C’era una volta, in un tempo lontano, una piccola donna che intrecciava trame di fili multicolore con un piccolo ago. Sera dopo sera tesseva una storia ancestrale, forse la più antica di tutte. Così nacque Moda. Non un capo, non un tessuto, non arte ma qualcosa di estremamente personale e paradossalmente universale, gerarchico o democratico, ma costantemente in divenire.

Come diceva la stessa Coco Chanel negli anni ’60 «La moda non è qualcosa che esiste solo negli abiti. La moda è nel cielo, nella strada: ha a che fare con le idee, con il nostro modo di vivere, con cosa sta accadendo». Mai fu più immortale. Care modaiole affette da fashion experience, indossare un capo non è solo mettersi addosso una tendenza ma farsi portavoce di un’idea, un’ispirazione. Ogni capo racconta una storia, vera o inventata, personale o no, dando voce all’affabulazione: la voce della moda.

Fashion communication

Nel tempo il processo di comunicazione o di scrittura di un brand è cambiato: partendo dall’abito, le campagne pubblicitarie, gli shooting da mille e una notte (e non solo) studiati nei minimi dettagli, sino alle sfilate 2.0. Ad oggi la moda non è più un universo solitario riservato a pochi eletti, ma un sistema perfettamente integrato e ibridato con le novità tecnologiche e sociali dei tempi moderni.

Il fashion system è dominato dalla multicanalità, qualità divenuta inscindibile dall’essenza stessa del “farsi sentire” e dal ruolo sempre più privilegiato della relazione tra marketing e creatività esplicabile con l’equazione storia. Intrattenimento = idea creativa : valore economico. Mie care modaiole ora capite bene che l’armadio che avete in camera è composto dall’30% dei vostri sogni e dal 70% shopping experience e brand loyalty ben architettata.

Ci troviamo davanti a un magic mirror mentre indossiamo quel paio di scarpe per cui abbiamo fatto follie e per cui ancora sentiamo quella magica musica della sfilata. Il primo incontro, d’altronde, non si scorda mai! Perché sì, l’immagine è la musa mitologica della moda, ma è altrettanto sicuro che oggi la vera voce del mondo fashion si fa letteralmente sentire.

Verso i podcast

Quindi orecchie aperte care modaiole, questa non è una favola ma è la pura realtà. Storie, racconti e vicende personali affannano le menti della maggior parte del pubblico, e del trend setter. Perché Coco era così determinata contro l’italiana Elsa Schiapparelli? Cosa affannava così l’animo tormentato del giovane Yves? Valentino, nella Voghera arretrata, chi era prima del rosso, prima di Roma, prima di tutto? O Christian se solo potessi parlare di te e della tua Maison? E Versace? Chi lo sa… Sono tutti artisti, creatori sopra i massimi sistemi dell’universo di stoffa, ma sono anche esseri umani che hanno vissuto, sperimentato e sofferto silenziosamente lontani dalla luce del mito.

Siamo voyeur incontenibili, lo siamo sempre stati, e oggi ancora di più. I social sono la nostra cassa di risonanza, le vicende personali l’oggetto del desiderio ma questo una buona operazione di marketing lo sa già. Le storie personali di quelle persone tanto vicine quanto lontane dalle nostre vite hanno riscoperto un target attento e, soprattutto, molto curioso.

voce della moda_col fashion plast 2 i podcast

È il caso di parlare di podcast, la vera voce della moda. In America il debutto è datato 2005, da quando tramite iTunes di Apple è possibile scaricare e ascoltare i file audio. Ma si dovranno aspettare quasi dieci anni affinché il fashion system capisca le reali potenzialità di questo strumento. Da Vogue a Yahoo Style, fino in Francia da Camille Charrière e Monica Ainley che nel 2016 lanciano “Fashion No Filter”, un programma che attraverso i podcast da voce a diversi personaggi della moda che parlano di street style o dell’haute couture.

Ad affidarsi ai podcast ci sono anche i brand del luxury, ne è un esempio Chanel con 3.55 dove il tema discusso è di solito il rapporto con la creatività nel quale, fra gli altri, è intervenuto anche lo stesso Karl Lagerfeld insieme a Pharrel Williams, Susie Lau, Margaret Zhang e Keira Knightley. Ma non finisce qui, Gucci si racconta con le sue narrazioni altamente personalizzate in linea con la brand personality e l’anima del creativo Alessandro Michele. Maison Margiela con The memory of… with John Galliano, Chloè con Chloè Radio da voce alla femminilità in tutte le sue sfaccettature e, infine, anche il marchio Coach sceglie il posdcast come narratore dei suoi Dream it Real, dei veri personalCoach che invitano l’ascoltatore a seguire i suoi sogni portando alle nostre orecchie le storie personali di personaggi noti.. ricordate Arya Stark? Una Maisie Williams più umana che mai; d’altra parte ha combattuto contro perfidi uomini, sconfitto il Night King ed è sopravvissuta a una guerra infuocata… Una ragazza ha molto da dire!

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Siamo giunti quindi alle battute finali, possiamo dire che i podcast effettivamente, oggi, rappresentino una buona strategia di comunicazione con costi iniziali contenuti e un buon ritorno di engagement. Le maison non vendono solo capi da collezione ma ora anche valori, ideali e idee… già perché care mie lettrici un’idea, lo insegna Leonardo di Caprio in Inception, è altamente contagiosa e può trasformare il mondo o, in questo caso, il vostro armadio!