Fuorisalone. A meno che non viviate a Milano, queste parole non vi diranno granché.

Perché Milano ha un calendario tutto suo e non mi riferisco a quello ambrosiano, che non fa altro che posticipare di qualche giorno il Carnevale. No, la questione è molto più rilevante. Qui a Milano esiste tutta una serie di eventi che i meneghini prendono molto sul serio. Parlo di eventi che richiedono più organizzazione della Pasquetta, che si attendono con più ansia di Ferragosto, in grado di invadere gli animi e la città ancor più del Natale. Il Fuorisalone è uno di questi.

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Con Fuorisalone si intende tutto ciò che avviene in città in corrispondenza al Salone Internazionale del Mobile, in scena nei padiglioni di Rho Fiera. Salone e Fuorisalone sono il duetto che compone la Milano Design Week, uno degli appuntamenti più importanti al mondo per chi col design ci lavora o, semplicemente, ci si diverte.

Ma il Fuorisalone non è solo design. Il design, certo, c’è ed è tanto e innovativo e dimostra che l’artigianato creativo non è affatto deceduto con la rivoluzione industriale. È vivo, florido e tutto da ammirare. Il Fuorisalone è anche altro. È un momento eccezionale che riunisce l’intera Milano. Durante il Fuorisalone la città si anima, si veste a festa, mostra il meglio di sé. S’impregna d’arte, creatività e leggerezza. Per una settimana intera le vie diventano showroom, i magazzini discoteche, i palazzi ristoranti. E con vie dico proprio tutte le vie, nessun quartiere ne resta fuori. Anche il trito e ritrito tragitto casa-lavoro si trasforma in un evento strafigo durante la Design week. Questa l’ambientazione.

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Occupiamoci ora della fauna. Al Fuorisalone ci sono tutti, si trova ogni tipologia umana. In prima linea, sempre presenti, gli aspiranti designer: moleskine alla mano e obiettivo dello smartphone ben puntato, perché partecipare agli eventi è bello ma mostrare sui social che lo si è fatto è ciò che conta davvero. In pole position anche i festaioli. Credono che “design” sia il nome di un nuovo cocktail, ma la settimana del Design resta la loro preferita perché un tale quantitativo di disconight, apericene e djset non lo trovi neanche a Las Vegas. D’altronde, da che mondo è mondo, l’arte si accompagna alla cuccagna e un evento culturale non può definirsi tale se non accompagnato da un party. Pseudoartisti, hipster, radical e – meno male! – normalissima gente che ha voglia di godersi ciò che di bello Milano ha da offrire, seguono il gruppo.

Per quel che riguarda le attività, il calendario è vastissimo. Più di 500 eventi in meno di 7 giorni. C’è da perdersi! Quelli che vi consiglio di non perdervi sono una passeggiata per le vie di zona Tortona, senza meta ma col fiuto all’erta. Lì troverete giovani artisti che affinano le armi, teneteli d’occhio, probabilmente tra un paio d’anni staranno assieme ai grandi al Salone ufficiale. La pausa pranzo in San Vittore che si riempirà di apecar colme di cibo di strada per lo Street Food Festival. E, infine, una capatina al Fuorisalmone, regno dei brand anarchici che all’ufficiosità preferiscono un ironico anticonformismo.

In conclusione non resta che suggerirvi, se non avete già intenzione di farlo, di fare un salto a Milano tra il 12 e il 17 aprile. Per godervi la bellezza della creatività, della voglia di fare e sperimentare che, alla faccia della crisi, non smette di esistere. E, perché no, anche per darvi alla pazza gioia della mondanità.

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