Café Society è un film di Woody Allen.

Questa non è solo un’informazione sul regista, ma è già una recensione completa della pellicola. Nel senso che è un film fatto a forma di Woody Allen, uno dei pochi autori cinematografici talmente iconici e personali che solo nominandoli si capisce subito di che tipo di film si sta parlando.

Allen ha ormai 81 anni e questo è il suo 49° lavoro. È uno dei registi più prolifici della storia del cinema e sforna praticamente un film all’anno. Questo ovviamente fa si che la qualità delle sue opere non possa sempre essere eccelsa. Soprattutto negli ultimi tempi alterna un film molto bello ad altri più trascurabili. Café Society fa parte della prima categoria.

Il regista Woody Allen con i due protagonisti di Café Society

Il regista Woody Allen con i due protagonisti di Café Society

Il film racconta gli Stati Uniti degli anni Trenta, è ambientato a Los Angeles e New York. Parla di un ragazzo neyorkese ebreo, Bobby Dorfman (interpretato da Jesse Eisenberg), che decide di trasferirsi a Los Angeles per tentare la strada del successo a Hollywood come agente cinematografico, con l’aiuto dello zio Phil Stern (Steve Carell).
A Los Angeles si innamorerà della segretaria dello zio, Vonnie (Kristen Stewart).

Veronica 'Vonnie' Sybil (Kristen Stewart) e Bobby Dorfman (Jesse Eisenberg) in una scena del film Café Society

Veronica ‘Vonnie’ Sybil (Kristen Stewart) e Bobby Dorfman (Jesse Eisenberg) in una scena del film Café Society

I temi alleniani ci sono tutti: il conflitto tra Los Angeles e New York; la nostalgia per la Hollywood degli anni Trenta; il ritratto ironico di una famiglia ebraica.

Quello che fa di questo film – che, va premesso, essendo l’opera di un autore ottantenne al 49° film, non ha niente di rivoluzionario e originale dal punto di vista tematico o stilistico – un buonissimo film è il ritmo. Il film è veloce, girato con molta maestria e con una macchina da presa molto più dinamica rispetto agli ultimi lavori del regista newyorkese. Inutile sottolineare la sceneggiatura e la fantastica fotografia del tre volte Premio Oscar Vittorio Storaro, Café Society si differenzia dagli ultimi lavori di Allen – da Midnight in Paris in poi – per la scorrevolezza e la leggerezza con cui si fa guardare.

Allen è sempre stato bravo a dirigere i suoi attori, soprattutto da quando ha smesso di recitare nei suoi film e ha permesso ad altri di impersonare il suo carattere e le sue idiosincrasie. In questo caso tocca ad un ottimo Jesse Eisenberg, attore già apprezzato da critica e pubblico. Ma non sfigurano neanche le due attrici, spesso considerate minori,  Kristen Stewart e Blake Lively, davvero convincenti nei loro ruoli.

Blake Lively interpreta Veronica Hayes nel film Café Society

Blake Lively interpreta Veronica Hayes nel film Café Society

È un film che nasce già classico, non sembra un film contemporaneo, ma una pellicola perfetta nel suo genere, da vedere e rivedere con piacere.
Un’altra differenza con gli ultimi lavori di Allen è l’atteggiamento che traspare dal racconto delle vicende del film e soprattutto dal finale. Il regista sembra affrontare i soliti dubbi esistenziali, che ha sempre affrontato con malinconia e velato pessimismo, con un atteggiamento di serena accettazione.

Bobby Dorfman (Jesse Eisenberg) e Veronica Hayes (Blake Lively) in una scena di Café Society

Bobby Dorfman (Jesse Eisenberg) e Veronica Hayes (Blake Lively) in una scena di Café Society

Il film, narrato da una voce fuori campo – nella versione originale dello stesso Allen, espediente considerato magari un po’ facile ma che a me affascina e piace sempre -, scorre accompagnato dalla solita musica jazz e da musiche d’epoca che danno una patina di eleganza insieme alla fotografia di Storaro e alla perfezione degli ambienti e della scenografia. Insomma, se amate Woody Allen – che ora è impegnato anche in una serie televisiva, Crisis in Six Scenes, che ha debuttato su Amazon il 30 Settembre – il film vi soddisferà pienamente. Se, invece, non siete grandissimi fan, vi consiglio comunque di vederlo perché è un film che scivola via molto serenamente, come un classico film hollywoodiano degli anni Trenta.