Piangi Roma, muori amore.

Questa canzone dei Baustelle è forse una mera casualità che in poche parole racchiude un’altra triste perdita: addio a Laura Biagiotti. Anche lei ci ha lasciato senza più il suo genio, ma con una grande eredità.

E piange Roma, piange quella designer che ha da sempre costruito un legame speciale con la capitale. ROMA di Laura Biagiotti è uno dei profumi italiani più famosi e longevi, uno di quei profumi che puoi usare una vita intera.

laura biagiotti

La storia della Biagiotti è fatta di generazioni, la prima è quella della madre Delia, l’ultima è quella di sua figlia Lavinia. Sua madre è stata il suo mentore, quando Laura la guardava lavorare mentre realizzava nel suo laboratorio le divise delle hostess Alitalia. Laura, invece, amante dell’arte, intraprese gli studi di archeologia ma ben presto l’amore per la moda la chiamò come il canto di una sirena e così fondò una società per le grandi firme dell’alta moda: Schuberth, Capucci, Litrico, Barocco. Non passò molto tempo quando nel 1972 la prima collezione firmata “Laura Biagiotti” scese in passerella.

NASCITA DI UNA GRIFFE

Nasce il marchio. La storia del Made in Italy si arricchisce di un altro tassello. La Biagiotti è figlia di quel periodo in cui i più grandi brand della moda italiana nascono per rivoluzionare il settore e creare “lo stile italiano”. Armani, Versace, Krizia, erano i compagni di avventura di Laura, quelli con cui condivideva gli anni 70, uno dei momenti più grandiosi per la moda italiana. Le sfilate si trasferirono a Milano e ci si metteva d’accordo via telefono sull’ora a cui scendere in passerella.

Era il 1974, due anni dopo l’esordio. Ken Scott chiedeva: tu sei di mattina? Allora mi metto dopo pranzo.

laura biagiotti

L’amore per l’arte non l’ha mai abbandonata, ecco perché assieme al marito Giovanni Cigna fece restaurare e si trasferì in un castello dell’XI secolo a Guidonia, alle porte di Roma. La sua casa nel Castello di Marco Simone è diventata anche il posto dove Laura partoriva le sue idee e in cui il genius loci del luogo si mescolava al suo talento da stilista. Qui è nata Lavinia, già ricca di tutto quello che la madre e la nonna avrebbero potuto insegnarle. Infatti, dal 2005 è lei ad occuparsi della griffe lavorando gomito a gomito con la madre, fino all’ultima sfilata, fino all’ultima complice intesa.

I TRAGUARDI

Laura Biagiotti ha portato il Made in Italy in giro per il mondo, in Cina nel 1988 e in Russia 1995. Nessuno, a quei tempi, s’interessava a quei paesi ma Laura e Gianni hanno sempre volto lo sguardo più lontano nel futuro. Lo stesso futuro che poco meno di un secolo prima ispirò Giacomo Balla ad abbracciare il futurismo e a creare opere straordinarie che in seguito diventarono patrimonio della collezione privata Biagiotti-Cigna che conta oltre 300 capolavori.

laura biagiotti

L’arte del passato ha sempre ispirato Laura, donna in bianco, regina del cashmere.

È stata la celebre giornalista Diana Vreeland, vero guru della moda, a dirmi un giorno: perché non si veste sempre di bianco? Ne ho fatto la mia bandiera”.

Maglie a collo alto, trecce di lana e linee ampie hanno caratterizzato e definito il suo stile ma anche i colori, soprattutto il rosso corallo. Uno stile elegante, di classe, colorato, romantico, maturo. Nel 1992 a New York riceve il premio come “donna dell’anno” e nel 2004 viene eletta consigliere della Camera Nazionale della Moda Italiana.

Addio a laura biagiotti

Traguardi, successi, primati e riconoscimenti hanno accompagnato la vita e la carriera di Laura Biagiotti fino a questo 26 Maggio 2017. Adesso il mondo della moda ha un’eredità in più da custodire e il colore bianco da consacrare.

Addio a Laura Biagiotti, per sempre nei nostri cuori.