Ieri sera si è concluso il lungo e tortuoso viaggio dei 24 concorrenti del Festival di Sanremo nei meandri della musica italiana. Tra fischi, polemiche, lacrime e incredulità, a vincere è la giovane voce di Mahmood con il brano “Soldi“. Il giovane cantante trionfa nelle nuove proposte e poi si piazza sul podio del concorso principale, scalzando Ultimo e Il Volo, relegati al secondo e terzo posto. Quarta posizione per Loredana Berté, data favorita dal primo giorno. Daniele Silvestri, con “Argento Vivo”, si aggiudica il premio della critica Mia Martini, il Premio sala stampa Lucio Dalla e  il premio Sergio Bardotti per il miglior testo. Il Premio Sergio Endrigo alla migliore interpretazione va, invece, a Simone Cristicchi con “Abbi cura di me”, che si aggiudica anche il Premio Bigazzi alla migliore composizione musicale. Il tutto, ovviamente, senza esclusione di colpi.

Mahmood

Festival di Sanremo: il giorno dopo

Sulla conduzione, i look, gli sketch e le canzoni di Sanremo 2019 si è già detto tanto. Questo perché all’essere umano, spettatore, giornalista, musicista che sia, piace commentare ed esprimere opinioni. Si spera, sempre con cognizione di causa ed educazione. Si attesta, non sempre. Pertanto, Claudio Baglioni piace e non piace, la Raffaele è elegante, ma che abiti smorti, Bisio diverte, però quanto è sguaiato. Mai nulla andrà bene davvero a tutti, allo stesso modo. Polemica, altro che armonia. In questo, noi italiani, siamo davvero i numeri uno.

Sono proprio le polemiche ad alimentare pagine e pagine di quotidiani e social network, questa mattina. Nonché le case degli italiani, che ripercorrono le sorti della puntata di ieri sera. Che siamo tutti allenatori quando toccano i rigori e abbiamo tutti l’orecchio assoluto quando c’è il Festival di Sanremo. Una cosa, però, è certa (e fa un po’ arrabbiare anche me). Il pubblico aveva decretato un vincitore assoluto, ieri sera. A salire sul podio, però, è stato un altro.

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La polemica sul televoto

Si parla sempre, tanto, di democrazia. Nello showbiz, ai conduttori e alla gente di spettacolo piace pronunciare frasi come “il pubblico è sovrano“, o “lasciamo che decida il pubblico“. Piace lasciar credere che il potere sia ancora, e per la maggior parte, nelle nostre mani. Che siamo noi a decidere, che siamo importanti. Lo siamo, davvero, ma quando e come lo decidono loro. Questa è la mia impressione di fronte all’esito della finale del Festival.

Le classifiche provvisorie di Sanremo, come previsto e ripetuto sin dal primo giorno, prevedono la commistione di tre giudizi. Pubblico da casa, sala stampa e giuria d’onore (tra cui figurano Joe Bastianich ed Elenia Sofia Ricci…cosa valutiamo, gli hamburger? Che Dio ci aiuti -cit). Il sistema della classifica più importante, quella finale, prevede il peso del televoto al 50%, quello della sala stampa al 30% e quello della giuria d’onore al 20%. Tutto fa pensare che il pubblico, alla fine, possa scegliere la sua canzone, quella che rimarrà (si spera sempre) nel cuore e nell’immaginario collettivo della nazione.

E’ Ultimo il preferito del pubblico

Invece no. Tutto si trasforma nella solita pantomima. Un anno i musicisti lanciano gli spartiti. Poi vince Marco Carta. Dopo ancora mi ritrovo sul podio Emanuele Filiberto e Pupo. Alla fine proclamano La La Land e non è vero…no, quelli erano gli Oscar scusate. Non si capisce come, ma non si capisce mai niente. Analizzando, infatti, i dati scorporati di ieri sera, con il televoto Ultimo raccoglie il 46,5% di voti, rispetto al 39,4% de Il Volo e al 14,1% di Mahmood. Se alla fine vince Mahmood (“Soldi” ottiene il 38,9%, Ultimo il 35,6% e Il Volo il 25,5%), dovete spiegarmi che diavolo è successo.

C’è chi grida al golpe di una giuria di sinistra, chi sostiene che il ribaltamento sia meritato, chi insorge all’urlo di “doveva vincere Loredana Berté!“. Baglioni si difende con un poco convincente “Se il Festival volesse essere una manifestazione popolare potrebbe essere gestita solo dal televoto“…davvero? Certo è che nessuno se lo sarebbe aspettato, nemmeno l’incredulo, mezzo sardo, mezzo egiziano, Mahmood.

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Mahmood dedica la vittoria alla mamma

Polemiche e sarcasmo a parte, de gustibus non est disputandum diceva il buon vecchio Cicerone. Il Festival di Sanremo 2019 voleva essere un dirottamento verso nuovi orizzonti, nuove spiagge, all’insegna dell’incontro, dell’apertura e dell’armonia. A vincerlo, un ragazzo giovane, diverso, che porta sul palco e nel panorama musicale italiano sonorità moderne e un timbro di voce interessante. Incredulo, prende tra le mani il primo premio sotto una pioggia di coriandoli bianchi e dedica il successo alla mamma (al papà ha già indirizzato la canzone). Dopo il tentativo intrapreso ad X-Factor nell’edizione del 2012, Mahmood riesce nell’intento di fare musica e di imporsi tra i big. Che lo faccia sul palco di una delle manifestazioni forse più lontane dalla sua sfera musicale, ormai, non ha molta importanza.

Il testo della canzone vincitrice è degno di nota? A mio parere, no. Può considerarsi un successo immortale? Non credo. Avrei preferito un altro a lui? Decisamente sì. Tuttavia, abbiamo milioni di teste e cuori diversi, il mondo gira ed evolve, le leggi dello spettacolo cambiano, i gusti del pubblico anche. E’ tutto troppo veloce, troppo mutevole per fermarsi a rimpiangere tempi passati e ormai lontani, per sperare che un Ranieri, una Oxa, un Modugno tornino ad emozionare e lasciare il segno. Siamo la società dei tweet, delle storie da 15 secondi (dentro e fuori gli schermi), degli eccessi, dei pettegolezzi e dei controsensi. Dove andremo a finire? Spero non più in basso di così. Spero che al dirottamento segua una bella virata, ma spero anche e sempre nel cambiamento, che alle volte può essere positivo e comunque porta con sé sorprese e novità.  Si dice, d’altronde, che la speranza è l’ultima a morire.

L’anno prossimo il Festival compirà 70 anni. Speriamo in una degna ed appassionante festa di compleanno.