Tutti amano l’Italia perché qui la vita è dolce, la gente è elegante e, soprattutto, qui il cibo è buono!

Non è un caso che nell’immaginario collettivo l’italiano sieda di fronte a un abbondante piatto di spaghetti al ragù. Nel regno tricolore, il cibo è una cosa seria e quello per la buona cucina è un culto che non sembra esagerato definire sacro. Ecco perché mangiare all’estero è a dir poco doloroso per noi italiani. Siamo così devoti a quel che ci finisce nel piatto che non possiamo fare a meno di versare una lacrimuccia nel vedere le specialità della nostra mediterranea dieta – definita, niente popò di meno, patrimonio Unesco – storpiate e ridotte a un’immangiabile intruglio. Il che è ciò che succede appena varcato il confine.

Questo che rivolgo a Voi, coinquilini del mondo, è dunque un appello disperato. Continuate pure a copiarci, non ci arrabbiamo mica, siamo abbastanza generosi da non negare a nessuno quell’inviolabile diritto umano che è la pizza il sabato sera. Però, fatelo come si deve. Non è difficile. Basta seguire un paio di piccoli accorgimenti… Roba da niente. Basta non violare poche, semplici regole, che qui vi espongo.

  1. IL VERO CAFFÈ È NERO COME LA PECE E CALDO COME L’INFERNO.

Le brodaglie annacquate e dal color della pupù, lasciatele pure agli amici americani. Il caffè vero, quello che ti fa sudare e ti tiene sveglio tutta la notte, sta tutto in una tazzina. È così scuro che non ci vedi entrare il cucchiaino. È amaro e non lo sorseggi con calma mentre leggi un libro, ma lo bevi tutto d’un fiato, in piedi al bancone del bar. Il caffè vero non è solo un caffè. Il caffè è un rito.

caffè

  1. LA PIZZA NON È UN QUADRO DI POLLOCK

La saggia Coco diceva: «Prima di uscire, guardati allo specchio e togli qualcosa». Ecco, lo stesso procedimento dovrebbe essere applicato alla pizza. Il troppo stroppia. E se è vero che la pizza è come il sesso, che quando è buona è buona e quando è cattiva va bene lo stesso. È anche vero che a una pizza all’ananas chiunque preferirebbe la castità. Perciò, cari miei non italiani, a meno che il vostro nome non sia Sorbillo, lasciate perdere le sperimentazioni e imparate a godere di una buona margherita.

pizza

  1. FARE LA PASTA È SEMPLICE.

Ascoltate bene: riempite ben bene una pentola d’acqua e mettetela sul fuoco. Quando bolle, versateci una manciata di sale e buttateci dentro la pasta. Attenzione! La pasta deve essere completamente sommersa. Dopodiché, attendete il tempo indicato sulla confezione e poi scolatela –scolare vuol dire gettare via tutta, proprio tutta, l’acqua e tenere solo la pasta. Semplice no? Com’è che non ci riuscite? Nel caso poi, miracolosamente, portiate a termine il procedimento, non osate spiaccicare quel dannato ketchup sui vostri rigatoni.

Ripeto, no al ketchup sulla pasta!

pasta

  1. IL FORMAGGIO SUL PESCE È PEGGIO DEI CAVOLI A MERENDA.

E qui non ho altro da aggiungere. Non serve nemmeno spiegare il perché. Prendetelo come un mantra: il Grana sugli spaghetti allo scoglio no. Proprio no.

  1. IL PASTO È UNA CERIMONIA.

Vi siete inventati il finger food, il fast food, il take away e i buffet. Tutto molto bello. Tuttavia, se volete davvero godervi il cibo come dei veri italiani, prendetevela con calma. Apparecchiate bene la tavolo, sedetevici e non alzatevi prima di un paio d’ore. Assaporate ogni boccone, apprezzatene l’odore, l’aspetto, il sapore. Nel frattempo, bevete del buon vino, chiacchierate, vivetela come una festa. Perché il pasto italiano non è mai un semplice pasto, è una cerimonia.

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