Dopo decenni di chiusura al pubblico, il Palazzo degli Esami, a Trastevere, apre le porte alla celebre mostra Van Gogh alive – The Experience, patrocinata dal MIBACT e dall’ Assessorato alla Crescita Culturale del Comune.

Più di 3000 immagini che, grazie alla tecnologia SENSORY4, creano un effetto cinema che coinvolge i visitatori con diversi monitor e pannelli sui cui avvengono le rappresentazioni.

Date le elevate le aspettative, circa l’esposizione più visitata al mondo, per la prima volta a Roma, lunedì scorso sono andata finalmente anche io a vedere la mostra. Devo dire purtroppo che non sono rimasta troppo colpita, perchè non  ho vissuto nessun’esperienza emozionante né coinvolgente.

Ho avuto già modo di vedere, in una precedente mostra qui a Roma, l’applicazione della tecnologia multimediale di cui tanto si parla, restando allora come ora con l’amaro in bocca.

Mi preme dire però che non è mia intenzione fare una recensione negativa o critica, ma vorrei solo esprimere dei pareri  personali, da appassionata visitatrice di mostre.

gallery-1477603545-van-gogh-alive-the-experience
L’esposizione inizia con la spiegazione delle opere, attraverso i classici pannelli espositivi; devo dire anche ben fatti se non fosse per il fatto che 14 sono veramente tanti

Non si può passare la maggior parte del tempo a leggere le didascalie se si promette un’esperienza alive.

Molto carina e innovativa è invece la ricostruzione della camera di Vincent ad Arles, dettagliata esattamente come nell’omonimo quadro. Un allestimento questo, secondo me, che porta il visitatore ad interagire subito con l’artista, entrando nella sua dimensione pittorica e quotidiana che crea forse quella prima parte dell’experience.

54907-van-gogh_vincents-bedroom-in-arles-1024x778

The bedoroom in Arles

Il primo vero contatto visivo con l’aspetto tecnologico della mostra si ha entrando in una piccola nicchia dove si trova un monitor che riproduce il filmato su cui si basa la mostra. Uno spazio angusto, dotato di una panca per sedersi e dove, ahimè, si viene disturbati nella visione dal signore delle pulizie che spazza proprio nel momento di massima affluenza.

Un po’ infastidita mi sono spostata, come indica la segnaletica, nell’altra sala; uno spazio questo che non esalta per niente lo straordinario lavoro che c’è dietro la mostra.

Le colonne al centro della sala non concedono una visione confortevole del filmato, da vedere in piedi o seduti su due panchine poste difronte alle colonne, per 40 minuti. Molto interessanti comunque i contenuti che riproducono opere e vicende personali di Van Gogh, con musiche che ho trovato giustissime a descrivere stati d’animo e passioni dell’artista.

Purtroppo, in questa sala, non ho goduto in pieno della visione perché, cominciando dalle varie altezze e dimensioni dei pannelli video che creavano disturbo e non continuità alla visione, venivano proiettate immagini diverse nello stesso momento, creando confusione.

van-gogh-alive-the-experience

In cerca di un bagno mi sono resa conto che la mostra non era finita e che anzi, una sala molto più ampia e meglio allestita dotata anche di cuscini per sedersi riproduceva lo stesso filmato su monitor  tutt’intorno e altri posti nella parte superiore della stanza.

Qui si ha modo di ricreare un po’ una dimensione emozionante, dove la visone segue linee logiche e dove, dalla posizione seduta,  si riesce ad osservare la mostra da più angolature cogliendone molti aspetti finora non compresi.

Ben chiaro qui l’obiettivo della mostra che punta alla conoscenza della figura di Van Vogh con metodi innovativi, finalizzati al coinvolgimento di un pubblico maggiore e di diverse età.

ok

Chapeau dunque per l’idea ma credo che l’altro intento, quello dell’experience, non sia stato sviluppato al 100%.
Non si può gustare un piatto gourmet su una tavola non apparecchiata.