Hanno un corpo, delle opinioni, milioni di follower, un preciso tone of voice e un team marketing tanto ampio quanto ignoto; sapete di chi stiamo parlando? Sono i personaggi pubblici che fanno muovere il mercato mondiale dell’intero sistema moda, gli influencer, figure quasi mistiche a cui basta una stories per scatenare un caso mediale capace di spodestare ogni figura di riferimento del fashion business. Ma cosa succede se la fisicità reale lasciasse il posto a una corporeità virtuale? No, care mie esperte del buon costume, non è una puntata di Black Mirror ma un fenomeno postmoderno che sembra, ad oggi, farsi palpabile; le influencer virtuali sono già tra noi e, con loro, la nuova frontiera dell’influencer marketing 4.0 cresciuta a social network e algoritmi.

La nuova realtà delle influencer virtuali segna un punto impreciso (un paradosso se pensiamo al significato etimologico delle parole stesse) dell’iperrealtà: un luogo dove la coscienza non riesce a distinguere il reale dalla simulazione, quello che è da quello che non è. Un gioco perverso quanto sublime ed attraente per l’umana comprensione tanto che, se volessimo filosofeggiare, già un certo filosofo francese, tale Jean Baudrillard, nel suo saggio “Simulacres et Simulation”  anallizza i simulacri, immagini o rappresentazioni a cui non corrisponde alcuna realtà sottostante, per capire la controversa relazione tra la realtà, la società e i suoi simboli.

Mie care modaiole so che vi sembrerà di essere entrate in uno strano episodio dalla trama fitta come il codice in Matrix eppure, almeno una volta, anche voi avete varcato le porte di questo mondo iperreale; come? Molto semplice: Instagram. Le influencer virtuali stanno gradualmente prendendo il posto alle reali (fino a prova contraria) regine dei social; personaggi come la Ferragni, le Kardashian o gli angeli di Victoria’s Secret potrebbero perdere il dominio dei like all’insegna di un Game of Thrones dove in palio non c’è alcun trono di spade ma solo il riconoscimento di una magistrale operazione di marketing!

influencer virtuali_collage

Pensateci: una volta superata la soglia dei social a bordo del nostro Iphone cosa o chi determina cosa è reale e cosa no? Siamo quello che mostriamo o quello che celiamo? Così in equilibrio sulla linea sottile che separa i sensi e l’immaginario collettivo nessuno può impedire a influencer come Lil Miquela, Shudu, Bermuda, Noonoouri e compagnia di sfilare tra noi firmati da capo a piedi. Perché, sì, care mie modaiole, stiamo parlando di un The Sims che veste Prada, fa colazione da Starbucks e scala la classifica mondiale di Spotify

influencer cirtuali_Miquela

Lil Miquela virtual influencer con oltre un milione di follower, vive a Los Angeles dove scala le classifiche, reali, di spotify (nell’agosto 2017 diventa virale il suo singolo “Not mine”). Cyber doll dal carattere più vero che mai ha provocato molti dubbi e controversie quanto è misteriosa la sua maternità: dapprima avatar di una reale persona o neonata robot della nota compagnia Brud? La cosa certa è che veste i più importanti marchi del mercato! Tra capi Chanel, Supreme&co. sfilate ed inviti ad eventi muove i suoi passi in una perpetua compresenza .. e sì, è anche sul nuovo numero della vostra rivista preferita.

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La bionda californiana, Bermuda, segue la spinta della sua amica/nemica Lil Miquela. Deve la sua popolarità all’hackeraggio del profilo della collega, risultato essere, forse, una strategia indotta dalla stessa società Brud. Ora Bermuda si è fatta un nuovo guardaroba e, anche, un nuovo ragazzo… ovviamente virtuale!

influencer virtuali_noonoouri

Artificial influencer eletta da Dior ambassador, Noonoouri, vanta più di duecento mila follower su Instagram e numerose collaborazioni con diversi brand. Versace, Prada, Chanel, Vivienne Westvood, insomma, tutti la vogliono! Non solo racconta sui social, come una persona vera, i backstage delle sfilate chiacchierando con Maria Grazia Chiuri ma posa naturalmente anche con le sue bff tra cui Carine Roitfeld.. che dire, chapeau!

Che queste it-girls dal cuore renderizzato siano il frutto di società trasnmediali (come la Brud) o i testimonial di brand iconici come Dior poco importa; stiamo parlando di milioni di follower e, si sa non ve lo devo dire io, questo porta a numerose collaborazioni, progetti e capsule collection molto più che reali e traducibili in fatturati tangibili tradotti su carta. Ma non pensiate che questo fenomeno sia nato dal nulla! Ricordate le campagne di Prada o Louis Vuitton? Anticipatori dei virtual influencer presero i personaggi del noto gioco Final Fantasy e li vestirono, è proprio il caso di dirlo, con la nuova collezione. E dire che c’è gente che pensa che i videogames siano superflui anche quando lo stesso Moschino decide che le proprie modelle poseranno nell’universo The Sims per l’adv della nuova stagione!

Sono una ex giocatrice incallita di The sims e non potevo non aspettarmelo. Da appassionata di prodotti virtuali (perché di questo si tratta) non posso che essere affascinata e attratta da questo fenomeno che si muove costantemente nell’ambivalenza sociale dell’autodeterminazione del suo essere reale in un mondo virtuale. Da instagram addicted e appassionata di moda non posso che chiedermi se siano le influencer digitali a voler sembrare vere o quelle in carne ed’ossa a voler ricercare un’ideale di perfezione composto da 0 e 1.

Potremmo davvero parlare per ore sull’argomento, riflettere sulle implicazioni economiche che queste influencer virtuali porterebbero all’intero sistema moda e alla sua produzione, di come le società transmediali potrebbero guadagnarci e di come i marchi potrebbero sfruttare il digitale per aumentare i ricavi sonanti e di immagine. Probabilmente sfoceremmo in un discorso talmente complesso che riguarderebbe anche questioni prettamente sociali e, talvolta, anche sessiste (si sa che la donna su Instagram acchiappa più like) muovendoci in un territorio dove il politically correct si chiamerebbe Marketing mix…

Ma questa è un’altra storia; per il momento limitiamoci a saper distinguere ciò che è da ciò che non è, a preferire l’essere dal sembrare.