Tra i bagliori delle fiaccole e il suono di flauti e tamburi, il 30 aprile è andato in scena, nel Palais El Badi di Marrakech, il viaggio tra il Mediterraneo, l’Europa e l’Africa immaginato da Maria Grazia Chiuri per la collezione Dior Cruise 2020. La Cruise 2020 è stata molto più che una sfilata: la collezione voleva essere una riflessione sul concetto di inclusività e sulla multiculturalità, un incontro tra modi di vivere e tradizioni differenti.

“Con la cultura si impara a vivere insieme, si impara soprattutto che non siamo soli al mondo, che esistono altri popoli e altre tradizioni , altri modi di vivere che sono altrettanto validi dei nostri” . Queste le parole di Tahar Ben Jelloun ne “Il razzismo spiegato a mia figlia” che raccontano al meglio l’essenza e il valore contemporaneo della collezione Dior Cruise 2020.

Dior Cruise 2020: la collezione

Protagonista della collezione è il Wax, tessuto simbolo di un melting pot culturale sviluppatosi attraverso secoli di storia, che contamina i codici stilistici della maison diventando il protagonista di long dress, tuniche, maxi bag, o innestandosi nella trama dell’iconica Toile de jouy. La natura si fa spazio attraverso i materiali: non solo wax ma anche seta écru, garza di seta, shantung nei colori del sabbia, del blu indaco, dell’ocra, dei rossi bruciati a definire cappotti, lunghi caftani, tailleur, gonne a pieghe e pantaloni.

Le creazioni rivelano nei volumi e nei tagli l’omaggio della Chiuri ai suoi predecessori, in primis Yves Saint Laurent, primo direttore creativo della maison, senza dimenticare il denim e il militare, appositamente rovinati dai viaggiatori più entusiasti.

Ad esaltare il dialogo multiculturale, che scandisce l’intera collezione, una serie di collaborazioni creative con artisti e stilisti locali. Prima fra tutte quella con Univax, una delle ultime realtà rimaste a produrre tessuti Wax attraverso tecniche artigianali, quella con il designer africano Pathé Ouédraogo- Pathè’O– che ha creato per l’occasione un’esclusiva camicia in omaggio a Nelson Mandela. E ancora, la collaborazione con Martine Henry e Daniella Osemadewa, specializzate nella creazione di turbanti e fasce, e quella con Grace Wales Bonner e Mickalene Thomas, chiamate a reinterpretare il capo simbolo della rivoluzione Dior nel 1947 ovvero il tailleur Bar.

La sfilata Dior Cruise 2020 è stata un inno alla moda. Non solo per la bellezza delle creazioni in passerella ma anche per averci aperto gli occhi verso una nuovo modo di concepire le moda che non è solo abiti ma la consapevolezza e la sensibilità che le contaminazioni, l’artigianato e la cultura sono valori fondamentali, anche in un ambito che la maggior parte della gente considera frivolo.