Joker è uno di quei film che può vantare la capacità di impossessarsi delle tue emozioni, dominandole per tutta la sua durata. La sensazione non appena usciti dalla sala è quella di estremo spaesamento, come se fossi appena rientrato da un lungo viaggio a Gotham City e non ti capacitassi del rientro improvviso.

Un Joker drammatico e tormentato

Joaquin Phoenix ha rilasciato numerose interviste in cui ha raccontato apertamente il suo percorso di trasformazione nel personaggio di Arthur Fleck, meglio noto con il nome di Joker. La sua intenzione fin dall’inizio è stata quella di farsi carico in termini fisici del tormento psichico di Arthur, applicando sul proprio corpo una vera e propria metamorfosi sino a raggiungere un livello di deperimento quasi impressionante. Questo aspetto lo analizzeremo maggiormente più avanti.

Joaquin Phoenix è Joker

Ci sono diverse inquadrature che colgono con astuta maestria la consumazione in termini fisici del personaggio. L’annientamento psichico si riflette sul corpo e sull’immagine trasandata che manifesta una totale inadeguatezza dello stare al mondo come le persone definite “normali”.

Arthur è un attore comico o perlomeno è quello che vorrebbe essere e che racconta di essere. Si mantiene facendo il clown per una ditta che lo mortifica e lo denigra costantemente per la sua stranezza. La sua stravaganza – se così si può definire – lo allontana da tutto ciò che risulti essere “normale”, rendendolo una sorta di reietto della società. Ad evidenziare questa sua completa inadeguatezza, una risata a dir poco inquietante che deriva da un disturbo psicofisico del quale soffre.

Dettaglio della terrificante risata di Joker

Una figura sicuramente destinata a divenire una vittima di una società incapace di accogliere o comprendere certe stravaganze. Arthur vive con la madre, anch’essa colpita da una profonda depressione e un legame non corrisposto, che definirei alquanto morboso, con Thomas Wayne, il padre di Bruce Wayne, noto ai più con il nome di Batman.

L’evoluzione del personaggio: da Arthur a Joker

Come si trasforma un timido e insicuro Arthur in uno spietato assassino come Joker? Sicuramente un peso non indifferente è riconducibile alla pressione psicologica alla quale è sottoposto costantemente. , che lo denigra e lo rende una succulente preda per i violenti e i razzisti. A far scattare il meccanismo sono per l’appunto tre ragazzi con i quali si scontra in metropolitana una sera rientrando a casa ancora truccato da clown. Il danno è fatto e complice dell’atto è una pistola consegnatagli da un collega per difesa personale in caso di ulteriori scontri e pestaggi avvenuti in precedenza.

Da quel momento in poi qualcosa cambia e Arthur inizia la sua personale evoluzione in Joker. Proseguire con la trama renderebbe questa lettura eccessivamente ricca di spoiler e non vorrei mai rovinare la vostra visione che merita un po’ di sano stupore.

Fermo immagine di una scena tratta dal film Joker

Quello che si percepisce osservando il percorso di Arthur dall’inizio alla fine del film, è che in realtà abbia solo messo in luce quanto fosse già in ombra. La sensazione è che in quella risata sofferente, dolorosa che si conclude spesso con profondi colpi di tosse e strazianti spasmi, ci sia Joker intento a venir fuori. Come se fosse sempre stato dentro di lui, in attesa del momento giusto per emergere e passare da ombra a luce.

Joaquin Phoenix interpreta Joker

La vera svolta avviene quando il corpo abbandona del tutto il sofferente Arthur per fare spazio ad un indomabile Joker. Come un vero e proprio interruttore, il primo si spegne e rimane il folle clown che tutti consociamo. Da quel momento in poi violenza, rabbia e follia diventano le vere protagoniste. Quella insicurezza quasi angosciante di cui il protagonista è portatore sofferente, lascia spazio ad un arrogante e rabbioso individuo instabile.

