Al Magnolia si è iniziato a parlare di Irlanda molto prima della partita di calcio, grazie al ritorno dei Flogging Molly.

Lunedì 20 giugno infatti, il palco del Circolo Arci Magnolia si è colorato di verde sulle note celtiche di uno dei gruppi per eccellenza del celtic punk. Formatosi nel 1997 a Los Angeles ma di origine irlandese, il gruppo ha subito conquistato il panorama celtic punk grazie a performance live incredibili ed a sonorità che riescono ad unire perfettamente l’irish di Pogues e Dubliners al punk americano.

Mancavano da parecchio in Italia, visto che il tour dell’anno scorso è stato annullato per problemi familiari del frontman Dave King, ed è stata un’attesa sentita sia dai numerosi fan italiani che dal gruppo stesso, che ha continuato a ribadire quanto fossero dispiaciuti del mancato appuntamento.
Con tutta l’energia e la simpatia che solo gli irlandesi sanno portare sul palco, i Flogging Molly hanno quindi regalato un concerto di classe e divertente che di certo non verrà dimenticato dai presenti.

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La serata è iniziata con Andrea Rock che, accompagnato da un cajòn e un violino, ha timidamente portato un po’ di folk sul palco, ma la sua performance è stata presto dimenticata lasciando ancora più voglia di vedere i paladini del vero punk celtico.

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Alle 21.50 le luci si sono spente e una canzone popolare irlandese ha introdotto King & co. che hanno subito scaldato gli animi con (No more) Paddy’s LamentAnother Bag of Bricks estratte da due momenti diversi della loro carriera ma ugualmente piene di carica.
Per far capire che genere di concerto ci saremmo dovuti aspettare hanno usato subito il loro brano di maggior successo, nonché titletrack del loro album migliore, la potente Drunken Lullabies.
È giunto poi il momento dell’ultimo singolo The Hand of John L. Sullivan che, più pop e con ritmi quasi ska, entra di diritto nella scuderia dei buoni pezzi dei Flogging. La toccante Whistle the Wind fa riprendere un po’ fiato a tutti e finalmente ci si accorge della perfetta forma di King che, fra una birra e l’altra (prontamente offerte al pubblico come se fosse il barista che tutti desideriamo), scherza, si diverte e soprattutto canta come il King di ormai quasi vent’anni fa. Alla faccia di chi dice che bere fa male.

La serata avanza inevitabilmente con una tracklist stupenda che sale e scende lasciando in estasi tutto il pubblico, passando con facilità dalle ottime versioni acustiche di Wanderlust e So Sail On a canzoni molto più cariche come Devil’s Dance FloorBlack Friday Rule, che ha dato modo al chitarrista Dennis Casey di dare prova della sua bravura.
Molti i brani estratti dai primi album che accontentano i più nostalgici e fanno saltare tutti, un paio quelli dall’ultimo album, ancora inediti in Italia a causa del già citato tour incompleto, ma la qualità è rimasta continuamente invariata tenendo tutti incollati al palco per non rischiare di perdersi qualcosa.

Con il trittico FloatSeven Deadly SinsWhat’s Left of the Flag, i Flogging Molly hanno quindi chiuso il set, ma non hanno fatto in tempo ad appoggiare gli strumenti che subito sono stati prontamente richiamati sul palco per allungare ancora di qualche minuto la magnifica serata.
Il saluto è arrivato sulle note di Tobacco IslandIf I Ever Leave This World Alive, che hanno chiuso con energia rimanendo perfettamente sui toni di tutto il concerto.

Il pubblico è stato lasciato libero di andare con Always Look On The Bright Side of  Life dei Monthy Python per sottolineare ancora una volta l’ironia e l’allegria che hanno caratterizzato la serata, con il bassista Nathen “Iggy Pop” Maxwell a bordo palco a far foto e a bere coi fan.

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Dave King

L’atmosfera è stata la migliore che si potesse sperare: buona musica, buona location, artisti che si divertono sul palco e fanno divertire sotto al palco e ovviamente, come ogni serata irlandese impone, tanta birra.

Per chi volesse ascoltare la tracklist del concerto dei Flogging Molly, può andare qui e trovare la playlist creata appositamente dal sottoscritto.