Mi sveglio al mattino e per prima cosa, quotidianamente, cado dal letto. Volevo un letto alto un metro e 17 centimetri e allora me lo sono costruito. Faccio il designer e nessuno, chissà perché, ha mai pensato ad un letto così alto. Alla fine cadi e ti svegli. Sempre di una sveglia si tratta. Il brutto è quando magari passo notti agitate ed esco dallo spazio sicuro. Ho dovuto iniziare a spostare il comodino, altrimenti, molto probabilmente, non starei scrivendo.

Ho iniziato a fare il designer perché non sapevo disegnare e volevo diventare un disegnatore. Ma forse ho inteso male la parola designer. Alla voce designer l’italiano mi traduce disegnatore. Ma a me, se non ricordo male,  piacevano i fumetti da piccolo!!! Forse ho fatto confusione. Però nutro nel lavoro del designer un grosso amore.
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A fianco allo specchio del mio bagno ho appeso un quadretto con una frase di Confucio “Se ami quello che fai, non sara’ mai un lavoro”. La leggo tutte le mattine. Per un periodo è stato un motto che mi rendeva pieno di me. Leggevo la frase e mi si gonfiava il petto: “Io, il designer innamorato del proprio lavoro!”. Sono diventato alla fine un disegnatore non a scopo di lucro. Eh si perché ho iniziato a disegnare arredi e oggetti particolari di cui nessuno ne capiva il significato.

E passavano i mesi, e passavano gli anni, ma nessuno, proprio nessuno (tra questi ci metto anche mia mamma, almeno lei però …) capiva il mio lavoro. Era come se in una giornata di autunno mi trascinavo in una strada buia e piovosa verso il nulla… se lo immaginate un po’ fumettato (ve l’ho detto forse ho fatto confusione!), credetemi, è una bella scena…

Ve ne racconto una. Una volta mentre ero sdraiato al parco con un filo di erba in bocca pensavo e ripensavo a cosa potevo creare che sbalordisse la folla. Già mi immaginavo con in mano la statuetta del miglior designer dell’anno con la gente che gridava il mio nome e mi acclamava. Senza pensare alle faccia da creativo che avrei dovuto sfoggiare sulle varie riviste. Ma questo sarebbe successo solo dopo la mia creazione.

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E allora cosa mi invento? Il letto alto non potevo proporlo come soluzione, dovevo ancora finire di testarlo. Ero lì che fumavo di pensieri ed ad un tratto si accende la classica lampadina. Solo che non era la classica lampadina. Era più una luce ad intermittenza, eh no era una sirena dell’ ambulanza che passava di lì e che mi aveva illuso. Dovevo isolarmi dall’intorno… dovevo dimostrare a me stesso di potercela fare. Ecco! Trovata l’idea!

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Torno a casa di corsa, apro la porta, scavalco tutte le cianfrusaglie sparse per casa – vabbè non mi criticate, il ciabattino ha le scarpe rotte – e mi accomodo sulla mia sedia rotante super motorizzata con tanto di finto scarico cromato e fumante. Mi accomodo perché per arrivare al piano di lavoro ci mette un bel po’, anche questa devo finire di testarla. Prendo un foglio ed inizio ad abbozzare degli schizzi, proporzioni e cenni di colore. Le ore passano, si fa ora tarda, ma io continuo a sviluppare il mio progetto. Sento di esserci. Mi sveglio la mattina seguente con la testa appoggiata alla scrivania e una quantità di fogli vaganti che coprono me e persino il pavimento.

Apriamo una parentesi. Non vi ho ancora detto una cosa su di me. Spesso mi sveglio la mattina senza ricordarmi alcune cose che ho fatto il giorno prima. Dite che potrebbero essere i test che continuo a fare con il mio letto? Non riesco a trovare però delle cavie. Chiudiamo la parentesi.

Quella mattina mi sono svegliato con il rumore del robot aspirapolvere a cui ho aggiunto delle particolari funzioni. Una delle tante è che è parlante e un’ altra è che ha la modalità sveglia. Ho aggiunto le funzioni parlante/sveglia per essere sicuro che  la mattina, dopo aver assaggiato il pavimento dal letto, io sia sveglio. Quindi ad una certa ora il mio piccolo robot inizia a pulir casa e a venirmi, nel caso, a svegliare. E quella mattina sono stato appunto svegliato. Però ha messo in funzione anche la sua naturale dote e cioè quella di  aspirare sporcizia, tra cui tutti i fogli di carta sparsi ai miei piedi, poi magicamente tritati tramite un distruggi documenti che ho incorporato.

Ora il punto è che molto probabilmente ha tritato tutte le bollette che stavo controllando la sera prima e che penso di dover pagare in breve tempo. Mi devo tirar su le maniche e contattare tutte le assistenze clienti delle varie utenze. Però sicuramente mi sto dimenticando del perché io stia scrivendo qualcosa su questo blog. Se non vi dispiace riordino le idee e ci risentiamo presto.