Il 17 giugno scorso la versione fisica del nuovo album dei Radiohead, “A Moon Shaped Pool”, è arrivato in tutti i negozi regalando 52 minuti di buona musica.

Il disco è pregno di quello che i Radiohead hanno sempre saputo fare, risaltando la genialità compositiva di Jonny Greenwood e la malinconica ma sognante voce di Thom Yorke.

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(da sx a dx) Colin Greenwood, Jonny Greenwood, Thom Yorke, Philip Selway, Ed O’Brien

Sono i singoli ad aprire l’album con “Burn the Witch”, orchestrale e accompagnata da una imponente base di violini, e “Daydreaming”, il cui nome spiega meglio di mille parole la tenerezza e la calma del brano.

Nella tracklist si trovano diversi brani già sentiti in live passati: “Desert Island Disk” e “Present Tense” (suonate durante alcuni concerti da solista di Yorke), “Ful stop” e”Identikit” (eseguite dal vivo dai Radiohead nel 2012), “True Love Waits” (inserita nell’EP “I Might Be Wrong – Live Recordings”, 2001).
Di maggior interesse sono quindi le restanti canzoni con “Decks Dark” e “Glass Eyes” che rimangono sulla linea orchestrale che segna molto l’intero album. “The Numbers” presenta invece ritmi più calzanti con uno stupendo piano jazz che accompagna le strofe quasi psichedeliche di Yorke.
Ultimo inedito è “Tinker Tailor Soldier Sailor Rich Man Poor Man Beggar Man Thief”, con una base molto più contemporanea ma in perfetta sintonia col resto.

È proprio questo che rende i Radiohead una delle band più interessanti e talentuose di sempre, il saper unire alla perfezione i vari generi e le varie tecniche. Qui si può sentire bene l’unione fra l’orchestra e il sintetizzatore, ma anche accostamenti più “normali” come l’intervento di una chitarra distorta in un brano apparentemente lento diventa rivoluzionario se fatto da loro. Si parla ovviamente della loro canzone più famosa: “Creep”.

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Copertina del singolo “Creep”, 1992

Per quanto sia uno dei lavori migliori dei Radiohead, “A Moon Shaped Pool” ha fatto parlare più per come è stato annunciato che per la sua qualità.
La band inglese infatti non ha mai nascosto il suo lato alternativo anche nel relazionarsi col pubblico, rilasciando dichiarazioni forse fin troppo sincere ma soprattutto ruffiane (anche ultimamente Yorke ha dichiarato alla stampa di essersi stupito di piacere ancora a qualcuno).
E il modo in cui hanno dichiarato l’uscita del nuovo album è stato decisamente ruffiano, progettato per creare scalpore e farsi desiderare il più possibile.
Una settimana prima dell’uscita della versione digitale infatti, tutti gli account social dei Radiohead sono stati azzerati, cancellando tutti i post e lasciando solo il bianco.

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Dall’1 maggio all’8 non si è fatto altro che parlare di quanto fossero stati coraggiosi, stupidi, geniali, esagerati e ognuno aveva il proprio parere. Fatto sta che i Radiohead sono esattamente tutto questo, e la loro tattica ha funzionato a meraviglia.
In un universo del marketing in cui si pensa che debba vincere chi ha la voce più grossa, loro si sono ammutoliti, si sono nascosti, e tutto il mondo si è accorto della loro mancanza.
Si può ragionare sul senso filosofico che questo gesto rappresenta per la loro carriera, una colata bianca che cancella il passato e apre le porte ad un futuro caratterizzato da musica eccellente, ma in fondo è stata semplicemente una mossa di marketing geniale.
E i Radiohead rimarranno per sempre la band più ruffiana e interessante del Regno Unito.

TRACKLIST:

Burn The Witch
Daydreaming
Decks Dark
Desert Island Disk
Ful Stop
Glass Eyes
Identikit
The Numbers
Present Tense
Tinker Tailor Soldier Sailor Rich Man Poor Man Beggar Man Thief
True Love Waits

(dopo un primo momento in cui i Radiohead non volevano assolutamente pubblicare “A Moon Shaped Pool” su Spotify, si sono ricreduti ed è quindi possibile ascoltare l’album QUI. )