Lagerfeld era già Lagerfeld prima ancora dello sbarco sulla luna nel 1969. Era già affianco delle sorelle Fendi nella guida del marchio e aveva già fatto tanto parlare di sé. Nel bene e nel male. Dire addio a Karl Lagerfeld vuol dire perdere un maestro, un’icona, un’ispirazione. Indimenticabile quando, sfrontato come solo lui sapeva fare, qualche anno fa se ne andava in giro con una tote bag con scritto “Karl Who?”.

In effetti, chi è Karl Lagerfeld?

Karl Who? Karl Lagerfeld, la storia della moda - Addio a Karl Lagerfeld

Di lui non si sa con certezza neanche l’anno di nascita o se i suoi genitori fossero realmente dei nobili tedeschi. Chi sa se negli anni ’30 aveva già immaginato che, in un triste giorno del 2019, il mondo intero si sarebbe spento e stretto attorno a lui. Prima ancora che la collezione Fall/Winter 2019-20 di Chanel potesse scendere in passerella. Prima ancora che il mondo della moda fosse pronto ad una tale notizia.

Che poi pronti non si è mai. Impossibile essere pronti a lasciare andare via qualcosa di così prezioso. Perchè sì, nel mondo della moda, Lagerfeld era qualcosa di molto prezioso.

KARL WHO?

Designer, stilista, fotografo, illustratore, trendsetter; Lagerfeld era un’icona.

Bastano tutti questi appellativi per rispondere alla domanda? In effetti, parlando di moda, bastava dire Karl per dire già tutto. In 40 anni di carriera, o forse più, è riuscito a trasformare, stravolgere, sbalordire e inventare sempre qualcosa di nuovo. Anche i più bravi guardavano a lui con smodata ammirazione.

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Ci sono personalità da cui non puoi smettere mai di imparare, perché sono così grandi e travolgenti, che hanno sempre qualcosa da insegnare e con cui stupire. Con Chanel, per esempio, Lagerfeld ha stupito tutti e ha permesso di far diventare il marchio dalla doppia C uno dei più prestigiosi al mondo. Coco aveva fatto tanto in quegli anni, era stata per i nostri nonni quello che Karl è per noi. Rivoluzionaria ed impavida. Ma poi, dopo la guerra, cosa ne restava di Coco. Così entrò in scena lui, soffiò via la polvere, rese le slingback un capo must have, trasformò i colletti castigati e avvolse tutto in grosse catene dorate.

E chi se la dimentica la collezione prêt-à-porter dell’autunno/inverno 1991-92 che lui stesso descrisse come “nouveau rapper”. Fotografò Linda Evangelista e Christy Turlington nel principato di Monaco con addosso chili di catene e delle tute sportive. Poteva mai Chanel portare una tuta in passerella? Per gli altri no, per Karl sì. E fu un successo che lui commentò così: “I rapper dicono la verità ed è proprio questo di cui abbiamo bisogno ora”.

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Un successo come ogni scelta fatta da lui

Sempre in controtendenza, senza un’unanime approvazione ma sempre con convinzione. Infatti, quando fu chiamato ad assumere la direzione creativa di Chanel, nessuno approvava questa scelta del presidente Alain Wertheimer, eppure fu la scelta che portò la casa di moda francese a riappropriarsi della sua grandezza e a diventare uno status symbol. Nel frattempo, anche Fendi, diventava uno dei marchi più importanti della moda italiana, e anche il brand che porta il suo nome cresceva di pari passo.

Era alla direzione creativa di 3 marchi, disegnando circa 12 collezioni all’anno senza saltare neppure una collezione di haute couture e haute fourrure a Parigi. Nel 2003, creò per Chanel anche il concetto di Métiers d’Art, una collezione annuale pensata appositamente per mettere in luce la grande maestria degli storici atelier parigini Desrues e Lesage.

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Come faceva a non stancarsi nessuno lo sa, si sa solo che Karl aveva bisogno di creare continuamente per non annoiarsi mai. Ecco perché si è ritrovato a collaborare con il brand di peluche Steiff, con quello dei pianoforti a coda Steinway o con la casa editrice Steidl con cui ha lavorato per il Calendario Pirelli. Senza dimenticare la sua iniziativa apripista di creare delle capsule collection con i brand del fast fashion, dando il via alle annuali collaborazioni di H&M.

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Quanto si potrebbe ancora raccontare di Lagerfeld, parlando delle sue muse come Ines de la Fressange negli anni ’80 o come Lily Rose Depp nelle sue ultime collezioni. Potremmo ricordare l’amore per il suo gatto bianco birmano Choupette a cui ha lasciato la sua eredità. O forse si  potrebbe dire della sua famosa dieta che è diventato un libro best seller e che da quel momento gli ha permesso di vestire al meglio il suo completo nero per eccellenza.

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Si potrebbe raccontare così tanto su Lagerfeld che non basterebbero documentari e biografie perché un genio di tale grandezza non riesce a stare dentro i margini.

Fino ad oggi abbiamo potuto respirare tutto il meglio che la moda ha potuto regalarci, ora aspettiamo chi come lui sarà in grado di riscrivere la storia.