L’argomento di questo mese si intitola 12 Miles to happiness.

Prima, però, è doverosa una premessa.  Non c’è niente al mondo che mi piaccia più del mio lavoro. Al centro della mia realizzazione personale si erge monumentale il mio praticantanto. Sono felice di fare ciò che faccio, anche in quei giorni in cui non sembro farne una giusta e scrivere mi pare più difficile che zappare. Non smetterei di fare giornalismo nemmeno per il patrimonio di Paris Hilton, non rimpiazzerei le 8 ore in redazione neppure per un giro del mondo in mongolfiera. Insomma, sto benissimo dove sto e non sogno alcuna fuga.

Non mi affascinano particolarmente i racconti di viaggio, né i diari sabbatici.

Il pippone è per spiegare il mood in cui mi trovavo quando, un paio di giorni fa, ho ricevuto un messaggio Linkedin in cui mi si chiedeva di guardare la docuserie 12 Miles to happiness, della regista e produttrice di Lifestills Nicoletta Atzeni. Il video diario di viaggio di Claudio Pelizzeni, trentenne piacentino che ha lasciato la ventiquattore per indossare uno zaino.

Claudio ha lavorato in banca per dieci anni. Anni in cui, ogni mattina, si spostava da Piacenza a Milano a bordo di un treno colmo di pendolari incravattati e annoiati come lui. Fino a quando, dai finestrini di quello stesso treno, ha visto spuntare i caldi raggi del sole al tramonto. E quella fu la sua redenzione sulla via di Piacenza. Quel giorno Claudio decise di mollare tutto e partire alla ricerca di se stesso. La serie 12 Miles to happiness è la storia della sua avventura.

44 paesi in 1000 giorni, il giro del mondo senza mai salire su un aereo.

Perché guardare il mondo dall’alto ha il suo fascino, ma le cose più belle si vivono quando si hanno i piedi ben piantati per terra.

Dall’Asia al Sud America, Claudio si è trovato in contatto con mondi fino allora sconosciuti, culture differenti e persone che con lui non condividevano altro se non l’appartenenza alla specie umana. La sua è una di quelle esperienze che ti cambiano per sempre. Di quelle che, una volta tornato, non sei più lo stesso – e non solo per via dei braccialetti di conchiglie e della barba incolta.

Eppure Claudio non se la mena o, perlomeno, le interviste di Nicoletta non gli permettono di farlo. Nel raccontare ciò che ha vissuto, il giovane piacentino è schietto, sincero, reale. Non si erige a guru, non si professa portatore di verità assolute. È un semplice ragazzo impegnato a vivere qualcosa di unico, coraggioso e intraprendente, ma pur sempre umano.

È proprio questo ad avermi colpito di 12 Miles to happiness. Il suo essere un racconto scevro da qualsivoglia “misticità”. Il mondo è grande e variegato, esplorarlo ti apre la mente, ma non puoi smettere di essere ciò che sei, di pensare ciò che ti hanno insegnato come giusto, di aver bisogno di quello che hai sempre ritenuto necessario.

Lo so, ho scritto tanto senza dire niente. L’ho fatto di proposito. Non ho intenzione di narrare i colori dei paesaggi osservati in diretta da Claudio. Non voglio svelarvi nulla dei personaggi che lo hanno accompagnato lungo il tragitto. Preferisco che lo facciate voi. Guardatelo 12 Miles to happiness, anche se, come me, non avete nessun interesse nelle fughe. Guardatelo perché l’estate è la stagione dei viaggi, e questa è una serie che permette di girare il globo pur restando comodamente spaparanzati sul divano.