Di women empowerment abbiamo sentito parlare molto, soprattutto negli ultimi tempi. E nella percezione di questo movimento non sembrano esserci posizioni intermedie. Lo si vede come una cosa da snobbare oppure come qualcosa in cui immergersi fino in fondo. Questa dicotomia probabilmente è dovuta all’associazione di women empowerment e femminismo. E, diciamolo, all’aura di diffidenza che aleggia attorno a tutto ciò che ha a che fare con quest’ultimo.

Ma che cos’è il women empowerment?

In realtà, non c’è una definizione univoca, anche perché il concetto di empowerment – letteralmente legittimazione, responsabilizzazione – non è traducibile in tutte le lingue. Empowerment è un processo che ha lo scopo di incrementare la capacità di un gruppo di individui di fare scelte e trasformare queste scelte in azioni. Il women empowerment è quindi un processo attraverso il quale le donne lottano su più fronti. Per la parità di genere, per ridefinire i ruoli storicamente associati a uomini e donne, per riaffermare che tutti gli individui, di ogni sesso, possono disegnare il loro futuro come più li appassiona, senza paletti, senza briglie. Il women empowerment serve a ricordare e ricordarci che tutti i bambini possono sognare di diventare chi vogliono. E soprattutto che ci sono persone disposte a scendere per le strade per ricordarlo al mondo intero. Il femminismo è nato per questo, il women empowerment ne è una declinazione.

Ho detto femminismo, ooops!

Nonostante il femminismo parli di diritti, di opportunità, di crescita e di realizzazione, negli anni non è mai riuscito a scrollarsi di dosso lo scetticismo di tutti coloro che lo guardano come se fosse l’avanzata del peggio male. Dovremmo stamparlo a lettere chiare e tonde. Dovremmo tenerlo sempre a mente: femminismo non è una parolaccia e dovremmo smettere di pronunciarlo con timore.

Un concetto del passato…

Per quanto possa sembrare un concetto recente, o degli ultimi tempi, il women empowerment esiste da quando ci sono le donne. Probabilmente mancava solo la consapevolezza di cosa fosse ma ha assunto diversi volti nel corso delle epoche. Artemisia Gentileschi, Colette e Madame Coco sono solo alcune delle donne che nel corso della storia ci hanno insegnato che ci sono modi diversi di fare le cose.

…con un nuovo presente.

I movimenti #MeToo e Time’s Up sono stati solo l’inizio di un’onda, non solo rosa, che ha deciso di dire basta alla violenza sulle donne e di mettersi in azione. Tutte queste manifestazioni sono dilagate in forme differenti in diverse parti del mondo. Le mid-term elections americane hanno visto diverse candidate democratiche vincere. Segno che il movimento femminista, a lungo screditato dal Presidente Trump, ha portato i suoi frutti.

Il movimento però sta assumendo nuove forme, non solo politiche. Il women empowerment ha il volto di Cara Delevingne che si sente libera di sfoggiare un frac al royal wedding. Trova forma nei personaggi delle serie tv come Sabrina Spellman e Betty Cooper. Nella comunità virtuale di Our Shared Shelf, il gruppo di lettura con tematiche femministe di Emma Watson. Possono sembrare forme banali, ma entrare in contatto quotidianamente con mezzi d’informazione diversificati che trasmettono manifestazioni concrete di women empowerment permette di liberarci degli stereotipi un poco alla volta, un post dopo l’altro.

Avere una scelta in più

È importante avere una pagina che parli con leggerezza dei problemi femminili – e non solo – perché spesso sono trasformati in tabù o in cose di cui “non è carino” parlare. Leggere post che ricordano a ciascuna che no, non è perfetta come le modelle di Instagram ma guess what? va benissimo così.

È importante guardare una serie tv come Chilling Adventure of Sabrina e scoprire una protagonista che non si arrende a ciò che è già stato deciso per lei, che vuole andare fino in fondo, scegliendo di credere nelle proprie idee anche quando gli altri le consigliano diversamente. Significa guardare un episodio e pensare “lei ha trovato una terza opzione, una terza opzione ce l’ho anch’io!”. Allo stesso modo è importante sentirsi parte di una comunità di lettura virtuale come quella di Our Shared Shelf, dove non solo vengono approfonditi temi femministi ma se ne discute – tutti i 221684 membri – spesso avendo anche la possibilità di fare domande all’autrice o all’autore.

Essere femministe significa accettarsi, essere orgogliose di sé stesse e dei propri risultati. Significa andare avanti a testa alta anche quando qualcosa ci dice che forse dovremmo gettare la spugna. Essere femministe significa difendere i diritti e farlo tutti e tutti assieme.

Visto? Ve l’avevamo detto che femminismo non era una parolaccia!