When the see us” è la miniserie drammatica di solo 4 episodi, disponibile ora su Netflix, che narra del famoso “Caso della jogger di Central Park” che nel 1989 colpì una New York ancora particolarmente divisa in etnie e colore della pelle.

Devo ammettere che Netflix riesce sempre a convincermi. Ignara accedi alla piattaforma e nella home iniziano a partire i trailer dei nuovi arrivi senza che te ne accorga, sei già alla prima puntata. Questo il primo e rapidissimo impatto, già abbastanza convincente. Giunge il secondo, quello che poi mi ha convinta a seguire questa serie: il consiglio di un’amica che è stata talmente rapida che in poche ore si è divorata ogni singolo episodio.

Ora, dopo questa breve spiegazione sul come e il perché – di cui forse vi interesserà poco o niente – possiamo analizzare la serie tv in questione. Partiamo dal presupposto che una storia vera ha sicuramente un valore e un impatto diversi. Questo aspetto è rilevante perché When they see us è la storia di un’ingiustizia che ci coinvolge nel profondo, che ci fa riflettere e ci mette in discussione.

I fatti del “Caso della jogger di Central Park”

When they see us riassume in 4 episodi le vite di 5 giovani ragazzi di colore nati e cresciuti ad Harlem. Questa zona è nota come il “quartiere nero” di New York e considerato in passato un luogo poco sicuro, teatro di violenza e degrado. La sera del 19 aprile ’89, 5 ragazzi di età compresa tra i 14 e i 16 anni, Kevin Richardson (interpretato da Asante Blackk), Antron McCray (Caleel Harris), Yusef Salaam (Ethan Herisse), Korey Wise (Jharrel Jerome) e Raymond Santana (Marquis Rodriguez), decidono di trascorrere la loro serata a Central Park, assieme ad altre compagnie della zona.

E’ assodato che questa scelta negli anni sia stata un vero e proprio tormento per questi ragazzi. Quella sera infatti nell’area frequentata dai giovani protagonisti, oltre ad una serie di atti di violenza che coinvolsero alcuni poveri passanti, una donna venne brutalmente picchiata e violentata. La jogger, abbandonata in condizioni assai critiche, venne avvistata e portata in salvo da alcune persone di passaggio.

La polizia rivolse fin da subito la sua attenzione sui 5 ragazzi, unici veri sospettati del crimine. Dopo esser stati arrestati, furono sottoposti ad estenuanti interrogatori per più di 24 ore. L’approccio violento e inquisitorio, portò i poveri 5 ad una confessione che in realtà altro non era che una semplice falsa dichiarazione dettata dall’insistenza brutale e aggressiva della polizia. Gli adolescenti vennero infatti convinti dai loro carnefici di poter uscire da questa terribile situazione solo incolpando i propri compagni e confessando un reato mai commesso.


Kevin Richardson interpretato da Asante Blackk

Un errore fatale

La scelta di confessare gli fu letale. I ragazzi vennero condannati e ritenuti colpevoli dello stupro e degli altri atti di violenza avvenuti quella notte. In pochi attimi, la vita di questi adolescenti venne distrutta dalla fiducia mal riposta e dal giudizio di una giuria che non fu in grado di comprendere la verità nascosta e l’assenza totale di prove.

Scena tratta dalla serie Netflix When they see us

Per capire l’oscenità di quanto avvenuto, bisogna sicuramente approfondire il contesto. Come anticipato, siamo in una New York ancora particolarmente divisa in etnie e colore della pelle. La vittima, Trisha Meili, era per l’appunto una giovane donna bianca di 28 anni che voleva semplicemente praticare la sua corsa serale a Central Park. Il particolare evento, assieme alle diverse violenze avvenute quella notte del 19 aprile 1989, furono ritenuti i crimini con più ampia risonanza degli anni ottanta.

La verità viene davvero sempre a galla?

I fatti sono noti, non vi sto rovinando il finale ma vi avviso che da qui in poi si parlerà di come si è evoluta la storia. Un giorno, un giovane ispanico di nome Matias Reyes, sentì il bisogno di scrollarsi di dosso un peso. Nel 2002, ben 13 anni dopo l’inizio dell’incubo, Matias confessò il reato di stupro nei confronti di Trisha Meili, atto compiuto senza alcun genere di supporto o aiuto. Ora, non sappiamo la concreta ragione per cui questo omuncolo abbia deciso di fare la cosa giusta. Probabilmente la condivisione del medesimo carcere con l’unico dei ragazzi che aveva raggiunto l’età di 16 anni, Wise, lo rese più sensibile alla questione – anche se ci mise giusto 13 anni.

Volete sapere come è andata a finire con l’omuncolo? Il reato è andato in prescrizione e quindi l’ispanico non ha mai dovuto fare i conti con il suo gesto, pagato alla fine da 5 innocenti. L’unica soddisfazione su cui ci possiamo aggrappare possiamo inquadrarla nella sua precedente condanna all’ergastolo che lo riconobbe come un assassino e stupratore seriale.

Cinque vite raccontate in 4 soli episodi

Non vorrei approfondire qui tutti gli eventi che si sono susseguiti a seguito della confessione di Reyes, vi invito però ad approfondire la vicenda leggendo qualche interessante articolo che troverete online. Quello che vorrei invece evidenziare è quanto la serie sia assolutamente efficace e ben strutturata. In soli 4 episodi, ci vengono mostrati una serie di fatti che hanno coinvolti questi 5 ragazzi, dai 14/16 anni all’età adulta. La loro vita viene scandita in singoli e rapiti momenti che includono il prima, il durante e il dopo la condanna e la reclusione.

Foto dei veri 5 protagonisti del caso della jogger di Central Park ormai in età adulta

L’arguta scelta di suddividere un lasso di tempo così lungo per questi 5 ragazzi in quattro specifici momenti, è secondo me l’elemento vincente di questa serie. E’ difficile distogliere l’attenzione perché ogni episodio è un tassello che permette allo spettatore di costruire un piccolo puzzle di eventi significativi. Una vita rovinata, distrutta dalla necessità di alcuni individui di emergere in quanto difensori, protettori di una violenza che indossa il colore nero contro una ragazza dal colore dalla pelle chiara. Questa macabra realtà è il motore che porta avanti la storia e che per anni ha torturato fisicamente e mentalmente questi adolescenti innocenti.

Avvertenze speciali

Per i più fragili di stomaco, consiglio di valutare la visione in compagnia di qualcuno perché certe scene possono risultare particolarmente cruente. Ci sono stati momenti in cui ho avuto bisogno dell’ausilio di un cuscino per immergerci la faccia. Ricordiamo per che l”obiettivo della serie non è quello di spaventarci o schifarci, bensì di raccontarci qualcosa di realmente accaduto che ha avuto un forte impatto emotivo. Che state aspettando? Sintonizzatevi su Netflix!

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