Una volta, a Londra, sono uscita con un paio di mutande in testa. Uno degli amici che stava con me indossava due scarpe diverse, l’altra aveva il pigiama sotto l’impermeabile. Così conciati abbiamo fatto il giro dell’isolato, fumato una sigaretta al parco e, infine, siamo andati a comprare del vino. Nessuno ha fatto caso ai nostri outfit. Vivere in una metropoli vuol dire non essere notati, neppure quando hai un perizoma per cappello. L’ho capito quella notte a Londra.

Poi mi sono trasferita a Milano. Ho smesso di usare la biancheria intima come accessorio per capelli, ma ho continuato a mettere alla prova l’attenzione dei miei concittadini.

Milano non è Londra, ma ci si sente. Milano è italiana, ma si professa diversa. Anche qui, essere notati è difficile. Nessuno si è accorto di me quando, rientrando a casa da una serata buffa, ho messo su le cuffie e ho iniziato a cantare come fossi nel salotto di casa mia. La coppietta che camminava pochi metri più in là ha scelto di non ascoltarmi. Lo stesso ha fatto il ragazzo fermo al distributore quando gli sono passata accanto.

In una serata meno felice, ho pianto in metro. Una vera e propria crisi melodrammatica, con tanto di singhiozzi e mascara colante. Anche stavolta, nessuno ha fatto una piega. I miei vicini di posto hanno semplicemente continuato a farsi i fatti loro. Così come me li sono fatta io quando la ragazza che mi camminava di fronte si è messa a urlare a un telefono spento, maledicendo qualcuno che avrebbe dovuto chiamarla ma non lo fece.  Per un attimo, ho pensato di parlarle. Di offrirle un caffè o un semplice sorriso o che ne so. Ma non l’ho fatto. Perché avrebbe voluto dire privarla della privacy a cielo aperto che la città ti concede.

Vivere in una metropoli vuol dire essere sempre soli, anche in pubblico.

Che detta così suona triste, e magari un po’ lo è. Ma è anche e soprattutto liberatorio. Abitare una città dove sono tutti impegnati, dove tutti stanno andando di fretta da qualche parte significa che nessuno ha tempo per te. Nessuno può permettersi di fermarsi a guardare quel che fai. Perciò sei libero di fare qualsiasi cosa – perlomeno nei limiti di legge e decenza.

Essere uno in mezzo a un milione di altri vuol dire che essere originale è difficile. In una città dove, ogni giorno, transitano individui di tutti i tipi, è staticamente impossibile essere i più strani. Pensi di sembrare fuori di testa mentre canti Calcutta a squarciagola in Corso San Gottardo. In realtà, risulti persino noiosa se paragonata al tizio che in tram ha improvvisato uno spettacolo di ginnastica artistica.