Un linguaggio innovativo ed inconsueto, accostamenti surreali presi in prestito dal mondo dell’arte. È questo il lavoro del fotografo Raffaele Rinaldi, palermitano ma con una formazione presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze. Ciò che caratterizza la fotografia di Rinaldi è questo particolare connubio tra arte e moda, riuscendo a ricavare foto uniche, atmosfere magiche, scatti altamente simbolici che rimangono facilmente impressi nella mente dell’osservatore.

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Diverse le serie fotografiche realizzate dal fotografo-artista:  così nelle raccolte Sweet Beauty e Fruit Beauty i dolci e la frutta si trasformano nelle acconciature delle modelle, in Animal Beauty animali esotici rubano la scena divenendo i veri protagonisti, mentre nella serie Toys Beauty sono le modelle stesse a trasformarsi magicamente in sensuali burattini o in Matrioske in carne ed ossa.

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Ecco cosa ci ha raccontato di lui e del suo lavoro:

Da quando fa fotografia? Com’è iniziata questa passione?

Durante gli anni degli studi in medicina. Corsi scientifici, anche se prima avevo studiato musica al conservatorio; potrei dire che convivevano in me entrambi gli interessi, classico e scientifico. Poi con una vecchia reflex a pellicola di mio padre, una Olympus OM2n, cominciai a fotografare natura e persone.

Toys Beauty, Animal Beauty, Sweet Beauty sono i titoli di alcuni dei suoi progetti fotografici, suddivisi per tematiche. Da dove nasce lidea di queste serie?  E che tipo di preparazione fa prima di fotografare?

Divido i ritratti per tematiche trattate. La prima serie, la Sweet Beauty nasce quasi casualmente. Ti racconto un aneddoto simpatico: uno dei temi d’esame di una materia fotografica di secondo anno, durante gli anni in accademia, aveva il titolo “Cibo”, senza altre indicazioni o limitazioni di sorta. Appassionato di ritratto e non felicissimo all’ idea di fare dello still-life, ho fatto lo stesso i ritratti… con il cibo sopra le modelle. In questo caso i dolci, perché sono un tripudio di forme e colori e ben si prestano ad essere trasformati in accessori di moda. Questa serie, in quel periodo ancora incompleta, è stata esposta per alcuni anni lungo le scale dell’Accademia di Belle Arti di Firenze, segno che, comunque, avevano avuto successo.

raffaele rinaldi-liquirizia

Ha detto di aver studiato all’ Accademia di Belle Arti di Firenze. La domanda sorge spontanea:  pensa che al Nord ci sia un modo diverso di accogliere e percepire l’arte rispetto al Sud? Secondo lei in Sicilia il mestiere del fotografo e dell’artista in generale viene valorizzato come meriterebbe?

Sicuramente Firenze, per cultura, considera le discipline umanistiche e le arti visive in modo prioritario, rispetto a quanto avvenga in altre città del meridione. Di arte non solo “si mangia”, ma anche si vive, perché è fuor di dubbio che impreziosisca la vita di chi la fa e di chi ne gode, soddisfi l’intelletto e predisponga al nutrimento e all’appagamento dello “spirito”, aspetto fondamentale della vita umana. A Firenze si respira arte, c’è una considerazione assai più alta di chi è occupato in questo settore. Qui a Palermo mancano un po’ le attività che girano attorno all’arte, quindi mostre, incontri, seminari.

Da appassionata di arte, non ho potuto fare a meno di associare le sue foto alle atmosfere da sogno di alcuni quadri surrealisti o metafisici, dove gli oggetti  vengono decontestualizzati per acquisire un  nuovo significato. A lei capita di trarre spunto dalla pittura?

Hai detto bene. Le mie fotografie nascono fondamentalmente da “accostamenti inconsueti”. Oggetti che, associati alla modella, assumono un altro significato, si trasformano in qualcos’altro, secondo un processo che io chiamo “spostamento del senso”, che è un po’ di matrice surrealista.

Nella serie Sweet Beauty, i cannoli siciliani li faccio diventare dei bigodini, una scatola di cioccolatini diventa un cappellino di velluto rosso, i rotoli di liquirizia si trasformano in un’acconciatura della “Belle Epoque”, periodo in cui vissero i Florio e che è stato importante per tutta la Sicilia. O ancora, nella serie Fruit Beauty, ecco un nuovo omaggio alla sicilianità, con i limoni della Conca d’Oro le cui fronde formano il largo cappello di una giovane ragazza, così come l’uva marsalese, o ancora l’omaggio ai vasi antropomorfi tipici della tradizione di Caltagirone, con i fichi d’ India a far da corona a una regina.

