Mia madre ha appena compiuto cinquant’anni.

È ormai mezzo secolo che abita questo mondo. Di cosa abbia fatto nei suoi primi venticinque anni di vita ne so poco. Le scarse informazioni che ho sono tratte dai racconti, distorti, di mia nonna e dalle foto, sbiadite, conservate negli album di famiglia. Da quel che ho capito era una ben educata ragazzina con le guance tonde – come le mie – e i capelli ricci – un po’ più dei mei. Una diligente collegiale che ascoltava Miguel Bosè e guardava Uccelli di Rovo. Di notte mangiava la nutella col cucchiaio e indossava soltanto vestiti griffati.

Sulle successive due decadi e mezzo della sua vita, invece, sono molto più edotta. Principalmente perché gli ultimi 26 anni li abbiamo trascorsi insieme. So con certezza che le sue guance non sono più tonde, mentre i suoi capelli non sono cambiati. I suoi gusti musicali – già discutibili – sono peggiorati, continua ad essere inspiegabilmente attratta dalle soap opera, ma alla nutella ha sostituito la cremeria vegana. Ha la strana abitudine di mangiare il ghiaccio e diventa appassionata di sport solo quando giocano i boni.

rapporto madre figlia

È cambiata parecchio da quando pettinava le Barbie assieme a me, e anch’io non è che sia proprio la stessa. Oggi siamo entrambe due persone adulte, perlomeno secondo le convenzioni sociali. Il che, a pensarci, è davvero strano. Sono stata una bambina con una mamma quasi bambina, e poi un’adolescente con una mamma giovane.

Tra di noi si erano stabilite dinamiche ben precise che, se non coinvolgevano tradizionali gerarchie, erano in ogni caso basate su un rapporto grande/piccolo che, adesso, comincia a traballare.

Perciò, quello che mi sono chiesta quando l’ho vista spegnere cinquanta candeline è come si evolve il rapporto madre figlia quando entrambe sono adulte.

La cosa che ci riusciva meglio era litigare. Le nostre esibizioni canore fatte di urla e recriminazioni cantate a squarciagola sono state più volte candidate ai Grammy. E lei ottenne persino un’Oscar la volta che finse di svenire solo per farmi smettere di parlare. Per questi melodrammatici ruoli, però, siamo ormai troppo vecchie. La ribellione diventa ridicola una volta superata la pubertà, senza contare che adesso viviamo lontane e le sceneggiate al telefono perdono di enfasi.

rapporto madre figlia

Anche la parte delle galline ci riusciva bene. Eravamo in grado di trascorrere ore e ore spazzalandoci i capelli, intrecciandoli, abbinando i fiocchi al colore dello smalto. Siamo state noi a rendere famosa Clio Make Up, le abbiamo fatto fare i big money con le 300 mila visualizzazioni necessarie per imparare a fare lo smokey eyes – cosa che alla fine non abbiamo imparato. Anche per questo superficiale passatempo, tuttavia, è passato il momento. Io sono diventata troppo sciatta e lei troppo impegnata, senza contare che adesso viviamo lontane.

Quale sarà allora la nostra nuova attività preferita? Quella solo nostra, che scatenerà la gelosia di mio padre e ci piacerà ricordare quando andrò a trovarla all’ospizio?

Cos’è che fanno insieme due donne adulte, legate tra loro dal più stretto fra i rapporti di sangue? Cos’è che fate voi assieme alle vostre mamme? È una domanda cruciale. Il nostro rapporto è a una svolta. È come quando tu e il tuo fidanzato non avete fatto altro che guardare Breaking Bad per mesi interi: una volta finito bisogna ricostruirsi la routine da zero.

La serie preferita da me e mia madre è conclusa, la guerra generazionale estinta. Siamo entrambe mature adesso, meno della media, ma molto per i nostri standard. È il momento di iniziare a fare quello che fanno le donne grandi, tipo andare al teatro o, forse, comprare fiori al mercato. È l’ora di erigere nuove abitudini, nuove tradizioni. E no, il dedicarti un articolo all’anno – perché lo so che ci stai sperando – non può essere tra queste.