È giunta l’ora di sfatare il mito del topo di biblioteca. Smettiamola di immaginare gli umanisti come dei dinoccolati con la giacca in tweed e nessun numero femminile in rubrica oltre quello della bibliotecaria di fiducia. Basta col pensare alle letterate come a delle occhialute zitelle la cui unica attività notturna è quella di leggere poesie d’amore dedicate ad altre. Leggere è figo.
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Vi dirò di più, leggere rende più felici. Lo dicono le statistiche. Secondo una ricerca del Cesmer/Università Roma Tre, commissionata dal gruppo Gems in occasione del proprio decennale e presentata all’ultima edizione della Book City meneghina, i lettori italiani sono mediamente più felici dei non lettori. L’indice di felicità media di un lettore supera di 0,23 punti quello di un non lettore e di 0,14 punti la media nazionale. «Non ho mai avuto un dolore che un’ora di lettura non abbia dissipato» diceva Montesquieu e ciò sembra valere per tutti i bibliofili. In media un lettore sperimenta più emozioni positive di chi non dedica del tempo alla lettura. Chi legge si arrabbia meno e quando lo fa si riprende in fretta, la lettura infatti sviluppa gli strumenti cognitivi adatti per affrontare al meglio gli imprevisti di ogni giorno.

Nel mio piccolo, concordo con gli scienziati su tutta la linea. Non si contano sulle dita di una mano le volte in cui un libro mi ha salvato da una scocciatura. Ennesimo invito a cena da parte del collega provolone? «Sono sicura che ci divertiremmo un mondo ma sai com’è…Ho Francesco Piccolo a casa che mi aspetta». Richiesta di babysitting da parte dell’opprimente vicina? «Mi spiace, sai quanto adori farmi scombinare il sistema nervoso dai tuoi diabolici marmocchi ma stasera non posso proprio, devo finire di leggere Il cardellino». Impossibile ribattere. Chi mai oserebbe credersi più importante di uno Premio Strega e di un Pulitzer?

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Per non parlare del potere curativo dei libri. Nessuno ha bisogno di un Valium quando c’è Coelho pronto a riallineare i flussi karmici e rimetterti in pace con l’universo. Non esiste droga così potente da regalare un trip come quello che si vive nel leggere Asimov. La letteratura offre un rimedio a ogni male. Se sono inviperita leggo Palahniuk, immagino che il soggetto di tutta quella violenza sia la stronza che me le ha fatte girare, placo il mio desiderio di crudeltà e mi evito la condanna per omicidio. Quando rimpiango di non aver ancora trovato il principe azzurro do una bella ripassata alla Austen, di fronte a Mr. Darcy appaiono tutti talmente insulsi che non posso che esser felice del mio status di single. E potrei continuare. Non finirò mai di ringraziare i miei autori preferiti per avermi risparmiato anni e anni di psicoterapia.

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E non è finita qui, i libri sono in grado di avvantaggiarvi anche nella giungla del rimorchio urbano. Vi sono romanzi ben più efficaci dei triti e ritriti manuali d’amore del guru di turno. La storia di Rossella O’Hara, ad esempio, è un vero e proprio vademecum sul come diventare una perfetta civetta. Aggiungeteci l’esempio di Anna Karenina e qualche consiglio desunto da Emma Bovary e sarete in grado di far capitolare il più probo tra gli uomini. Un paio di poesie di Neruda e qualche sonetto di Shakespeare, il tutto ben miscelato alle regole del savoir faire dannunziane e in un baleno vi trasformerete in un rubacuori coi fiocchi. E se invece più che il vissero felici e contenti cercate folli notti di passione, Lady Chatterley e O vi insegneranno certi trucchetti in grado di far impallidire il più navigato degli amanti.

E se tutto ciò non basta, niente paura. Una libreria ben fornita non vi lascerà mai a dormire da soli. Io, per esempio, ho trascorso le ultime notti in compagnia di Thomas Mann, niente male eh?