Avete presente quando accettate un invito al cinema e siete assolutamente in disaccordo con la scelta del film ma ormai non avete più modo di tirarvi indietro? Jojo Rabbit è esattamente quel film, in grado di scalfire ogni scorza e di lasciarti completamente a bocca aperta.

Ad esser sinceri la curiosità è nata quando ho visto le numerose candidature agli Oscar che questo film ha ottenuto e onestamente ho pensato che, per farmi un’idea , dovessi togliermi la curiosità. Ecco quindi l’allegra combriccola che condivide la tua stessa passione per il cinema e che ti invita a prender parte ad un’uscita fatta di sfiziosi e fragranti popcorn e comode poltroncine di velluto.

Jojo, l’immaginario Adolf Hitler e Rosie Betzler

Commedia satirica

Trascorsi i primi 10 minuti, ogni dubbio mi abbandona.

Johannes Betzler aliasJojo Rabbit”, è un tenero ragazzino di 10 anni con i denti fuori posto e gli occhi vispi. Questo tipetto tutto pepe ci condurrà in un viaggio che esplora la Germania del 1945, verso la caduta del Nazismo e del comando hitleriano. Fin qui nulla di divertente. Ho visto il trailer però e sono pronta ad assistere a qualcosa di completamente diverso e le aspettative sono alte, specialmente sapendo che nel cast c’èRebel Wilson, nota attrice comica statunitense.

La drammaticità del racconto è alleggerita infatti dallo sguardo infantile di Jojo, il quale si mostra fedele e devoto alla dittatura. Ad accompagnarlo nella vita di tutti i giorni c’è il suo coraggioso amico immaginario e chi poteva essere se non Adolf Hitler (Taika Waititi) in persona? Hitler si trasforma in una ridicola versione del dittatore che dispensa inutili e infondati consigli a Jojo, offre di continuo sigarette per alleggerire la tensione – cosa molto divertente – e propone spavalde battaglie del tutto fuori tema.


Adolf Hitler (Taika Waititi) e Jojo (Roman Griffin Davis) in una scena tratta dal film Jojo Rabbit

Jojo abbraccia l’ideologia nazista ma mostra ingenuamente di non comprenderne il controverso significato. Sa che deve combattere e disprezzare gli ebrei ma non ne capisce le ragioni. Come ogni bambino, ricerca nell’immaginazione le risposte che non può avere – e che nessuno gli da – e giustifica questo disprezzo costruendo un pensiero degli ebrei alquanto mostruoso. Utopisticamente li descrive come dei mostri dotati di corna e squame, divoratori di carne umana.

Il Reich sta per essere sconfitto e Jojo fa semplicemente parte di quel gran numero di giovani che sono stati cresciuti sotto il controllo della propaganda nazista. Il fisico gracile e il carattere amabile, gli conferiranno l’epiteto “rabbit” che lo accompagnerà per tutto il film. L’insensatezza del nazismo emerge proprio attraverso la figura Jojo che si potrebbe pensare come la contrapposizione tra la dolcezza e la crudeltà del movimento.


Scena tratta dal film Jojo Rabbit

Ispirato al romanzo di Christine LeunensIl cielo in gabbia“, il film, diretto e intepretato da Taika Waititi, contrappone l’ironia alla drammaticità degli eventi. Da una parte il realismo straziante di un periodo storico che è fisso nella memoria di ciascuno di noi e dall’altra la serie infinita di gang e battute esilaranti che colorano tutta la trama. Dramma e comicità si abbracciano e danno vita ad una pellicola che, come già detto, lascia senza fiato. Piccola chicca che pochi sanno: Taika è figlio di madre ebrea e padre maori. Queste origini lo hanno sempre messo a contatto con aspre battaglie contro la non accettazione e il pregiudizio. Penso quindi che il risultato tanto acclamato sia frutto anche di una particolare condivisione personale da parte di Taika.

La bellezza di Jojo Rabbit

La vera bellezza di tutto il film è Jojo. Con il suo fare ingenuo, la sua codardia e la dolcezza infinita, ti strappa il cuore. Questa leggerezza infantile è magica e ci fa sorridere, dall’inizio alla fine. Il suo simpatico modo di abbracciare l’ideologia nazista, la volontà di combattere senza sapersi neanche allacciare le stringhe delle scarpe da solo, ci mostrano quanto fosse stato facile per il regime reclutare così tanti piccoli fedeli soldati. Jojo non è l’unico a non aver ben chiare le ragioni di questa guerra e accanto a lui si schiera un potente esercito di ignoranti combattenti.

Scarlett Johansson è Rosie Betzler, la madre di Jojo. E’ una figura amorevole e presente per il figlio. Lo asseconda nel suo credo nonostante si celi ben altro. La severa attenzione che pone nella protezione del figlio, specialmente dopo aver già perso tragicamente la primogenita, le permette di essere impermeabile e impenetrabile. La sua interpretazione le ha garantito una nomination agli Oscar come miglior attrice non protagonista e personalmente ritengo che sia ne meritevole.

Rosie Betzler (Scarlett Johansson) e Jojo

Come si evince dal trailer, Jojo avrà modo di capire che gli ebrei non sono mostri con squame e corna. In particolare, nella sua vita si manifesterà una giovane fanciulla, Elsa, che gli mostrerà con la giusta leggerezza, le atrocità di questa perversa ideologia di cui lui si fa tanto promotore.

Elsa Korr e Jojo

Vorrei fare cenno ad un personaggio secondario che per me però è stato un po’ come la famosa ciliegina sulla torta: il migliore amico Yorkie. Questo bambino paffutello che compare di tanto in tanto con estrema simpatia e che accoglie Jojo ogni volta con un caloroso abbraccio, è quella figura del tutto irrilevante ai fini della trama ma che c’è ed è perfetta così com’è. Lui è un po’ quel personaggio secondario che ti rimane impresso per le battute, quella figura di cui non puoi non innamorarti.

Jojo e Yorkie in una scena tratta dal film Jojo Rabbit

Potrei proseguire per ore a parlare di quanto questo film mi abbia letteralmente toccata nel profondo e di quanto sia indiscutibilmente un grandissimo prodotto cinematografico. Nel mio piccolo e per i poteri a me conferiti, vi consiglio con ogni molecola del mio corpo di investire i 10 euro che avete nel portafogli per andare al cinema e non perdervi l’occasione di guardarlo prima della celebre Notte degli Oscar.

In chiusura vorrei lasciarvi con una citazione del poeta Rainer Maria Rilke, spesso citato e che viene posto in chiusura del film:

“Lascia che tutto ti accada: bellezza e terrore.
Si deve sempre andare:
nessun sentire è mai troppo lontano”
Rainer Maria Rilke