Prendi la nuova stagione e aggiungi la new collection, risultato? Un capo nuovo fiammante nel nostro armadio, l’equazione per eccellenza e l’unico motivo per cui abbiamo rinunciato al sushi del venerdì sera. Ma qualcosa di “nuovo” è qualcosa di “unico”? Molte volte no e di conseguenza parole come “copia” o “ispirazione” fanno capolino nella nostra testa.

Cocò Chanel diceva “la moda passa, lo stile resta” e oggi non c’è frase più vera di questa. Più si va avanti e più è difficile elaborare un’idea mai vista, una moda che si inventi da zero. Diciamolo, viviamo nell’epoca del perpetuo citazionismo, quasi obbligato, dove il ricorrere a modelli passati è una velata giustificazione dell’espropriazione sotto le mentite spoglie del garbato omaggio a chi si è succeduti.

Ed è qui, perciò, che arriviamo alla domanda esistenziale del fashion system: la moda, oggi, è copia o ispirazione? Le più estremiste potrebbero dire che tutto è una copia di tutto, che non c’è nulla di nuovo e che ogni anno ci sono sempre le stesse cose. Le ottimiste invece penserebbero che, sulla base di un concetto già esistente, lo stilista abbia lavorato per creare altro. Il vero problema è che hanno ragione entrambe e ciò rende difficile rispondere alla domanda, soprattutto se si considera la storia della moda in quanto tale unita alla sottilissima soglia che separa il prender spunto dal puro plagio.

Quindi, care mie modaiole, non disperate, tutte abbiamo comprato una giacca nuova che nuova non è. La stessa ispiratamente copiata a quel magnifico modello anni ’80 con le spalle larghe voluto da Giorgio Armani. Non parliamo poi del fast fashion che, nel bene e nel male, crea una riproduzione vero simile alla portata di tutti sbandierando, così, il buon marketing ma, attenzione, rimanendo brave persone (e facilitarsi indubbiamente le vendite).

Citarsi bene, copiarsi meglio

“Eccoli qui, anche quest’anno…” l’inizio di una frase che segna il dibattito più seguito dei social perché, sì, anche fra stilisti ci si copia, si prende ispirazioni e ci si autocita. Gli esempi sono tanti, come Louboutin- Yves Saint Laurent dove la causa scatenante fu la contesa in merito alla tanto amata suola rossa. Dibattito talmente infuocato da dare vita ad una causa legale e un risarcimento da un milione di dollari. L’inghippo? Non si può rivendicare qualcosa che, già all’epoca di Re Sole, esisteva. I nobili di corte infatti facevano tingere le suole di rosso, per distinguersi dal popolo.

Tornando ai giorni nostri invece, anche la stessa collezione pe 2019 di Moschino ideata da Jeremy Scott è stata oggetto di controversie. La grafica a scarabocchio negli abiti è stata infatti rivendicata da Edda Gimmes che ne aveva fatto il suo concept nel lontano 2016. Scott, come molti altri, è stato accusato di plagio più e più volte ma l’ispirazione è sempre stato il giusto capro espiatorio.

Non dimentichiamo chi prende un brand e ne varia il nome come ad esempio Boolenciaga, un copycat a regola d’arte, o chi si reinventa, come Dior e Tom Ford, autocitandosi e reinterpretando modelli passati che restano fondamentalmente identici.

Che siano operazioni di marketing o campagne di comunicazione per far parlare di sé, il risultato non cambia. Insomma, copie di copie, ispirazioni a correnti artistiche o a dettagli di altri ed elaborati cavilli legali portano avanti, per così dire, la moda. Ma quando un vestito haute couture cambia solamente colore possiamo pretendere un unico?


ispirazione vs copia_Valentino vs Christian siriano

Potremmo interrogarci per ore ma nel frattempo le pubblicità dei grandi marchi si influenzano a vicenda. L’animalier sarà sempre un must e alcuni account Instagram che demistificano brand accusandoli, neanche troppo velatamente, di inquietanti somiglianze aumentano sempre più. D’altra parte, se anche Gabrielle Chanel aveva preso spunto dal guardaroba maschile fondando un impero, chi siamo noi per storcere il naso davanti alla ripresa di una stampa monogramma degli anni ‘60/’70?

Forse però, la grande Coco aveva ragione! Forse “il copiare è un gesto d’amore e l’amore è ciò che rende eterni”.