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Io, ad esempio, sono rimasta molto colpita dalla serie Animal Beauty, dove ha utilizzato animali in carne ed ossa per le sue composizioni come papere, pappagalli, pesci rossi e persino gechi. Estato difficile farli mettere “in posa”?

Nella serie Animal Beauty, una rete da pesca con tanto di sardine, diventa un insolito abito e un’acconciatura curiosa per una Sicilia marinara. Altre volte il connubio crea delle vere e proprie mini storie, come l’Ofelia, tra i cui capelli girovagano i pesci rossi, o la giovane ragazza che fa il bagnetto nella vasca tra la schiuma e le paperelle vive, al posto di quelle di gomma. Insomma, le associazioni tra modella e animali, anche questa volta, non sono casuali, i due elementi si reggono perfettamente insieme; è proprio qui la chiave che rende diversi i miei lavori rispetto ad altri.

Con sicurezza questa serie è stata la più impegnativa. Fossi stato pittore avrei avuto le stesse difficoltà delle altre serie, ma sono un fotografo e, per definizione, ho bisogno di attingere le mie idee dal mondo reale. Quindi gli animali, che in posa non si mettono, ti costringono a una vera e propria caccia fotografica: aspettare il momento decisivo, magari sfruttando un assistente che cerca di indirizzarli nel verso giusto. Ti posso dire che, per fare la foto degli “inseparabili”, ho dovuto allevare “a mano” i pappagallini, in modo che si abituassero sin da piccoli alla presenza umana; le papere, invece, non erano ancora delle ottime nuotatrici e si vedeva, quando cercavano di raggiungere il promontorio più alto, il seno della modella, per potersi riposare; il rospo l’ho cercato per mesi, in campagna, prima di riuscire a trovarne uno. E così via, ogni foto ha una storia, piacevole, da ricordare.

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I suoi lavori ricordano molto alcune opere dei fotografi Tim Walker o David La Chapelle, definiti  dalla critica eccentrici. Lei come si definirebbe?

Ah Ah (risata). Ti ringrazio per l’accostamento ma stiamo parlando di due “mostri sacri” della fotografia. Di certo mi piace Tim Walker, con i suoi editoriali fiabeschi e le sue mitiche “Dolls”. Io provo a dire la mia, tramutare in immagine i giochi e gli accostamenti di pensiero che spontaneamente mi vengono in mente, anche in momenti inaspettati, mentre sto facendo altro. Vengono, li annoto e poi, a volte, li realizzo. Mi piacerebbe potermi definire “creativo”. Non so se possa meritare tale definizione, questo lo devono dire gli altri.

Secondo lei la fotografia odierna ha il giusto riconoscimento allinterno dei musei darte contemporanea?

A Firenze esiste il museo “Alinari”, dedicato proprio alla fotografia, che spesso ospita mostre di grandissimi fotografi di caratura internazionale. Quando abitavo lì la frequentavo. E’ evidente che a Palermo si potrebbe pensare ad uno sviluppo in questo senso.

È tipico di ogni artista non rimanere mai completamente soddisfatto delle proprie opere. A lei succede?

Spesso. Alcune mie foto sono rimaste nel cassetto proprio per questo motivo e molte fra quelle pubblicate hanno qualcosa che oggi avrei fatto diversamente. Altre volte, invece, considero la foto pienamente riuscita e trovo che la realizzazione sia all ’altezza dell’idea che avevo in mente.

Classica domanda da fare obbligatoriamente ad un fotografo: canonista o nikonista?

Io la abolirei per legge. La macchina fotografica è solo un mezzo; ormai sono talmente buone che un marchio particolare non è determinante. A Palermo spesso uso Canon; a Firenze uso le macchine disponibili, per ora hanno Nikon. Per me fa lo stesso. Ma mi capita di usare anche il medio formato.

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Grazie mille al signor Raffaele Rinaldi per la disponibilità e per il tempo concessomi. Se siete rimasti incuriositi dai suoi lavori, potete trovare queste foto e tutte le altre sulla sua pagina Facebook

In pochissimi mesi la pagina ha già raccolto qualche migliaio di fans.  Da piccola grande cultrice della fotografia, non posso che suggerirvi di dare un’occhiata. Ne varrà la pena.