Jessica albaSfoglio una rivista.

Accendo la televisione.

Vedo un cartellone pubblicitario.

Navigo in rete.

Ovunque i media volutamente diffondono l’idea che bello è giusto, magro bello e che l’apparenza è così importante da consentire a pubblicitari e fotografi di modificare corpi già perfetti. È come se ci fosse qualcosa di male ad avere qualche ruga in volto, come se fosse una malattia avere qualche chilo di troppo, come se non ci si dovesse apprezzare così com’è. E dov’è finita allora la favola dell’amarsi? Dove quella di capire che siamo tutti diversi ed è per questo che il mondo è apprezzabile?

BAGGIANATEdirebbe la mia vecchia professoressa di greco e latino, poi si sarebbe fatta una risata e mi avrebbe detto “Ludovica, sei sempre la solita” al che io, in quarta ginnasio, avrei risposto “Beh è stupido.

La cosa più grave sono però le conseguenze a questi messaggi ben poco subliminali: profondi drammi interiori che ci inducono a privarci di meravigliosi dolci al cioccolato, a sottoporci per ore ad intensi allenamenti in palestra e a preferire un misero brodino quando gli altri hanno davanti una fiorentina- chiedo venia ma non ho idea di quale sia l’equivalente per i vegetariani. Che amarezza.

julia-robertsPare però che questi drammi da comuni mortali non sfiorino minimente il gentil sesso hollywoodiano che, al contrario, è diventato cultore d’ostentazione con lo spasmodico bisogno d’attirare l’attenzione, a costo di farlo nel modo sbagliato. Considerato infatti che alcool e droga oramai riscuotono ben poco scandalo essendo diventati una triste realtà, il metodo più semplice per far parlare di sé sembra essere orientato verso la moda e se prima ci si spingeva a stravaganze o anticonformismo – ricordiamo una raggiante Julia Roberts alla Premiere di Notthing Hill con i peli lunghi delle ascelle – ora invece si punta al “chi bella vuole apparire, sempre meno si deve vestire”.

Ecco quindi entrare in scena la regina del trash con la sua immancabile spalla, le due teen idol con l’ego da spogliarellista: Rihanna e Miley Cyrus.  Insomma, lo sappiamo Riri e Miley che non avete nulla da invidiare a nessuno, ma la vostra sicurezza disarmante vi porterà a vestite solo una macchina raggi X per farci vedere l’unica cosa che ancora non è stata mostrata?? Non credo siano passate inosservate infatti le numerose foto di entrambe che, presenti da brave hit girl quali sono a tutti gli eventi che contano, si contendono lo scettro di regina del nude look  a mani basse a parer mio vince Rihanna con abito e cuffietta di Adam Salman durante i Fashion Awards. Avvilente però non è tanto il fatto che si ostinino a presentarsi mezze nude ad ogni evento, quanto che la cosa abbia preso piede e che ormai sembri essere diventato un dress code.FotorCreated

L’unica cosa sensata da fare a questo punto, più che acclamare questa “moda”, è capire come un accessorio prettamente intimo sia diventato un must have per ogni cattivona che si rispetti e per farlo è necessario partire dal burlesque.

Dita Von TeaseNato come satira in Inghilterra, prende piede nel Paese d’origine ed in America anche se con sfaccettature differenti; per quanto ci riguarda noi tratteremo solamente quest’ultimo in quanto antenato dell’omonima pratica odierna. Arrivato in America diventa subito celebre pur mutando dal genere iniziale convergendo in uno spettacolo prettamente per adulti, considerati i toni erotici e maliziosi proposti in scena. Inizia così l’ascesa del nudo scenico sino all’arrivo dello strip-tease e di nomi come quelli di Dixie Evans, Gipsy Rose Lee e Ann Corio. Si sostituiscono alla satira quindi sensualità, ironia e sex appeal, portando in scena una donna sicura e affascinante a cui non è richiesta alcuna misura striminzita; ogni donna è libera di mettersi in gioco. 

I copricapezzoli perciò, nati come escamotage “salva vergogna” per i costumi o ovviare a scollature – molto – profonde, diventano così ufficialmente un capo nonché accessorio immancabile nel burlesque.

Gli anni trascorrono, quest’arte si consolida e nel 1992, “le petite dei pasties”- come Vanity Fair ci consiglia di definirli per non essere volgari – compaiono anche in passerella grazie a Jean Paul Gaultier che, prima li applica ad un body stravolgendo la loro natura, poi invece decide di far sfilare per lui Madonna in un abito nero con bretelle e il seno completamente scoperto. Lo stilista propone il regno del contrario!1992 Jean Paul Gaultier

cAltra sfilata e altri anni, siamo nel 1996 e vediamo una magrissima Stella Tennant che sfila per Chanel con un bikini striminzito il cui reggiseno ricorda due copricapezzoli uniti tra loro da un sottile filo nero. Chanel non transige sull’abbronzatura e propone l’alternativa più vicina al nudismo!

stella tennant chanel 1996

Dopo quest’episodio troviamo silenzio stampa per lungo tempo sino ad un’eccentrica Lady Gaga che “per prima” tra le vip si propone ai Fashion Awards 2011 con una tunica trasparente e i due famosi cerchietti neri applicati al seno. Lady gaga Fashion Awards 2011

Questo è il momento in cui prendono il comando Riri e Miley che iniziano la lotta per contendersi il maggior numero di scatti eliminando reggiseno e qualunque cosa riesca a coprirle, sino alla celebre collezione di Tom Ford PE 2015 che permette loro di (s)vestirsi firmate per l’AmFAR Inspiration Gala.    L’unica cosa certa è che paparazzi e giornalisti dopo l’evento non hanno trattato dell’importanza di esso – in quanto raccolta fondi annuale contro l’AIDS  ma delle due cantanti che hanno eclissato il resto degli invitati. Gli outfit proposti vedevano Rihanna con un morbido “abito” scollato, trasparente e con uno spacco vertiginoso, abbinato ad autoreggenti neri ben in vista e ad un sandalo viola catarifrangente forse temeva la investissero – e Miley con una gonna a tubo lunga nera e una maglia trasparente con  stringhe nere lucide incrociate. Ma perché giudicarle? Chi non confonderebbe un abito con dei copricapezzoli!

cyrus rihanna 04

Insomma che dire di più? Copricapezzoli si? No?

Ai posteri l’ardua sentenza, per quanto mi riguarda sono felice che in Italia esista l’Art. 527 del codice penale.