Vi ricordate di Angelo Cruciani?

Vi avevamo parlato di questo poliedrico stilista e della sua capsule collection realizzata in occasione di Pitti Uomo 90. Proprio durante il Pitti, sulla terrazza dell’Hotel Medici a Firenze, Cruciani ha presentato la sua ultima collezione “Call me… Love” e noi siamo andati ad intervistarlo per conoscere cosa si cela dietro le sue coloratissime creazioni.

TM: Di Angelo Cruciani si legge che è un artista eclettico e poliedrico. Noi siamo rimasti molto affascinati dalla sua personalità. Si descriva con 3 aggettivi per presentarsi ai lettori di TATs.

AC: Il problema dell’autodefinirsi è che si finisce sempre per essere o modesti o arroganti. In 3 aggettivi sono: coraggioso perché sfido i miei limiti; eccentrico perché mi piace divertirmi e far divertire; stacanovista perché lavoro dalle 14 alle 16 ore al giorno e non vado mai in ferie.

TM: Da piccolo pensava che il suo mestiere sarebbe stato fare lo stilista?

AC: Assolutamente sì. Mia madre racconta che già da quando avevo 3 anni dicevo che avrei fatto lo stilista e lei non riusciva a capire neppure dove avessi mai potuto sentire questo termine. Recentemente ho incontrato, dopo parecchi anni, la mia maestra che mi ha confessato di aver conservato più di 200 modelli di collezioni che io disegnavo già quando andavo alle scuole elementari.

angelo cruciani

TM: L’esperienza che ha segnato la svolta decisiva della sua carriera.

AC: Io amavo tantissimo giocare con le bambole e ho avuto la fortuna di avere dei genitori che me le hanno comprate. Però, dopo che mi hanno regalato la prima Barbie hanno dovuto iniziare a nascondere tutti i calzini perché io li usavo per creare mini vestiti.

TM: Chi considera il suo mentore e da chi si è lasciato ispirare per la sua carriera stilistica?

AC: Le mie ispirazioni provengono soprattutto dal sociale: la musica, la cinematografia, l’espressione dell’uomo. Non c’è una figura primaria ma ci sono degli amori che hanno influenzato il mio percorso. Quando ero piccolo ero innamorato di Gianni Versace e ho vissuto la sua morte come quella di un parente. Poi Tom Ford, Alexander McQueen, Giorgio Armani, il quale mi ha sostenuto tantissimo, Dolce & Gabbana. In questo settore avere la fortuna di avere intorno persone che ti sostengono è un’ispirazione.

TM: Il suo stile è stravagante e contro tendenza, come quello di altri personaggi famosi. In ordine cronologico mi viene da pensare a David Bowie, Moschino e Jeremy Scott: 3 uomini che hanno sempre messo a nudo il proprio modo di essere. Trova delle affinità con qualcuno di essi?

AC: Franco Moschino è stato un grande amore e fin da quando ero piccolo mi ha divertito tantissimo, è sempre stato uno dei miei brand preferiti. Con Jeremy Scott non trovo delle affinità perché lui è molto “americano”, mentre io mi sento molto diverso dalla cultura americana anche se condividiamo una visione della moda molto pop e stravagante. David Bowie è stato un uomo che, come me, ha vissuto l’androginia durante un’epoca, come la mia, in cui i generi avevano bisogno di contaminarsi e si sentiva il bisogno di vivere in un modo più libero.

angelo cruciani

TM: Parliamo della sua passione per il mondo dell’arte. Se potesse tornare indietro nel tempo, di quale movimento artistico vorrebbe fare parte.

AC: Sicuramente il Rinascimento è nel mio DNA. Sono di Urbino, ho studiato 5 anni dentro Palazzo Ducale e per questo l’ho vissuto profondamente. Come correnti più contemporanee mi sarei ritrovato nel dadaismo.

TM: Qual è l’artista che l’ha ispirato per primo.

AC: Sicuramente Mirò a livello cromatico ma anche Basquiat. C’è qualcosa nella loro arte che è umano, puro, legato all’infanzia e questa cosa mi avvicina a loro.

TM: Adesso passiamo al suo attuale progetto in ambito moda: Yazael. Sappiamo che è il suo secondo nome, qual è la sua etimologia?

AC: Yazael significa “angelo dell’amore”, è il mio angelo protettore.

angelo cruciani

TM: Come mai ha scelto questo nome per designare il suo brand?

AC: Non ho scelto io, a dir la verità, ma le situazioni in quanto non potevo usare il nome “Angelo Cruciani” per via di una sovrapposizione di marchio preesistente. Yazael, invece, è l’angelo dell’amore e io lavoro moltissimo attorno al concetto dell’amore, questo nome è riuscito a riassumere quello che io sono.

