artista britannico di origine nigeriane, che realizza delle sculture in cui sfrutta la moda come mezzo di rivendicazione sociale, in questo caso: la questione coloniale.

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Siamo giunti alla fine, l’ultima sala è la ciliegina sulla torta, ci mostra abiti da esposizione, realizzati non per essere indossati ma per essere ammirati come delle opere d’arte. Il vestito di carta e quello di legno di Chalayan, le continue sperimentazioni di Martin Margiela, le costruzioni di Capucci o ancora gli abiti-architettura di Viktor & Rolf e i costumi di paillettes di Nick Cave, il quale, liberamente, non si definisce stilista ma artista.

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Tra arte e moda al museo Salvatore Ferragamo è un viaggio lungo un secolo, da godere lentamente per immergersi in due mondi che sono un turbinio di emozioni. Io ho ancora la pelle d’oca, perché se un abito ha il potere di far emozionare vuol dire che è molto più di un pezzo di stoffa. C’è tempo fino al 7 aprile 2017 per visitare la mostra e tutti gli altri spazi espositivi dedicati, ma, fossi in voi, non aspetterei un minuto di più!