La metamorfosi di Joaquin Phoenix

Come anticipato, Joaquin ha raccontato in diverse occasioni il suo intenso percorso di mutazione. L’intenzione dell’attore fin dall’inizio è stata quella di fornire un carattere profondamente drammatico al personaggio che si poteva raccontare in un film tutto suo. Joker ha una storia e sicuramente non è una storia semplice. L’intensità degli eventi dolorosi che pian piano danno forma all’immagine folle alla quale siamo abituati, hanno lasciato un segno indelebile. Joaquin sceglie il corpo come specchio dell’anima di Joker e quindi inizia una privazione costante di cibo che lo porta alla perdita di 25 kg e a raggiungere quell’immagine insana che vediamo per tutto il film.

Dettaglio di una scena tratta dal film Joker

Il corpo si fa portatore della decadenza e della sofferenza. Completamente privato della carne, rimane una fragile ed esile figura sconfitta dalla crudeltà della vita. L’attore ha scelto di non alimentarsi o quantomeno di farlo il minimo indispensabile e questa fame logorante lo ha aiutato nella trasposizione della personalità complessa del personaggio. Voleva apparire stanco, arrabbiato, sofferente, emaciato. Voleva farsi carico dei dolori di Arthur e del suo “male di vivere”. E’ dichiarata la sua volontà di non ispirarsi a nessun precedente Joker, cercando una sua personale interpretazione. L’ultima versione del personaggio fu interpretata da Jared Leto nel film-flop Suicide Squad.

Lo sguardo di Joaquin è malefico ed ipnotico allo stesso tempo. Il regista Todd Phillips sa come catturare questi elementi che permettono la definizione della personalità di Arthur/Joker nel corso della pellicola. Da un povero reietto che ha come unico obiettivo nella vita quello di far ridere le persone, a un terrificante assassino senza sensi di colpa che uccide con implacabile freddezza.

Il sorriso è il filo conduttore di tutto il film. Riecheggia nell’aria dall’inizio alla fine. Il sorriso che Arthur ostenta con il trucco quando indossa i panni del clown. Il sorriso della canzone Smile di Nat King Cole. La risata penetrate che diventa carattere distintivo di Joker. Il jingle di apertura del programma che seguono Arthur e la madre condotto da Robert de Niro nei panni del presentatore di successo Murray Franklin.

Joaquin non è interprete, è personaggio. Questo gioco di parole sta a significare che l’attore è andato oltre e da esecutore diviene espressione in carne ed ossa. L’investimento fisico ed emotivo, gli ha permesso di sentirsi Joker e quindi di agire in quanto Joker. Esempio di questa completa fusione, è la scena che segue il primo clamoroso atto di violenza e che lo vede danzare in un bagno pubblico, con ancora evidenti le macchie del suo gesto. Accompagnato della musica di Hildur Ingveldardóttir Guðnadóttir, si lascia andare in una romantica e delicata danza, seguito da Todd Philips che ha saputo cogliere l’espressività dell’attore nella sua libera interpretazione del momento. E’ una scena davvero forte e di grande carattere espressivo.

Il Leone d’Oro e l’accoglienza del pubblico

Nell’ultima edizione della Mostra del Cinema di Venezia svoltasi a settembre, il film ha vinto il prezioso Leone d’Oro e ben 8 minuti di applausi. Se ci pensate 8 minuti di applausi sono davvero un’infinità. Più che meritati. Per sapere le impressioni del cast, consulta la seguente pagina.

Sovrapposizione di immagine: Joker VS Arthur Fleck

Credo di aver sufficientemente manifestato la mia approvazione e quindi rinnovo il mio invito ad andare al cinema quanto prima. Un consiglio personale: optate per la versione in lingua originale. L’abilità di un attore è in parte insita anche nelle sue corde vocali. Vedere film doppiati nella nostra lingua, spesso porta a precludersi quell’effetto che solo la versione originale ci può dare. Non è facile lo so, per chi non è abituato all’ascolto in inglese può risultare difficile la comprensione ma ne vale la pena.