TM: La sua ultima collezione presentata oggi si chiama “Call me… Love” e affronta di nuovo il tema dell’amore. Ci racconti la sua nascita.

AC: “Call me… Love” è una collezione un po’ diversa perché è più coraggiosa. Questa volta si parla di amore fisico andando ad esplorare fantasie anomale. Tutto ciò che normalmente viene coperto, in queste fantasie viene scoperto. Si può scherzare anche con qualcosa che normalmente è un tabù. “Call me… Love” significa “chiamami amore” e noi il sesso lo chiamiamo amore. Di sesso nella moda se ne parla sempre in modo velato tramite i veli, i pizzi. Nel mio percorso di esplorazione dell’amore trovo giusto che anche il sesso abbia un proprio ruolo.

TM: C’è continuità tra quest’ultima collezione e la capsule collection realizzata in occasione di Pitti Uomo 90?

AC: Al Pitti abbiamo presentato “Pink Power”, una collezione a cavallo tra l’estivo e l’invernale, collegata ad “Army of Love”, un’altra collezione presentata due Pitti fa. Abbiamo capito che questo plotone dell’amore deve continuare la sua marcia perché è in grado di comunicare alle persone che nella vita l’unica cosa da proteggere è l’amore.

angelo cruciani

TM: Questa capsule collection ha un animo molto romantico ma allo stesso tempo interessato ai problemi della società. In che modo questi ultimi influenzano le sue creazioni?

AC: Da quando sono vivo il mondo non ha mai vissuto un vero momento di pace e questa serie di conflitti portano gli esseri umani ad allontanarsi sempre di più. Quello che mi piacerebbe fare come esperimento estetico e sociale, è dare alla moda la possibilità di non essere un sistema lontano dalle persone ma comunicare tramite essa. La mia collezione è una possibilità di dialogo con il mondo.

TM: Quando la moda si occupa del sociale a volte non viene considerata nel modo giusto. Come mai si pensa ancora alla moda come a qualcosa di superficiale?

AC: Sostanzialmente le persone associano la parola moda ai vestiti, ma non è così. Fare moda vuol dire capire le esigenze delle persone mesi e mesi prima. Capire perché le persone hanno bisogno di un colore, di una vestibilità, di un cambiamento. Noi che lavoriamo nel mondo della moda diamo questa possibilità di cambiamento. Ciò che lega la moda alla superficialità è la smania di apparire e di farsi notare. Ma l’apparenza non è sostanza e l’apparenza non arriva dritta al cuore.

TM: Come mai ha scelto come colore dominante il rosa invece di un’altra nuance come il rosso, ad esempio.

AC: Io detesto del rosa. E’ il colore più indigesto della mia vita, ma il rosa è il colore della dolcezza. Volendo io portare dolcezza, il rosa è diventato per me sia la possibilità di rapportarmi con un colore che non mi piaceva e sia ciò che può descrivere in questo momento il bisogno dell’umanità di essere dolce.

angelo cruciani

TM: Yazael è una linea di abbigliamento maschile. Pensa di ampliarla anche al womenswear?

AC: Abbiamo aperto una capsule donna. Le fantasie del menswear verranno applicate ai capi da donna e sarà una collezione molto androgina, sono solo 10 look molto vicini all’uomo. Vado cauto perché devo ancora capire qual è la mia missione nella creazione di una linea femminile.

TM: Il suo stile sarebbe perfetto per creare una linea di accessori non convenzionali. Ci ha mai pensato? 

AC: Si, sto aspettando semplicemente la connessione giusta. L’accessorio è qualcosa di regale e ti devi confrontare con la tua massima espressione. Sto prendendo tempo ma ci stiamo lavorando.

TM: Domanda banale ma d’obbligo, progetti per il futuro?

AC: Tanti. Solo 5 mesi fa non si sapeva cosa sarebbe successo e oggi abbiamo un commerciale, una rete vendita internazionale, uffici di rappresentanza di cui sono molto orgoglioso e in questi giorni verrà inaugurato l’e-commerce. Ma i progetti futuri non sono solo legati alla collezione perché molto presto questa si contaminerà con il cinema e con la musica ma è il massimo che posso dire.

angelo cruciani

TM: Ci stupisca, com’è nel suo stile, salutando i lettori di TATs.

AC: Quando si chiede qualcosa di speciale si finisce sempre per essere banali allora preferisco essere banale e magari vi manderò una foto speciale perché ora non riesco ad essere speciale, sono molto emozionato.