Una donna forte, determinata ed indipendente, oltre che una dolce mamma in attesa. Ludmilla Radchenko è un’artista di origini siberiane, che sente l’esigenza di condividere il suo sogno d’arte a 360 gradi con il resto del mondo.

Con il suo pop realismcosì lo definisce lei stessa– Ludmilla non si limita alla tradizionale tela, ma approda nel design e nella moda, stringendo collaborazioni con diversi brand. Di pari passo con i primi progetti artistici, nel Marzo 2009, nasce anche Pop.Art.Studio, un ibrido tra studio d’arte e spazio espositivo dove abbiamo avuto la fortuna di incontrare l’artista.

THE INTERVIEW

Ludmilla Radchenko

In foto Ludmilla Radchenko e Mara Gualina- Ph. Silvia Barone

Com’è arrivata in Italia? Per lei é stato difficile lasciare la Russia?

Sono nata ad Omsk, in Siberia. Mi sono diplomata in Fashion Design nel 1999 ed è lo stesso anno in cui sono arrivata in Italia. Credo che sia stata una scelta istintiva e mi rendo conto solo ora, molto coraggiosa, avendo soli 20 anni, senza un supporto economico e senza conoscere un paese estero.

I suoi genitori l’hanno supportata?

Ho sempre mantenuto un buon rapporto con i miei genitori e ci sentiamo spesso. Loro mi hanno dato il consenso di costruire la mia vita altrove e l’ho apprezzato molto. Il loro supporto morale l’ho sempre avuto, ma non economico.

Ludmilla Radchenko con il suo pop realism

Intervista a Ludmilla Radchenko- Ph. Silvia Barone

Parliamo ora del motivo per cui siamo qui: l’arte. Passione nata con lei o maturata in seguito?

L’arte è sempre stata una parte di me molto importante, ormai sono 10 anni che dedico corpo ed anima alle mie opere. Non credo agli artisti che entrano nel mondo dell’arte per caso, perché l’arte è un percorso faticoso e graduale. E’ un evoluzione naturale grazie alla continua sperimentazione.

In che modo è entrata a far parte del mondo dell’arte?

Come ho già detto l’arte è un lavoro duro perchè richiede il suo tempo, tanto impegno e tanta costanza non solo nella tua tecnica ma anche grazie a come presenti il tuo lavoro al giorno di oggi, quando tutto è succube della comunicazione. Io ci ho sempre creduto e i risultati poi sono arrivati. La televisione mi ha aiutata a raggiungere la notorietà, ma non ho mai sognato di esserne parte costante, mi ha dato la base per agevolare la mia comunicazione. L’arte invece è il mio campo, dove posso evolvere.

Ha mai stretto collaborazioni con brand?

Con Ruco Line ad esempio ho realizzato sneakers, maxi maglie, leggings e foulard , poi con Ynot con cui ho creato 2 linee di borse, con Monnalisa è nata la capsule per la bimba – leggings, foulards e le maglie. Ora abbiamo tante collaborazioni in corso. Tutto nasce grazie all’idea di riprodurre le mie opere su tessuti pregiati come cashmere e seta, stampati in Toscana ed interamente realizzati in Itali: proprio partendo da questo, qualche anno fa è nato il mio brand – Siberian Soup FullArt – il progetto Art to Wear.

Ludmilla Radchenko con il suo pop realism

Siberian Soup FullArt by Ludmilla Radchenko- Ph. Silvia Barone

La sua arte sembra ispirarsi ad Andy Warhol, c’è una motivazione o si rifà semplicemente al suo gusto personale?

Credo che sia un errore dire mi ispiro ad Andy Warhol, forse prendendo lo spunto dalla corrente artistica di cui lui è stato l’icona, tratto il mondo di consumo, ma raccontando la mia opinione e punto di vista, o creo una storia attraverso gli oggetti o icone commerciali. Nel mio lavoro si potrebbero notare anche dei flash di altri stili – come il surrealismo ed, addirittura,  il graffittismo.

Quindi se potesse usare una sola parola per descrivere la sua arte quale utilizzerebbe?

Non la definirei pop art ma pop realism senza dubbio! I mie collage parlano di vita reale, drammi, successi e speranze e lo fanno attraverso un messaggio visivo.

Ludmilla Radchenko con il suo pop realism

Intervista a Ludmilla Radchenko- Ph. Silvia Barone

Ha materiali che è solita usare o preferire?

Non sono abitudinaria, mi piace e considero molto importante sperimentare tecniche diverse. Le opere più difficili da realizzare sono quelle che mi hanno dato più soddisfazione, perché mi sono sentita davvero messa alla prova. Può capitare a tutti di domandarsi “ma io ce la potrò fare?” mettendosi in gioco e sentendosi soddisfatti del risultato finale. Ogni serie nasce con l’idea d’esprimere un concetto e raccontare una storia su un tema e poi adoro sperimentare le tecniche, non riesco a fare le stesse cose o usare gli stessi colori.

Da dove nasce l’idea di realizzare una mucca gigante per la “cow parate”?

Nasce da una collaborazione con il gruppo Cremonini e si tratta di una muccadi grandezza naturale per la Cow Parade 2010. È stato un lavoraccio realizzarla con un tecnica a collage dove ho utilizzato le stampe dalla mia  serie New York. Mi pento di non aver fatto un time-lapse durante la realizzazione, sarebbe davvero bello averlo adesso.

Che cosa prova dopo aver concluso un opera? 

Bella domanda, non è facile rispondere. Sicuramente una grande emozione, come di aver “ partorito” un piccolo progetto, un figlio d’arte.   A volte ti devi staccare dall’opera,  e fermarti per capire quanto tempo ci vorrà ancora prima di poter dire di averla conclusa. Potrebbero essere sufficienti 20 minuti come potrebbe non bastare un giorno. Quando poi hai una mano decisa, che acquisisci con l’esperienza, diventa facile capire quando c’è da aggiungere solo un tocco senza cominciare  a pasticciare. Ogni volta è una grande soddisfazione.

Intervista a Ludmilla Radchenko-

Intervista a Ludmilla Radchenko- Ph. Silvia Barone

So che ha collaborato con una delle undici gallerie più importi al mondo, L’Opera Gallery, cosa le ha lasciato come esperienza?

Sicuramente un bel ricordo, una galleria può farti da ponte per tante nuove esperienze e collaborazioni; è stato davvero interessante e utile per me lavorare con dei professionisti che ti portano a livello più alto.

E ora? che progetti ha per il futuro?

Dopo 10 anni di esperienza, i progetti nuovi spuntano come funghi! È impossibile fermarsi ora. Adesso aspetto un bambino, lo chiamerò Nikita che in greco significa vincitore, da qui mi è venuta l’idea di realizzare una serie di 17 opere circa che trattano il tema dell’auto Drive Machine. La stampa avverrà su un tessuto catarifrangente e le opere saranno di dimensioni enormi. Nel frattempo continuerò dedicarmi ai miei figli Eva e Nikita,  a sviluppare altri progetti, nuove opere e le linee delle loro foulards Siberian Soup FullArt.

GREETINGS

In un’epoca dove sembra che tutti possano fare arte e che l’arte stessa sia diventata semplice mezzo di guadagno, Ludmilla Radchenko ci ha ricordato che fare l’artista è lavoro duro e che il successo è il merito dato dalla costanza e della tenacia.

Ludmilla Radchenko

In foto Ludmilla Radchenko e Mara Gualina- Ph. Silvia Barone